Per i critici del consumismo, l’aspetto deteriore della società dei consumi continua a situarsi nello spreco (si compra troppo e lo si scarta rapidamente, senza averlo debitamente impiegato) e nella scarsa utilità della maggior parte delle cose che si comprano. L’affermazione di un consumo senza più il senso del limite –secondo queste critiche- rallenta o annichilisce del tutto le possibilità di sviluppo dei 4/5 del mondo e, volatilizzando irresponsabilmente le risorse planetarie, pone una grave ipoteca sulla qualità della vita delle generazioni future. Dal punto di vista simbolico, però, il fatto di consumare azzerando i limiti comporta un pericolo molto forte anche per quel quinto di umanità che “spreca risorse in cose inutili”. I limiti, infatti, sono parte integrante di ogni ritualità; anzi, il rito è propriamente un processo codificato e condiviso –perciò anche “controllato”- di superamento dei limiti. Smarrendo la propria natura rituale, il consumo senza il senso del limite diventa un consumo senza senso, tout court.

Gnasso, S., Parenti, G. P., Il consumo senza (più) meraviglia, <<KOS>>, 2005; (234): 32-37 [http://hdl.handle.net/10807/25964]

Il consumo senza (più) meraviglia

Gnasso, Stefano;Parenti, Gian Paolo
2005

Abstract

Per i critici del consumismo, l’aspetto deteriore della società dei consumi continua a situarsi nello spreco (si compra troppo e lo si scarta rapidamente, senza averlo debitamente impiegato) e nella scarsa utilità della maggior parte delle cose che si comprano. L’affermazione di un consumo senza più il senso del limite –secondo queste critiche- rallenta o annichilisce del tutto le possibilità di sviluppo dei 4/5 del mondo e, volatilizzando irresponsabilmente le risorse planetarie, pone una grave ipoteca sulla qualità della vita delle generazioni future. Dal punto di vista simbolico, però, il fatto di consumare azzerando i limiti comporta un pericolo molto forte anche per quel quinto di umanità che “spreca risorse in cose inutili”. I limiti, infatti, sono parte integrante di ogni ritualità; anzi, il rito è propriamente un processo codificato e condiviso –perciò anche “controllato”- di superamento dei limiti. Smarrendo la propria natura rituale, il consumo senza il senso del limite diventa un consumo senza senso, tout court.
Italiano
KOS
Gnasso, S., Parenti, G. P., Il consumo senza (più) meraviglia, <<KOS>>, 2005; (234): 32-37 [http://hdl.handle.net/10807/25964]
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