Anche la nutrizione non poteva sfuggire agli approcci di personalizzazione e precisione che negli ultimi anni hanno “contaminato” un po' tutti i settori della scienza, supportati dal crescente sviluppo di strumenti di data science e intelligenza artificiale. Personalizzazione e precisione possono, infatti, essere molto importanti e utili e portare, nel lungo periodo, a risparmi di risorse ed effetti benefici indiscutibili per la popolazione e il pianeta, ma è giusto comprenderne pregi e limiti. Nella nostra vita affrontiamo diverse fasi in cui vorremmo essere il più possibile uguali agli altri e altri momenti in cui, invece, vorremmo, o altri cercano di farci capire quanto sia bello potere evidenziare il più possibile le nostre differenze e unicità (alla ricerca di citazioni celebri sulla diversità, me ne è piaciuta una di Oscar Wilde “Sii te stesso; tutti gli altri sono già stati presi”). In effetti, inutile negarlo, siamo tutti diversi, e questa diversità gioca un ruolo essenziale anche nelle diverse risposte degli individui a stessi regimi alimentari. Nell’ambito della medicina personalizzata rientra, quindi, anche la nutrizione personalizzata. Entrambe mirano a migliorare il trattamento personalizzato delle malattie, sviluppando interventi per prevenire o trattare malattie croniche sulla base di caratteristiche uniche della persona, a partire dalla genetica dell’individuo per arrivare al suo microbioma intestinale, ma anche alla sua storia di salute pregressa e ai propri stili di vita, compresi la qualità del sonno, l’attività fisica e gli orari di consumo dei pasti. La logica alla base della nutrizione di precisione è semplice; ciascun individuo può avere una risposta differente a specifici cibi e nutrienti, per cui la dieta migliore per quell’individuo può essere molto diversa dalla dieta migliore per un’altra persona. Un concetto peraltro introdotto già negli anni 50 dal biochimico americano Roger John Williams che nei suoi libri “Free and Unequal: The Biological Basis of Individual Liberty” o “Biochemical Individuality: The Basis for the Genetotrophic Concept”, sottolineava l’unicità degli individui nel metabolismo e fabbisogno di nutrienti. A quei tempi si era ancora lontani da una possibile messa in pratica ma la mappatura del genoma umano, l’era digitale e, ovviamente, lo sviluppo di una serie di tecnologie omiche per lo studio della nutrigenomica (transcrittomica, proteomica, metabolomica) hanno cambiato le carte in tavola. Il potenziale della nutrizione personalizzata nel combattere condizioni croniche quali diabete e malattie cardiovascolari e nella gestione e prevenzione dell’obesità può essere. Tuttavia, i limiti sono ancora altrettanto ingombranti. Rispetto alla nutrizione tradizionale i costi sono più alti, così come la complessità e la necessità di ancora molti studi, investimenti e progressi scientifici per continuare a chiarire e comprendere le interazioni geni-dieta e valutare correttamente gli impatti nel lungo periodo. A tutto ciò si aggiungono le implicazioni etiche (come quelle relative alla gestione sicura e riservata dei dati sensibili e il potenziale impatto psicologico sui pazienti), legali (sviluppo di un adeguato quadro regolatorio, protezione dei consumatori, proprietà intellettuale) e sociali, tra cui in primis, la possibilità di un accesso equo e diffuso a questo tipo di servizio.
Spigno, G., Personalizziamo, <<MACCHINE ALIMENTARI>>, 2025; (Febbraio): 5-5 [https://hdl.handle.net/10807/331857]
Personalizziamo
Spigno, Giorgia
2025
Abstract
Anche la nutrizione non poteva sfuggire agli approcci di personalizzazione e precisione che negli ultimi anni hanno “contaminato” un po' tutti i settori della scienza, supportati dal crescente sviluppo di strumenti di data science e intelligenza artificiale. Personalizzazione e precisione possono, infatti, essere molto importanti e utili e portare, nel lungo periodo, a risparmi di risorse ed effetti benefici indiscutibili per la popolazione e il pianeta, ma è giusto comprenderne pregi e limiti. Nella nostra vita affrontiamo diverse fasi in cui vorremmo essere il più possibile uguali agli altri e altri momenti in cui, invece, vorremmo, o altri cercano di farci capire quanto sia bello potere evidenziare il più possibile le nostre differenze e unicità (alla ricerca di citazioni celebri sulla diversità, me ne è piaciuta una di Oscar Wilde “Sii te stesso; tutti gli altri sono già stati presi”). In effetti, inutile negarlo, siamo tutti diversi, e questa diversità gioca un ruolo essenziale anche nelle diverse risposte degli individui a stessi regimi alimentari. Nell’ambito della medicina personalizzata rientra, quindi, anche la nutrizione personalizzata. Entrambe mirano a migliorare il trattamento personalizzato delle malattie, sviluppando interventi per prevenire o trattare malattie croniche sulla base di caratteristiche uniche della persona, a partire dalla genetica dell’individuo per arrivare al suo microbioma intestinale, ma anche alla sua storia di salute pregressa e ai propri stili di vita, compresi la qualità del sonno, l’attività fisica e gli orari di consumo dei pasti. La logica alla base della nutrizione di precisione è semplice; ciascun individuo può avere una risposta differente a specifici cibi e nutrienti, per cui la dieta migliore per quell’individuo può essere molto diversa dalla dieta migliore per un’altra persona. Un concetto peraltro introdotto già negli anni 50 dal biochimico americano Roger John Williams che nei suoi libri “Free and Unequal: The Biological Basis of Individual Liberty” o “Biochemical Individuality: The Basis for the Genetotrophic Concept”, sottolineava l’unicità degli individui nel metabolismo e fabbisogno di nutrienti. A quei tempi si era ancora lontani da una possibile messa in pratica ma la mappatura del genoma umano, l’era digitale e, ovviamente, lo sviluppo di una serie di tecnologie omiche per lo studio della nutrigenomica (transcrittomica, proteomica, metabolomica) hanno cambiato le carte in tavola. Il potenziale della nutrizione personalizzata nel combattere condizioni croniche quali diabete e malattie cardiovascolari e nella gestione e prevenzione dell’obesità può essere. Tuttavia, i limiti sono ancora altrettanto ingombranti. Rispetto alla nutrizione tradizionale i costi sono più alti, così come la complessità e la necessità di ancora molti studi, investimenti e progressi scientifici per continuare a chiarire e comprendere le interazioni geni-dieta e valutare correttamente gli impatti nel lungo periodo. A tutto ciò si aggiungono le implicazioni etiche (come quelle relative alla gestione sicura e riservata dei dati sensibili e il potenziale impatto psicologico sui pazienti), legali (sviluppo di un adeguato quadro regolatorio, protezione dei consumatori, proprietà intellettuale) e sociali, tra cui in primis, la possibilità di un accesso equo e diffuso a questo tipo di servizio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



