La ricostituzione è una pedotecnologia che opera sui suoli degradati intervenendo su due fattori di declino del suolo: la struttura e la componente organica. Mediante due specifiche fasi del trattamento operate dall’impianto, viene effettuata una prima azione di premiscelazione del suolo con matrici idonee a cui segue una seconda di tipo meccanico, attraverso la quale si realizzata una disgregazione della premiscela e ad una successiva azione di compressione.: In quest’ultima fase si realizza la ricostituzione vera e propria che genera dei neo aggregati del tecnosuolo specificamente denominato suolo ricostituito. L’azione meccanica effettua, con la disgregazione delle premiscele, la destrutturazione del suolo e la dispersione, tramite sfaldatura e sfibratura, delle componenti aggiuntive: in tale modo si ricombina la frazione minerale con quella organica che e, con le energiche forze di compressione, operate mediante un sistema di dischi rotanti e martelli pressori, si instaurano nuove condizioni che comportano la realizzazione del suolo ricostituito con sue specifiche caratteristiche e proprietà. Aspetto di prioritaria importanza è l’individuazione di matrici di scarto con le quali comporre le premiscele (non mi è chiaro se “le quali” è riferito a premiscele o a matrici di scarto) le quali devono fornire le idonee qualità ambientali ed agronomiche. Tali garanzie vengono fornite - sotto l’aspetto della tutela ambientale - dallo studio dei processi produttivi che generano i rifiuti, ponendo delle precise discriminanti, e da una serie di indagini di caratterizzazione chimica, fisica e tossicologica. L’aspetto agronomico e pedologico deve invece essere studiato sulla base dei caratteri distintivi di ogni matrice e in funzione del progetto da realizzare quindi in relazione al suolo da sottoporre al trattamento e del suolo ricostituito che si vuole produrre. Gli studi compiuti, soprattutto grazie al contributo finanziario dell’U.E. LIFE 10 ENV/IT/000400 NEWLIFE, e le applicazioni della tecnologia hanno confermato la validità del metodo ottenendo risultati di particolare interesse sia nel ripristino di siti degradati sotto l’aspetto agronomico ambientale sia come espressione di un modello di economia circolare che offre l’opportunità di rendere rinnovabili risorse altrimenti destinate allo smaltimento. Di tali risorse vengono esposte alcuni casi già sperimentati ed altri di potenziale interesse.

Manfredi, P., Cassinari, C., Trevisan, M., Ricostituzione: pedotecnica e riutilizzo di matrici di scarto, Abstract de <<Soil: a world to discover>>, (Ancona, 05-07 December 2016 ), SISS, Ancona 2016: 2-2 [http://hdl.handle.net/10807/90199]

Ricostituzione: pedotecnica e riutilizzo di matrici di scarto

Cassinari, Chiara
Secondo
;
Trevisan, Marco
Ultimo
2016

Abstract

La ricostituzione è una pedotecnologia che opera sui suoli degradati intervenendo su due fattori di declino del suolo: la struttura e la componente organica. Mediante due specifiche fasi del trattamento operate dall’impianto, viene effettuata una prima azione di premiscelazione del suolo con matrici idonee a cui segue una seconda di tipo meccanico, attraverso la quale si realizzata una disgregazione della premiscela e ad una successiva azione di compressione.: In quest’ultima fase si realizza la ricostituzione vera e propria che genera dei neo aggregati del tecnosuolo specificamente denominato suolo ricostituito. L’azione meccanica effettua, con la disgregazione delle premiscele, la destrutturazione del suolo e la dispersione, tramite sfaldatura e sfibratura, delle componenti aggiuntive: in tale modo si ricombina la frazione minerale con quella organica che e, con le energiche forze di compressione, operate mediante un sistema di dischi rotanti e martelli pressori, si instaurano nuove condizioni che comportano la realizzazione del suolo ricostituito con sue specifiche caratteristiche e proprietà. Aspetto di prioritaria importanza è l’individuazione di matrici di scarto con le quali comporre le premiscele (non mi è chiaro se “le quali” è riferito a premiscele o a matrici di scarto) le quali devono fornire le idonee qualità ambientali ed agronomiche. Tali garanzie vengono fornite - sotto l’aspetto della tutela ambientale - dallo studio dei processi produttivi che generano i rifiuti, ponendo delle precise discriminanti, e da una serie di indagini di caratterizzazione chimica, fisica e tossicologica. L’aspetto agronomico e pedologico deve invece essere studiato sulla base dei caratteri distintivi di ogni matrice e in funzione del progetto da realizzare quindi in relazione al suolo da sottoporre al trattamento e del suolo ricostituito che si vuole produrre. Gli studi compiuti, soprattutto grazie al contributo finanziario dell’U.E. LIFE 10 ENV/IT/000400 NEWLIFE, e le applicazioni della tecnologia hanno confermato la validità del metodo ottenendo risultati di particolare interesse sia nel ripristino di siti degradati sotto l’aspetto agronomico ambientale sia come espressione di un modello di economia circolare che offre l’opportunità di rendere rinnovabili risorse altrimenti destinate allo smaltimento. Di tali risorse vengono esposte alcuni casi già sperimentati ed altri di potenziale interesse.
Italiano
Atti 41° Congresso SISS
Soil: a world to discover
Ancona
5-dic-2016
7-dic-2016
N/A
SISS
Manfredi, P., Cassinari, C., Trevisan, M., Ricostituzione: pedotecnica e riutilizzo di matrici di scarto, Abstract de <<Soil: a world to discover>>, (Ancona, 05-07 December 2016 ), SISS, Ancona 2016: 2-2 [http://hdl.handle.net/10807/90199]
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