Compared to the large number of cases in which the insanity defense is raised, criminal Courts find the defendant insane only in a very small part. Mental illness is often marked as the main cause of violent crimes, but psychologists, criminologists and the case law show that also strong emotions like rage, hate and jealousy could lead a person to act violently. Recent neurosciences studies have highlighted that behaviour has a biological basis, although this does not mean that behaviour is "biologically determined". Many neuroscience researchers have cautioned about a wide array of methodological difficulties and interpretative chiallenges in researching cognitive and brain mechanisms as well as mental disease. Explanations offered by psychological and psychiatric expert witnesses during the criminal proceeding are essential in order to help resolve a range of issues, namely the one of whether the defendant appreciated the wrongfulness of his or her conduct. As the case law discussed in this essay emphasizes, even serious mental illnesses like schizophrenia are not the determining factor of a defendant's inability to control himself. Neuroscience evidence - particularly neuroimage-based evidence - should always be supported by an expert explanation and followed by an independent judicial assessment on the criminal conduct. Finding a defendant not guilty by reason of insanity is a legal conclusion, not a scientific result.

Se rapportato al numero di casi nei quali l’infermità mentale è invocata come spiegazione della condotta criminale, il riconoscimento effettivo di un vizio di mente all’esito del processo penale avviene soltanto in una porzione limitata di essi. La malattia mentale è spesso additata come la principale ragione del comportamento violento, ma gli psicologi, i criminologi e la stessa giurisprudenza mostrano che anche stati mentali non patologici di forte emotività come quelli determinati da rabbia, odio o gelosia possono indurre una persona ad attuare comportamenti violenti. Recenti studi neuroscientifici hanno evidenziato la base biologica del comportamento umano, sottolineando nel contempo che tale conclusione non deve essere intesa nel senso che l’agire umano sia “biologicamente determinato”. I medesimi studi neuroscientifici hanno illustrato un’ampia serie di difficoltà sul piano tanto metodologico quanto interpretativo nell’affrontare le ricerche sul cervello e sulle funzioni cognitive in relazione ai disturbi mentali. Il contributo di conoscenza offerto attraverso gli accertamenti peritali di tipo psichiatrico rimane essenziale, dunque, al fine di contribuire a risolvere alcune questioni centrali ai fini del giudizio sull’imputabilità, in particolare se l’agente fosse in grado di comprendere il disvalore etico-sociale della propria condotta. Come emerge dalla casistica discussa in questo articolo, anche gravi patologie psichiatriche quali la schizofrenia paranoide non determinano automaticamente la non imputabilità dell’autore di una condotta criminale. La prova scientifica e in particolare le risultanze delle tecniche neuroscientifiche dovrebbero essere sempre accompagnate, pertanto, dalla spiegazione di un esperto e dalla valutazione critica indipendente del giudice incaricato dell’accertamento processuale. Riconoscere un imputato non colpevole per vizio di mente, infatti, è una conclusione da raggiungere sul piano giuridico, non un risultato scientifico.

Ferla, L., Casi difficili e accertamenti peritali in tema di vizio di mente, <<JUS>>, 2016; (2): 1-28 [http://hdl.handle.net/10807/85012]

Casi difficili e accertamenti peritali in tema di vizio di mente

Ferla, Lara
2016

Abstract

Se rapportato al numero di casi nei quali l’infermità mentale è invocata come spiegazione della condotta criminale, il riconoscimento effettivo di un vizio di mente all’esito del processo penale avviene soltanto in una porzione limitata di essi. La malattia mentale è spesso additata come la principale ragione del comportamento violento, ma gli psicologi, i criminologi e la stessa giurisprudenza mostrano che anche stati mentali non patologici di forte emotività come quelli determinati da rabbia, odio o gelosia possono indurre una persona ad attuare comportamenti violenti. Recenti studi neuroscientifici hanno evidenziato la base biologica del comportamento umano, sottolineando nel contempo che tale conclusione non deve essere intesa nel senso che l’agire umano sia “biologicamente determinato”. I medesimi studi neuroscientifici hanno illustrato un’ampia serie di difficoltà sul piano tanto metodologico quanto interpretativo nell’affrontare le ricerche sul cervello e sulle funzioni cognitive in relazione ai disturbi mentali. Il contributo di conoscenza offerto attraverso gli accertamenti peritali di tipo psichiatrico rimane essenziale, dunque, al fine di contribuire a risolvere alcune questioni centrali ai fini del giudizio sull’imputabilità, in particolare se l’agente fosse in grado di comprendere il disvalore etico-sociale della propria condotta. Come emerge dalla casistica discussa in questo articolo, anche gravi patologie psichiatriche quali la schizofrenia paranoide non determinano automaticamente la non imputabilità dell’autore di una condotta criminale. La prova scientifica e in particolare le risultanze delle tecniche neuroscientifiche dovrebbero essere sempre accompagnate, pertanto, dalla spiegazione di un esperto e dalla valutazione critica indipendente del giudice incaricato dell’accertamento processuale. Riconoscere un imputato non colpevole per vizio di mente, infatti, è una conclusione da raggiungere sul piano giuridico, non un risultato scientifico.
Italiano
JUS
Ferla, L., Casi difficili e accertamenti peritali in tema di vizio di mente, <<JUS>>, 2016; (2): 1-28 [http://hdl.handle.net/10807/85012]
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