L’Autore, a partire dalla riflessione di Christie secondo la quale occorre rifiutare la violenza della sanzione penale per superare le ragioni che hanno portato al conflitto tra vittima e reo, pone in discussione le tradizionali teorie della pena che partono dal presupposto del diritto come gestore egemone della forza legittima, come “oligarca della violenza”. Un’efficace politica criminale deve promuovere il consenso dei cittadini alla prescrizioni dello Stato, piuttosto che un’obbedienza ottenuta attraverso il timore della sanzione. La risposta al reato deve dar luogo a un rapporto biunivoco: non a una ritorsione ma a un progetto, con cui l’agente di reato restituisce qualcosa alla società in termini di responsabilizzazione, ma al tempo stesso riceve risorse significative per il suo futuro. Da questo punto di vista, le pratiche della restorative justice possono essere utili per raggiungere l’autentico obiettivo del diritto penale che non è quello di infliggere la sanzione, ma di riguadagnare il consenso rispetto alle norme trasgredite. Ciò conduce anche a una corretta concezione laica del perdono, che implica la rinuncia a prassi vendicative e la disponibilità alla reintegrazione sociale dell’offensore.

Eusebi, L., Su violenza e diritto penale, <<ANTIGONE>>, 2015; (2): 51-75 [http://hdl.handle.net/10807/90713]

Su violenza e diritto penale

Eusebi, Luciano
Primo
2016

Abstract

L’Autore, a partire dalla riflessione di Christie secondo la quale occorre rifiutare la violenza della sanzione penale per superare le ragioni che hanno portato al conflitto tra vittima e reo, pone in discussione le tradizionali teorie della pena che partono dal presupposto del diritto come gestore egemone della forza legittima, come “oligarca della violenza”. Un’efficace politica criminale deve promuovere il consenso dei cittadini alla prescrizioni dello Stato, piuttosto che un’obbedienza ottenuta attraverso il timore della sanzione. La risposta al reato deve dar luogo a un rapporto biunivoco: non a una ritorsione ma a un progetto, con cui l’agente di reato restituisce qualcosa alla società in termini di responsabilizzazione, ma al tempo stesso riceve risorse significative per il suo futuro. Da questo punto di vista, le pratiche della restorative justice possono essere utili per raggiungere l’autentico obiettivo del diritto penale che non è quello di infliggere la sanzione, ma di riguadagnare il consenso rispetto alle norme trasgredite. Ciò conduce anche a una corretta concezione laica del perdono, che implica la rinuncia a prassi vendicative e la disponibilità alla reintegrazione sociale dell’offensore.
Italiano
Eusebi, L., Su violenza e diritto penale, <>, 2015; (2): 51-75 [http://hdl.handle.net/10807/90713]
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