The essay draws on this crisis-frame and aims at showing as the education system in Italy, compared with Greece, Portugal and Spain that converge for the similar Mediterranean welfare regime, reacted to crisis in a peculiar way. By comparing statistical indicators of national performances (about: educational access, school success, equity, and inclusion of students with ethnic background) during the crisis time (2000-2015), we want to focus on the sufferance but also on the resilience of the Italian system of education. Four priorities rise in the direction of its reformability: completion of schools autonomy, completion of the digitalization plan providing all schools with updated ICTs, changes in time scheduling of the school offer, and implementation of the national evaluation system. The essay reports findings from a cross-national research project, carried out in 2014 by ISCTE-IUL of Lisbon with the support of the Foundation of Science and Technology (Portugal Government).

Negli ultimi decenni, l’Unione europea ha riservato una notevole attenzione all’istruzione e alla formazione, considerate leve strategiche per lo sviluppo economico, la coesione sociale, la costruzione dell’Europa (Kantzara, 2011; Oecd 2011). Nell’attuazione di questo progetto politico (cfr. Strategia di Lisbona, Europa 2020), sono state sviluppate periodicamente analisi comparative sulle performance dei sistemi formativi dei Paesi membri: in tutti i contesti nazionali, si è verificato un miglioramento nelle aree chiave delle politiche (Oecd, 2013). In particolare, si è accresciuta la partecipazione all’educazione prescolare, è diminuita la percentuale di ESL, sono aumentati i laureati, è cresciuto il coinvolgimento di adulti in attività di Lifelong Learning (Eurydice, 2012; European Commission, 2013). Anche i Paesi dell’Europa del Sud, che manifestavano maggiori problemi nell’equità/qualità dei sistemi educativi, sono migliorati significativamente, pur con ritmi e percorsi differenti: nella comparazione con gli altri Stati, tuttavia, le loro performance rimangono insufficienti, mostrando che è ancora necessario un notevole impegno per raggiungere obiettivi formativi vicini alla media europea. Parallelamente a queste iniziative di qualificazione dei cittadini, la grave crisi economico-finanziaria che investito l’Europa dal 2007/8 in avanti ha peggiorato le condizioni di vita in molti Paesi, costringendo i governi a tagli della spesa sociale, aumentando i rischi per le categorie più vulnerabili e provocando effetti a catena sulle prospettive occupazionali, sul reddito e sul benessere futuro delle persone (Magatti, 2012, 2014; Oecd, 2014). La crisi finanziaria ha contribuito ad accentuare la crisi sociale, innestandosi inoltre su una crisi pluridecennale dei sistemi educativi, frutto di un indebolimento del principio di autorità e del legame inter-generazionale, a sua volta esito della profonda crisi di identità della società (Besozzi, 2014). La crisi ha ulteriormente influenzato i sistemi formativi dei Paesi dell’Europa del Sud, data la progressiva contrazione delle risorse pubbliche destinate a quest’area di intervento con rischi per la tenuta di una società inclusiva (Santagati, 2013): l’austerità, dal 2000, è stata la principale risposta alla crisi, implicando una riduzione diretta dei fondi destinati all’istruzione, ma anche incidendo sulla possibilità delle famiglie di investire in formazione e sulle scelte scolastiche (Damme, Karkkainen, 2011; Sebastião, 2015). A partire da questo quadro, l’articolo si pone l’obiettivo di analizzare gli impatti della crisi economica sul sistema di istruzione e formazione italiano, mettendo a confronto l’Italia con gli altri Paesi dell’Europa del Sud Europa (Grecia, Portogallo, Spagna), particolarmente provati dalla recessione, accomunati tradizionalmente da simile quadro economico, sociale e politico, nonché da un “modello mediterraneo” di welfare (Esping-Andersen, 1990; Marì-Klose, Moreno-Fuentes, 2013). Si prenderanno in esame alcuni indicatori relativi a istruzione/formazione monitorati nell’ambito delle strategie di sviluppo socio-economico dell’Unione Europea che permettono un approccio comparativo (relativi ad accesso/successo scolastico-formativo), consentendo di individuare somiglianze e differenze fra contesti, identificando minori o maggiori debolezze dei diversi sistemi nazionali nel garantire pari opportunità di istruzione agli studenti più svantaggiati. Si intende poi focalizzare l’attenzione sul caso italiano, riportando gli esiti principali di un progetto di ricerca internazionale – Educational Challenges in Southern Europe. Equity and efficiency in a time of crisis (coord. CIUS-IUL, Lisboa) – che ha permesso di evidenziare i cambiamenti nel policy making per la gestione della crisi

