Mi viene chiesto spesso quali saranno i cibi del futuro, tra 10, 20 o 30 anni, e faccio fatica a rispondere. Comincerei facendo mente locale su quelli che sono i cibi di oggi, i quali, a loro volta, sono i cibi del futuro di 20-30 anni fa. Quali cambiamenti ci sono stati e in quali termini, positivi o negativi? Quali criteri è opportuno considerare nel confrontare i cibi di ieri, oggi e domani? Emergono i soliti criteri collegati a tanti temi che ho trattato in editoriali precedenti; sicurezza chimica e microbiologica, varietà, profilo nutrizionale, accessibilità, e sostenibilità sotto tutti i suoi aspetti (etica, economica e ambientale). Da consumatore direi che rispetto a quando ero bambina (mmh, sì, parliamo allora di oltre trent’anni fa), i cambiamenti che mi appaiono più evidenti sono la varietà di prodotti disponibili oggi sul mercato, un po' in tutte le categorie, l’aumento di piatti pronti, congelati e freschi, la reperibilità tutto l’anno di prodotti che un tempo erano solo stagionali o che non erano tipici della propria zona, la facilità di acquisto nel tempo e nello spazio, l’aumento di prodotti pensati per segmenti di consumatori con specifiche esigenze(non solo di salute, quindi intolleranti, diabetici, ma anche sportivi, salutisti, vegani), l’aumento dell’incidenza della plastica tra i materiali di confezionamento. È aumentata la consapevolezza del consumatore sui temi cibo e la sua richiesta di specifiche caratteristiche, come l’assenza di conservanti o altri componenti; consapevolezza che ritengo però non sempre effettivamente fondata su una corretta conoscenza della realtà. Mi verrebbe anche da dire che gli episodi di tossinfezioni e malattie legati al consumo di cibo siano aumentati. Se cambio la prospettiva, e analizzo la situazione come tecnologa alimentare, e non solo come Giorgia – consumatore, confermo l’incremento esponenziale nella varietà di prodotti disponibili sul mercato a livello di stagionalità, di ricette, di origine geografica, di comodità d’uso, di referenze per consumatori “sensibili” (senza lattosio, senza glutine, ricchi in fibre, fonte di proteine, ecc), canali di acquisto e riferimenti a una maggiore sostenibilità dei prodotti o a un maggiore impegno in questo senso delle aziende. Confermo anche una possibile percezione dell’aumento di casi di tossinfezioni e problemi di salute legati al consumo di alimenti contaminati e, sicuramente, la crescente sensibilità verso il tema della plastica. Difficile distinguere quanto queste percezioni siano dovute a una maggiore trasparenza nella comunicazione, a un effettivo aumento dei casi, a campagne mediatiche accusatorie, non sempre basate su chiari, consolidati e comprovati dati scientifici. Quello che manca nella comunicazione al pubblico è una efficace illustrazione di tutte le evoluzioni e sforzi che sono stati fatti, lato ricerca, industria e organi di controllo, che hanno portato alla varietà di cui sopra, ma anche a filiere produttive più efficienti, aumentati livelli di sicurezza chimica e microbiologica dei prodotti alimentari dalla produzione al momento del consumo, ridotto impiego di additivi, allungamento della conservabilità, sviluppo di nuovi materiali di confezionamento. Lo so, alla fine non ho risposto alla domanda iniziale sui cibi del futuro; lo farò la prossima volta.
Spigno, G., I cibi di oggi e di ieri., <<MACCHINE ALIMENTARI>>, 2025; (Settembre): 5-5 [https://hdl.handle.net/10807/331861]
I cibi di oggi e di ieri.
Spigno, Giorgia
2025
Abstract
Mi viene chiesto spesso quali saranno i cibi del futuro, tra 10, 20 o 30 anni, e faccio fatica a rispondere. Comincerei facendo mente locale su quelli che sono i cibi di oggi, i quali, a loro volta, sono i cibi del futuro di 20-30 anni fa. Quali cambiamenti ci sono stati e in quali termini, positivi o negativi? Quali criteri è opportuno considerare nel confrontare i cibi di ieri, oggi e domani? Emergono i soliti criteri collegati a tanti temi che ho trattato in editoriali precedenti; sicurezza chimica e microbiologica, varietà, profilo nutrizionale, accessibilità, e sostenibilità sotto tutti i suoi aspetti (etica, economica e ambientale). Da consumatore direi che rispetto a quando ero bambina (mmh, sì, parliamo allora di oltre trent’anni fa), i cambiamenti che mi appaiono più evidenti sono la varietà di prodotti disponibili oggi sul mercato, un po' in tutte le categorie, l’aumento di piatti pronti, congelati e freschi, la reperibilità tutto l’anno di prodotti che un tempo erano solo stagionali o che non erano tipici della propria zona, la facilità di acquisto nel tempo e nello spazio, l’aumento di prodotti pensati per segmenti di consumatori con specifiche esigenze(non solo di salute, quindi intolleranti, diabetici, ma anche sportivi, salutisti, vegani), l’aumento dell’incidenza della plastica tra i materiali di confezionamento. È aumentata la consapevolezza del consumatore sui temi cibo e la sua richiesta di specifiche caratteristiche, come l’assenza di conservanti o altri componenti; consapevolezza che ritengo però non sempre effettivamente fondata su una corretta conoscenza della realtà. Mi verrebbe anche da dire che gli episodi di tossinfezioni e malattie legati al consumo di cibo siano aumentati. Se cambio la prospettiva, e analizzo la situazione come tecnologa alimentare, e non solo come Giorgia – consumatore, confermo l’incremento esponenziale nella varietà di prodotti disponibili sul mercato a livello di stagionalità, di ricette, di origine geografica, di comodità d’uso, di referenze per consumatori “sensibili” (senza lattosio, senza glutine, ricchi in fibre, fonte di proteine, ecc), canali di acquisto e riferimenti a una maggiore sostenibilità dei prodotti o a un maggiore impegno in questo senso delle aziende. Confermo anche una possibile percezione dell’aumento di casi di tossinfezioni e problemi di salute legati al consumo di alimenti contaminati e, sicuramente, la crescente sensibilità verso il tema della plastica. Difficile distinguere quanto queste percezioni siano dovute a una maggiore trasparenza nella comunicazione, a un effettivo aumento dei casi, a campagne mediatiche accusatorie, non sempre basate su chiari, consolidati e comprovati dati scientifici. Quello che manca nella comunicazione al pubblico è una efficace illustrazione di tutte le evoluzioni e sforzi che sono stati fatti, lato ricerca, industria e organi di controllo, che hanno portato alla varietà di cui sopra, ma anche a filiere produttive più efficienti, aumentati livelli di sicurezza chimica e microbiologica dei prodotti alimentari dalla produzione al momento del consumo, ridotto impiego di additivi, allungamento della conservabilità, sviluppo di nuovi materiali di confezionamento. Lo so, alla fine non ho risposto alla domanda iniziale sui cibi del futuro; lo farò la prossima volta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



