Davanti alla violenza della guerra è istintivo schierarsi, polarizzandosi e rifiutando di accettare approfondimenti e riflessioni critiche. La guerra è una grande semplificatrice, riduce tutto a consequenzialità binaria e linearità geometrica. Al tempo delle invettive e del "presentismo", servono anche "momenti pensosi" e in generale riscoprire la storia intesa come strumento per stare di fronte alla complessità e alla sua ambiguità costitutiva, perché gli eventi della storia sono ambivalenti ed è difficile comprenderli in modo unilaterale. La guerra in Ucraina ha assunto la valenza di eventi epoch-making, che hanno il potere di fondare o rafforzare la coscienza di identità della comunità. Una pedagogia-nella-storia si confronta, dunque, con tali fatti, interrogandosi sul senso di ciò che rappresentano a livello storico-politico, ma soprattutto sulla sfida di umanità e di destino comune che ne emerge. La pedagogia può avere un ruolo nell’attribuzione di senso agli eventi storici, così come avviene nei compiti che più facilmente le sono riconosciuti come propri, cioè nella relazione faccia a faccia, nella costruzione della socialità, nello sviluppo della persona. Chi si occupa di educazione non affronta una pedagogia perenne nel vuoto immutabile e senza tempo, bensì una riflessione storicizzata che accompagna la vita degli uomini e delle donne del nostro tempo; può, anzi deve, quindi, riconoscere gli eventi epoch-making come simbolicamente educativi. Di fronte alla guerra In Ucraina può risiedere un sovrappiù di significato che deve essere sviluppato, compreso e trasmesso per ampliare e rinnovare la riflessione pedagogica sull’educazione alla pace.

Pasta, S., La Pedagogia-nella-Storia e la Grande Semplificatrice, <<ESSERE A SCUOLA>>, 2022; (Special Issue): 49-54 [http://hdl.handle.net/10807/201154]

La Pedagogia-nella-Storia e la Grande Semplificatrice

Stefano Pasta
2022

Abstract

Davanti alla violenza della guerra è istintivo schierarsi, polarizzandosi e rifiutando di accettare approfondimenti e riflessioni critiche. La guerra è una grande semplificatrice, riduce tutto a consequenzialità binaria e linearità geometrica. Al tempo delle invettive e del "presentismo", servono anche "momenti pensosi" e in generale riscoprire la storia intesa come strumento per stare di fronte alla complessità e alla sua ambiguità costitutiva, perché gli eventi della storia sono ambivalenti ed è difficile comprenderli in modo unilaterale. La guerra in Ucraina ha assunto la valenza di eventi epoch-making, che hanno il potere di fondare o rafforzare la coscienza di identità della comunità. Una pedagogia-nella-storia si confronta, dunque, con tali fatti, interrogandosi sul senso di ciò che rappresentano a livello storico-politico, ma soprattutto sulla sfida di umanità e di destino comune che ne emerge. La pedagogia può avere un ruolo nell’attribuzione di senso agli eventi storici, così come avviene nei compiti che più facilmente le sono riconosciuti come propri, cioè nella relazione faccia a faccia, nella costruzione della socialità, nello sviluppo della persona. Chi si occupa di educazione non affronta una pedagogia perenne nel vuoto immutabile e senza tempo, bensì una riflessione storicizzata che accompagna la vita degli uomini e delle donne del nostro tempo; può, anzi deve, quindi, riconoscere gli eventi epoch-making come simbolicamente educativi. Di fronte alla guerra In Ucraina può risiedere un sovrappiù di significato che deve essere sviluppato, compreso e trasmesso per ampliare e rinnovare la riflessione pedagogica sull’educazione alla pace.
ita
Pasta, S., La Pedagogia-nella-Storia e la Grande Semplificatrice, <>, 2022; (Special Issue): 49-54 [http://hdl.handle.net/10807/201154]
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