A settembre compirò 50 anni. Un bel numero. A parte aspettarmi tanti auguri e una bella festa, è un’età a cui si consolidano le conoscenze acquisite e diviene più facile fare confronti tra quello che è stato il proprio percorso di educazione e formazione e quello delle generazioni attuali. Un’età a cui però si comincia, almeno per me, a fare più fatica a cambiare il proprio modo di ragionare e lavorare. Più passa il tempo e più tendo a vedermi un po' anacronistica, forse antica, anche se penso sia importante continuare a rappresentare e testimoniare ciò che è stato in un processo di connessione tra generazioni. La mia generazione è stata appunto definita anche generazione cerniera, definizione che mi piace perché le cerniere sono molto comode e utili, sino a quando funzionano... Siamo a un punto di rottura e necessaria sostituzione di una generazione diventata poco efficiente? Facile comprendere come lo sviluppo tecnologico abbia raggiunto livelli di accelerazione ben superiori alla velocità di evoluzione del pensiero umano. Il filosofo Galimberti evidenzia molto bene questo concetto di tempo e sua accelerazione. Se già il ‘900 era stato definito il secolo della velocità, in questi primi decenni del 2000 l’accelerazione data dalle continue innovazioni tecnologiche l’accelerazione è stata incredibile e da qui la sensazione comune a molti (per lo meno miei coetanei) di sopraffazione da questa accelerazione che non rispetta i nostri tempi. Galimberti però mi dice anche che sbaglio nel ritenere che la tecnologia sia uno strumento a nostra disposizione, perché la tecnologia è diventata il soggetto della storia, quindi bisogna elaborare un nuovo pensiero riuscire a crearsi dei nuovi spazi ancora rispettosi della nostra umanità in un mondo in cui non possiamo evitare di assimilare gli elementi tecnologici. Tutto questo filosofeggiare è anche alla base di un importante ripensamento che deve essere messo in atto nella revisione dei percorsi formativi per i professionisti delle tecnologie alimentari (ma penso il discorso si applichi a qualsiasi ambito formativo); una revisione che possa rispondere davvero alle esigenze moderne dell’industria e ricerca nel settore delle science alimentari, formando professionisti che possano nel lungo periodo essere in grado di risolvere i problemi che inevitabilmente si presenteranno. Le cose da sapere sembrano sempre di più, soprattutto in termini di strumenti tecnologici che possono permettere di raccogliere ed elaborare molti più dati in modo molto più veloce. Quindi torno alla perplessità iniziale, la velocità e capacità di questi strumenti nel fare ricerche consultando molti documenti che altrimenti richiederebbero tempi lunghissimi di consultazione ed elaborazione, nel creare immagini al posto nostro, nel tradurre in un bell’inglese i nostri documenti, nello stabilire correlazioni tra variabili e parametri, è compatibile con la velocità di apprendimento della nostra mente? È corretto tagliare ore sui contenuti di base di chimica, fisica, biologia, impianti che spiegano i fenomeni alla base dei processi, per dare più spazio a insegnare strumenti di ricerca ed elaborazione dati? Si manterrà la capacità di capire il risultato dell’elaborazione? O nel cercare di fornire sempre più strumenti si finirà col dare invece sempre meno contenuti necessari per usare nella maniera corretta gli strumenti?
Spigno, G., Sempre di più o sempre di meno?, <<MACCHINE ALIMENTARI>>, 2025; (Aprile): 4-4 [https://hdl.handle.net/10807/331862]
Sempre di più o sempre di meno?
Spigno, Giorgia
2025
Abstract
A settembre compirò 50 anni. Un bel numero. A parte aspettarmi tanti auguri e una bella festa, è un’età a cui si consolidano le conoscenze acquisite e diviene più facile fare confronti tra quello che è stato il proprio percorso di educazione e formazione e quello delle generazioni attuali. Un’età a cui però si comincia, almeno per me, a fare più fatica a cambiare il proprio modo di ragionare e lavorare. Più passa il tempo e più tendo a vedermi un po' anacronistica, forse antica, anche se penso sia importante continuare a rappresentare e testimoniare ciò che è stato in un processo di connessione tra generazioni. La mia generazione è stata appunto definita anche generazione cerniera, definizione che mi piace perché le cerniere sono molto comode e utili, sino a quando funzionano... Siamo a un punto di rottura e necessaria sostituzione di una generazione diventata poco efficiente? Facile comprendere come lo sviluppo tecnologico abbia raggiunto livelli di accelerazione ben superiori alla velocità di evoluzione del pensiero umano. Il filosofo Galimberti evidenzia molto bene questo concetto di tempo e sua accelerazione. Se già il ‘900 era stato definito il secolo della velocità, in questi primi decenni del 2000 l’accelerazione data dalle continue innovazioni tecnologiche l’accelerazione è stata incredibile e da qui la sensazione comune a molti (per lo meno miei coetanei) di sopraffazione da questa accelerazione che non rispetta i nostri tempi. Galimberti però mi dice anche che sbaglio nel ritenere che la tecnologia sia uno strumento a nostra disposizione, perché la tecnologia è diventata il soggetto della storia, quindi bisogna elaborare un nuovo pensiero riuscire a crearsi dei nuovi spazi ancora rispettosi della nostra umanità in un mondo in cui non possiamo evitare di assimilare gli elementi tecnologici. Tutto questo filosofeggiare è anche alla base di un importante ripensamento che deve essere messo in atto nella revisione dei percorsi formativi per i professionisti delle tecnologie alimentari (ma penso il discorso si applichi a qualsiasi ambito formativo); una revisione che possa rispondere davvero alle esigenze moderne dell’industria e ricerca nel settore delle science alimentari, formando professionisti che possano nel lungo periodo essere in grado di risolvere i problemi che inevitabilmente si presenteranno. Le cose da sapere sembrano sempre di più, soprattutto in termini di strumenti tecnologici che possono permettere di raccogliere ed elaborare molti più dati in modo molto più veloce. Quindi torno alla perplessità iniziale, la velocità e capacità di questi strumenti nel fare ricerche consultando molti documenti che altrimenti richiederebbero tempi lunghissimi di consultazione ed elaborazione, nel creare immagini al posto nostro, nel tradurre in un bell’inglese i nostri documenti, nello stabilire correlazioni tra variabili e parametri, è compatibile con la velocità di apprendimento della nostra mente? È corretto tagliare ore sui contenuti di base di chimica, fisica, biologia, impianti che spiegano i fenomeni alla base dei processi, per dare più spazio a insegnare strumenti di ricerca ed elaborazione dati? Si manterrà la capacità di capire il risultato dell’elaborazione? O nel cercare di fornire sempre più strumenti si finirà col dare invece sempre meno contenuti necessari per usare nella maniera corretta gli strumenti?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



