Ci piace mangiare. Qualcuno contrario? E a tutti piace mangiare bene. Anche se bisognerebbe capire cosa si intende con mangiare bene. Abbastanza? Gustoso? Sano ed equilibrato? Meravigliosa la copertina già della prima edizione del 1891 del ricettario di Pellegrino Artusi. In alto troneggiano le parole “Igiene – Economia – Buon Gusto”. Il titolo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” e poi quattro perle di saggezza; un pasto buono ed un mezzano mantengon l’uomo sano; molto cibo e mal digesto non fa il corpo sano e lesto; piglia il cibo con misura dai due regni di natura e, tradotto dal latino, la prima digestione avviene in bocca. C’era già moltissimo di quello che oggi si cerca di fare capire ai consumatori nell’indirizzarli verso uno stile di vita e alimentazione sano e corretto. Sottolineo che la prima parola della pagina era “igiene”, dal greco “salubre, che giova alla salute”, che la definizione corretta di igiene alimentare indica tutte le condizioni e misure necessarie per assicurare che gli alimenti siano sicuri e accettabili per il consumo umano, e che la definizione dell’OMS di salute si riferisce non solo ad assenza di malattie e infermità fisiche, ma, in generale, a una condizione complessa di benessere fisico, mentale e sociale. Come negare il ruolo del cibo in questo stato di benessere. Peccato che spesso siano i cibi peggiori da un punto di vista nutrizionale a procurarci un certo benessere, per lo meno nel breve periodo. Impossibile negare anche che un’alimentazione corretta permetta di mantenere nel lungo periodo una condizione di salute fisica migliore con ripercussioni sulla salute mentale. Più difficile trasmettere in maniera convincente il messaggio alle persone ignoranti che, nell’accezione etimologica della parola, ignorano in tutto o in parte (o che pur sapendo vogliono ignorare) i danni che possono provocare consumi eccessivi e prolungati di zuccheri, grassi, alcol, ma non solo. Già qualche secolo fa Paracelso diceva che tutto è veleno, nulla esiste di non velenoso e solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. Per cui inutile per me credere nelle diete miracolose, ma posso capire la confusione dei consumatori. Ai tempi di Artusi la varietà di prelibatezze sensoriali disponibili era decisamente inferiore rispetto a quella moderna. E la varietà comprende soluzioni che dovrebbero aiutare il consumatore a fare scelte migliori. Cibi ricchi in proteine, ricchi in fibre, senza zuccheri, a ridotto contenuto di grassi, semafori rossi o verdi (da noi non ancora), senza conservanti, low carb, dieta chetogenica, digiuno intermittente, integratori, attenzione ai cibi ultraprocessati. Forse un passo in avanti rispetto alla definizione di cibi spazzatura, ma dubito sia chiaro ai consumatori cosa fare (scappare lontani o moderare il consumo) e come riconoscerli. Ho cercato aiuto sul web su come riconoscere i cibi ultra-processati in pochi passi. 1) Guarda se ci sono ingredienti che non conosci (io qua sono fregata…li conosco tutti!) e sospetta se ci sono più di tre ingredienti. 2) Controlla se la confezione riporta un claim salutistico. 3) Ci sono ingredienti il cui nome finisce per -osio. 4) Cerca se contiene olio di palma. 5) Guarda se è prodotto da una multinazionale. 5) Chiediti se potresti prepararlo nella tua cucina. Una guida infallibile.
Spigno, G., Che confusione…sarà perché ci piace., <<MACCHINE ALIMENTARI>>, 2025; (Maggio): 6-6 [https://hdl.handle.net/10807/331859]
Che confusione…sarà perché ci piace.
Spigno, Giorgia
2025
Abstract
Ci piace mangiare. Qualcuno contrario? E a tutti piace mangiare bene. Anche se bisognerebbe capire cosa si intende con mangiare bene. Abbastanza? Gustoso? Sano ed equilibrato? Meravigliosa la copertina già della prima edizione del 1891 del ricettario di Pellegrino Artusi. In alto troneggiano le parole “Igiene – Economia – Buon Gusto”. Il titolo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” e poi quattro perle di saggezza; un pasto buono ed un mezzano mantengon l’uomo sano; molto cibo e mal digesto non fa il corpo sano e lesto; piglia il cibo con misura dai due regni di natura e, tradotto dal latino, la prima digestione avviene in bocca. C’era già moltissimo di quello che oggi si cerca di fare capire ai consumatori nell’indirizzarli verso uno stile di vita e alimentazione sano e corretto. Sottolineo che la prima parola della pagina era “igiene”, dal greco “salubre, che giova alla salute”, che la definizione corretta di igiene alimentare indica tutte le condizioni e misure necessarie per assicurare che gli alimenti siano sicuri e accettabili per il consumo umano, e che la definizione dell’OMS di salute si riferisce non solo ad assenza di malattie e infermità fisiche, ma, in generale, a una condizione complessa di benessere fisico, mentale e sociale. Come negare il ruolo del cibo in questo stato di benessere. Peccato che spesso siano i cibi peggiori da un punto di vista nutrizionale a procurarci un certo benessere, per lo meno nel breve periodo. Impossibile negare anche che un’alimentazione corretta permetta di mantenere nel lungo periodo una condizione di salute fisica migliore con ripercussioni sulla salute mentale. Più difficile trasmettere in maniera convincente il messaggio alle persone ignoranti che, nell’accezione etimologica della parola, ignorano in tutto o in parte (o che pur sapendo vogliono ignorare) i danni che possono provocare consumi eccessivi e prolungati di zuccheri, grassi, alcol, ma non solo. Già qualche secolo fa Paracelso diceva che tutto è veleno, nulla esiste di non velenoso e solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. Per cui inutile per me credere nelle diete miracolose, ma posso capire la confusione dei consumatori. Ai tempi di Artusi la varietà di prelibatezze sensoriali disponibili era decisamente inferiore rispetto a quella moderna. E la varietà comprende soluzioni che dovrebbero aiutare il consumatore a fare scelte migliori. Cibi ricchi in proteine, ricchi in fibre, senza zuccheri, a ridotto contenuto di grassi, semafori rossi o verdi (da noi non ancora), senza conservanti, low carb, dieta chetogenica, digiuno intermittente, integratori, attenzione ai cibi ultraprocessati. Forse un passo in avanti rispetto alla definizione di cibi spazzatura, ma dubito sia chiaro ai consumatori cosa fare (scappare lontani o moderare il consumo) e come riconoscerli. Ho cercato aiuto sul web su come riconoscere i cibi ultra-processati in pochi passi. 1) Guarda se ci sono ingredienti che non conosci (io qua sono fregata…li conosco tutti!) e sospetta se ci sono più di tre ingredienti. 2) Controlla se la confezione riporta un claim salutistico. 3) Ci sono ingredienti il cui nome finisce per -osio. 4) Cerca se contiene olio di palma. 5) Guarda se è prodotto da una multinazionale. 5) Chiediti se potresti prepararlo nella tua cucina. Una guida infallibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



