L’autore analizza il ruolo che l'utilizzo della matematica può aver avuto nel diffondere il pensiero di Sraffa. Propone dei probabili motivi che hanno reso Sraffa così ritroso ad usare le notazioni che i matematici gli avevano consigliato ed infine offre anche una veduta personale sulla direzione in cui la teoria di Sraffa può essere sviluppata, senza tradire le preoccupazioni di base. Sraffa possedeva molte qualità di un buon matematico: manteneva la sua esposizione entro lo stretto necessario, era dotato di una logica serrata e rigorosa, aveva una scrittura tersa, essenziale. Tra i suoi migliori amici e colleghi di Cambridge c'erano alcune tra le più brillanti menti matematiche del tempo (Abram S. Besicovitch, Frank Rarnsey) sopratutto Alister Watson che Sraffa ringrazia esplicitamente nella Prefazione di Produzione di Merci a mezzo di Merci (PMmM) anche se poi nel suo libro la sua matematica non viene utilizzata. Si potrebbe forse dire che Sraffa affidasse alla matematica un compito di euristica negativa, mentre abbia preferito di gran lunga fare assegnamento sul ragionamento logico per l'euristica positiva. Innanzitutto è importante sottolineare che Sraffa, come premette all'inizio di PMmM, si muove nell'ambito della teoria pura. E, la matematica, per svolgere un ruolo "costruttivo", richiede (anzi impone) regole ferree e restrittive. La teoria economica di Sraffa invece è rigorosa e logicamente coerente, ma non totalizzante. Lascia aperti molti gradi di libertà, persino quando tratta delle variabili chiave della sua Teoria. Sraffa ci dice che PMmM è un preludio di critica. Ma, il presente autore ritiene che è anche un solido punto di partenza per sviluppare un paradigma economico alternativo a quello dominante ed espone che cosa, a suo avviso, rimane ancora da fare. In termini di TEORIA PURA, occorre completare l'opera di Sraffa includendo, accanto alla statica, anche la dinamica. In termini di ANALISI ISTITUZIONALE, occorre intraprendere un lavoro ampio ma affascinante. Esso consiste nel saper inserire e integrare, nel blocco teorico di partenza, i contributi che provengono non solo dall'analisi economica ma anche da altre scienze sociali. Conclude il saggio con le seguenti parole: “sarebbe davvero splendido poter essere capaci di combinare la purezza teorica di Sraffa con la sensibilità e l'attenzione agli aspetti istituzionali e concreti dei quali Keynes, e la sua scuola, sono stati maestri.” È proprio questa la sfida che l’autore lancia ai giovani economisti del XXI secolo. Atti del Convegno Linceo “Piero Sraffa” tenutosi all'Accademia Nazionale dei Lincei a Roma dall'11 al 12 febbraio 2003.

Pasinetti, L. L., Sraffa e la matematica: diffidenza e necessità. Quali sviluppi per il futuro?, in Atti dei Convegni Lincei, n.200, (Roma, 11-12 February 2003), Azienda Grafica Eredi, Roma 2004: 373-383 [http://hdl.handle.net/10807/82094]

Sraffa e la matematica: diffidenza e necessità. Quali sviluppi per il futuro?

Pasinetti, Luigi Lodovico
2004

Abstract

L’autore analizza il ruolo che l'utilizzo della matematica può aver avuto nel diffondere il pensiero di Sraffa. Propone dei probabili motivi che hanno reso Sraffa così ritroso ad usare le notazioni che i matematici gli avevano consigliato ed infine offre anche una veduta personale sulla direzione in cui la teoria di Sraffa può essere sviluppata, senza tradire le preoccupazioni di base. Sraffa possedeva molte qualità di un buon matematico: manteneva la sua esposizione entro lo stretto necessario, era dotato di una logica serrata e rigorosa, aveva una scrittura tersa, essenziale. Tra i suoi migliori amici e colleghi di Cambridge c'erano alcune tra le più brillanti menti matematiche del tempo (Abram S. Besicovitch, Frank Rarnsey) sopratutto Alister Watson che Sraffa ringrazia esplicitamente nella Prefazione di Produzione di Merci a mezzo di Merci (PMmM) anche se poi nel suo libro la sua matematica non viene utilizzata. Si potrebbe forse dire che Sraffa affidasse alla matematica un compito di euristica negativa, mentre abbia preferito di gran lunga fare assegnamento sul ragionamento logico per l'euristica positiva. Innanzitutto è importante sottolineare che Sraffa, come premette all'inizio di PMmM, si muove nell'ambito della teoria pura. E, la matematica, per svolgere un ruolo "costruttivo", richiede (anzi impone) regole ferree e restrittive. La teoria economica di Sraffa invece è rigorosa e logicamente coerente, ma non totalizzante. Lascia aperti molti gradi di libertà, persino quando tratta delle variabili chiave della sua Teoria. Sraffa ci dice che PMmM è un preludio di critica. Ma, il presente autore ritiene che è anche un solido punto di partenza per sviluppare un paradigma economico alternativo a quello dominante ed espone che cosa, a suo avviso, rimane ancora da fare. In termini di TEORIA PURA, occorre completare l'opera di Sraffa includendo, accanto alla statica, anche la dinamica. In termini di ANALISI ISTITUZIONALE, occorre intraprendere un lavoro ampio ma affascinante. Esso consiste nel saper inserire e integrare, nel blocco teorico di partenza, i contributi che provengono non solo dall'analisi economica ma anche da altre scienze sociali. Conclude il saggio con le seguenti parole: “sarebbe davvero splendido poter essere capaci di combinare la purezza teorica di Sraffa con la sensibilità e l'attenzione agli aspetti istituzionali e concreti dei quali Keynes, e la sua scuola, sono stati maestri.” È proprio questa la sfida che l’autore lancia ai giovani economisti del XXI secolo. Atti del Convegno Linceo “Piero Sraffa” tenutosi all'Accademia Nazionale dei Lincei a Roma dall'11 al 12 febbraio 2003.
ita
Atti dei Convegni Lincei, n.200
Convegno Internazionale su Piero Sraffa
Roma
11-feb-2003
12-feb-2003
8821809110
Azienda Grafica Eredi
Pasinetti, L. L., Sraffa e la matematica: diffidenza e necessità. Quali sviluppi per il futuro?, in Atti dei Convegni Lincei, n.200, (Roma, 11-12 February 2003), Azienda Grafica Eredi, Roma 2004: 373-383 [http://hdl.handle.net/10807/82094]
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