Juridical, deontological and ethical issues of the prescription of the hormonal contraceptives. Faced with woman’s request, must the prescription of estroprogestinic substances with contraceptive function be looked as an obligatory act for the physician or has the physician got a freedom’s space to set himself against the request and to follow the dictates of conscience? This question, coming out as a consequence of a Milan’s Tribunal sentence (1997), is faced beginning from a recognitive’s inquire, of legal nature, pertinent the introduction of contraception in our ordinance. Then the Authors propose the triple distinction: the so-called “ emergencycontraception”, contraceptives that could have an abortive effect and the real contraception. While in the first case it is possible to recur to the art. 9 of the Law 194/1978 (conscientious objection to the abortion), in the second and in the third case the letter and the ratio of the art. 9 lead to an its inapplicability. But this doesn’t mean to force the physician to make services against his conscience or his clinical belief. By the light of some norms of the sanitary laws and deontological code, the central role of the confidence in the “physician-patient” relationships and the criterions of the freedom choice which presides this relationship are evident. The fiduciary character based on the free choice includes also the sphere of the physician’s moral beliefs. So he can rely on a margin of freedom to voice contrariety in which requested by the patient. And the patient can avail himself of his freedom to change physician.

Di fronte alla richiesta della donna, la prescrizione di sostanze estroprogestiniche con funzione contraccettiva è da considerarsi un atto cui il medico è tenuto, oppure al medico è lasciato uno spazio di libertà per opporsi alla richiesta e seguire i dettami della propria coscienza? La questione venuta alla ribalta con una sentenza del Tribunale di Milano (1997) è affrontata a partire da un’indagine ricognitiva di carattere giuridico relativa all’introduzione nel nostro ordinamento della contraccezione. Viene poi fatta la triplice distinzione: c.d. “contraccezione d’emergenza”, contraccettivi che potrebbero avere un’efficacia abortiva e contraccezione vera e propria. Mentre nel primo caso è possibile ricorrere all’art. 9 L. 194/1978 (obiezione di coscienza all’aborto), nel secondo e nel terzo la lettera e la ratio dell’art. 9 conducono ad una sua non applicabilità. Questo tuttavia non significa obbligare il medico a prestazioni contrarie alla propria coscienza o al proprio convincimento clinico. Alla luce di alcune norme della legislazione sanitaria e del codice deontologico emerge il ruolo centrale della fiducia rapporto medico-paziente e il criterio della libera scelta che presiede tale rapporto. Il carattere fiduciario basato sulla libera scelta, comprende anche la sfera delle convinzioni morali del medico. Questi può dunque contare su un margine di libertà per esprimere contrarietà a quanto richiesto da paziente e il paziente può avvalersi della sua libertà di cambiare medico.

Casini, M., Spagnolo, A. G., Aspetti giuridici, deontologici ed etici della prescrizione medica degli estroprogestinici, <<MEDICINA E MORALE>>, 2002; (3): 429-451 [http://hdl.handle.net/10807/84453]

Aspetti giuridici, deontologici ed etici della prescrizione medica degli estroprogestinici

Casini, Marina;Spagnolo, Antonio Gioacchino
2002

Abstract

Di fronte alla richiesta della donna, la prescrizione di sostanze estroprogestiniche con funzione contraccettiva è da considerarsi un atto cui il medico è tenuto, oppure al medico è lasciato uno spazio di libertà per opporsi alla richiesta e seguire i dettami della propria coscienza? La questione venuta alla ribalta con una sentenza del Tribunale di Milano (1997) è affrontata a partire da un’indagine ricognitiva di carattere giuridico relativa all’introduzione nel nostro ordinamento della contraccezione. Viene poi fatta la triplice distinzione: c.d. “contraccezione d’emergenza”, contraccettivi che potrebbero avere un’efficacia abortiva e contraccezione vera e propria. Mentre nel primo caso è possibile ricorrere all’art. 9 L. 194/1978 (obiezione di coscienza all’aborto), nel secondo e nel terzo la lettera e la ratio dell’art. 9 conducono ad una sua non applicabilità. Questo tuttavia non significa obbligare il medico a prestazioni contrarie alla propria coscienza o al proprio convincimento clinico. Alla luce di alcune norme della legislazione sanitaria e del codice deontologico emerge il ruolo centrale della fiducia rapporto medico-paziente e il criterio della libera scelta che presiede tale rapporto. Il carattere fiduciario basato sulla libera scelta, comprende anche la sfera delle convinzioni morali del medico. Questi può dunque contare su un margine di libertà per esprimere contrarietà a quanto richiesto da paziente e il paziente può avvalersi della sua libertà di cambiare medico.
Italiano
Casini, M., Spagnolo, A. G., Aspetti giuridici, deontologici ed etici della prescrizione medica degli estroprogestinici, <<MEDICINA E MORALE>>, 2002; (3): 429-451 [http://hdl.handle.net/10807/84453]
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