Colombo, M., Santagati, M., Education in a crisis: Italy within Southern Europe, trends and the way forward, <<ARXIUS DE SOCIOLOGIA>>, 2016; (35): 29-48 [http://hdl.handle.net/10807/98379]

Education in a crisis: Italy within Southern Europe, trends and the way forward

Colombo, Maddalena;Santagati, Mariagrazia
2016

Abstract

Negli ultimi decenni, l’Unione europea ha riservato una notevole attenzione all’istruzione e alla formazione, considerate leve strategiche per lo sviluppo economico, la coesione sociale, la costruzione dell’Europa (Kantzara, 2011; Oecd 2011). Nell’attuazione di questo progetto politico (cfr. Strategia di Lisbona, Europa 2020), sono state sviluppate periodicamente analisi comparative sulle performance dei sistemi formativi dei Paesi membri: in tutti i contesti nazionali, si è verificato un miglioramento nelle aree chiave delle politiche (Oecd, 2013). In particolare, si è accresciuta la partecipazione all’educazione prescolare, è diminuita la percentuale di ESL, sono aumentati i laureati, è cresciuto il coinvolgimento di adulti in attività di Lifelong Learning (Eurydice, 2012; European Commission, 2013). Anche i Paesi dell’Europa del Sud, che manifestavano maggiori problemi nell’equità/qualità dei sistemi educativi, sono migliorati significativamente, pur con ritmi e percorsi differenti: nella comparazione con gli altri Stati, tuttavia, le loro performance rimangono insufficienti, mostrando che è ancora necessario un notevole impegno per raggiungere obiettivi formativi vicini alla media europea. Parallelamente a queste iniziative di qualificazione dei cittadini, la grave crisi economico-finanziaria che investito l’Europa dal 2007/8 in avanti ha peggiorato le condizioni di vita in molti Paesi, costringendo i governi a tagli della spesa sociale, aumentando i rischi per le categorie più vulnerabili e provocando effetti a catena sulle prospettive occupazionali, sul reddito e sul benessere futuro delle persone (Magatti, 2012, 2014; Oecd, 2014). La crisi finanziaria ha contribuito ad accentuare la crisi sociale, innestandosi inoltre su una crisi pluridecennale dei sistemi educativi, frutto di un indebolimento del principio di autorità e del legame inter-generazionale, a sua volta esito della profonda crisi di identità della società (Besozzi, 2014). La crisi ha ulteriormente influenzato i sistemi formativi dei Paesi dell’Europa del Sud, data la progressiva contrazione delle risorse pubbliche destinate a quest’area di intervento con rischi per la tenuta di una società inclusiva (Santagati, 2013): l’austerità, dal 2000, è stata la principale risposta alla crisi, implicando una riduzione diretta dei fondi destinati all’istruzione, ma anche incidendo sulla possibilità delle famiglie di investire in formazione e sulle scelte scolastiche (Damme, Karkkainen, 2011; Sebastião, 2015). A partire da questo quadro, l’articolo si pone l’obiettivo di analizzare gli impatti della crisi economica sul sistema di istruzione e formazione italiano, mettendo a confronto l’Italia con gli altri Paesi dell’Europa del Sud Europa (Grecia, Portogallo, Spagna), particolarmente provati dalla recessione, accomunati tradizionalmente da simile quadro economico, sociale e politico, nonché da un “modello mediterraneo” di welfare (Esping-Andersen, 1990; Marì-Klose, Moreno-Fuentes, 2013). Si prenderanno in esame alcuni indicatori relativi a istruzione/formazione monitorati nell’ambito delle strategie di sviluppo socio-economico dell’Unione Europea che permettono un approccio comparativo (relativi ad accesso/successo scolastico-formativo), consentendo di individuare somiglianze e differenze fra contesti, identificando minori o maggiori debolezze dei diversi sistemi nazionali nel garantire pari opportunità di istruzione agli studenti più svantaggiati. Si intende poi focalizzare l’attenzione sul caso italiano, riportando gli esiti principali di un progetto di ricerca internazionale – Educational Challenges in Southern Europe. Equity and efficiency in a time of crisis (coord. CIUS-IUL, Lisboa) – che ha permesso di evidenziare i cambiamenti nel policy making per la gestione della crisi
Inglese
Colombo, M., Santagati, M., Education in a crisis: Italy within Southern Europe, trends and the way forward, <>, 2016; (35): 29-48 [http://hdl.handle.net/10807/98379]
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