This essay takes its cue from the Bank of Italy report presented in May 2006 in which the new governor speaks of "struggling" economic growth attributed to a crisis of productivity; this crisis originates from the excessive presence of small firms. The author wants to refute this proposition attracting attention to the fact that small businesses are resilient while large firms decline and disappear. Furthermore, he draws attention to the need to calculate productivity in terms of value generated by each employee instead of quantities produced, which are often measured with questionable methods. For banks there is a new regime with competition replacing the previous protectionist policy. But the Italian banking system is weaker in comparison with major European banks: lower profits, higher costs, higher credit losses. The author also points out the weakness of the Italian institutional investors produced by the serious lack of management skills. The bank-industry relationships are stylized into the cases of Parmalat and of the hostile takeover of Montedison by Fiat. In conclusion it is hoped an economic policy capable of addressing financial institutions towards the goal of citizens' well-being

L'articolo prende lo spunto dalla Relazione Bankitalia presentata nel maggio 2006 nella quale il governatore parla di crescita "stenta" attribuita a crisi di produttività e questa alla presenza eccessiva di imprese di piccola dimensione. L'autore vuole confutare questa proposizione attirando l'attenzione sul fatto che le piccole imprese resistono mentre le grandi declinano e scompaiono. Inoltre, attira l'attenzione sulla necessità di calcolare la produttività in base al valore generato da ogni occupato invece che con le quantità prodotte, le quali sono spesso misurate con metodi discutibili. Per le banche c'è la novità della concorrenza in sostituzione della precedente politica protezionista. Ma il sistema italiano è più debole nel raffronto con le maggiori banche europee: minori utili, maggiori costi, maggiori perdite sui crediti. L'autore sottolinea anche la debolezza degli investitori istituzionali italiani prodotta dalla grave carenza di capacità gestionali. I rapporti banca-industria vengono stilizzati esaminando i casi della Parmalat e della scalata Fiat alla Montedison. Nella conclusione si auspica una politica economica capace di indirizzare le istituzioni finanziarie verso l'obiettivo del benessere dei cittadini

Coltorti, F., Tra Governatori e Cardinali: ricette antiche per l'industria e nouvelle époque per le banche, <<ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE>>, 2006; 2006 (3): 5-24 [http://hdl.handle.net/10807/81284]

Tra Governatori e Cardinali: ricette antiche per l'industria e nouvelle époque per le banche

Coltorti, Fulvio
2006

Abstract

L'articolo prende lo spunto dalla Relazione Bankitalia presentata nel maggio 2006 nella quale il governatore parla di crescita "stenta" attribuita a crisi di produttività e questa alla presenza eccessiva di imprese di piccola dimensione. L'autore vuole confutare questa proposizione attirando l'attenzione sul fatto che le piccole imprese resistono mentre le grandi declinano e scompaiono. Inoltre, attira l'attenzione sulla necessità di calcolare la produttività in base al valore generato da ogni occupato invece che con le quantità prodotte, le quali sono spesso misurate con metodi discutibili. Per le banche c'è la novità della concorrenza in sostituzione della precedente politica protezionista. Ma il sistema italiano è più debole nel raffronto con le maggiori banche europee: minori utili, maggiori costi, maggiori perdite sui crediti. L'autore sottolinea anche la debolezza degli investitori istituzionali italiani prodotta dalla grave carenza di capacità gestionali. I rapporti banca-industria vengono stilizzati esaminando i casi della Parmalat e della scalata Fiat alla Montedison. Nella conclusione si auspica una politica economica capace di indirizzare le istituzioni finanziarie verso l'obiettivo del benessere dei cittadini
Italiano
Coltorti, F., Tra Governatori e Cardinali: ricette antiche per l'industria e nouvelle époque per le banche, <<ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE>>, 2006; 2006 (3): 5-24 [http://hdl.handle.net/10807/81284]
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