From the tenth century the figure of Julia, the Carthaginian martyr venerated in San Salvatore of Brescia, becomes central in the self-consciousness of the monastery: this is the time when the first documentary sources of the dedication to the saint are found and when the big and refined workshops are called to decorate, through different ways (sculpture, painting, stucco, architecture, writing, etc.), the most important spaces of the abbey, and this is the moment on which the memory of martyrdom, with the drafting of a new passio, is recovered. The story of the life of Julia, the wanderings of the holy body (between the ports of the Corsica and of the Tuscany, and than to Brescia) and the identification of her martyrdom with that of Christ, become a powerful tool of self-representation of the monastic community of Benedictine nuns; this allows the construction of an unprecedented hagiographic model that – thanks to the financial resources of the monastery – enables to the cloister to choose the use of lot of prestigious workshops that make the building yard of Brescia one of the most interesting for the rest of the Middle Ages.

Dal X secolo la figura di Giulia, martire cartaginese venerata a San Salvatore di Brescia, diventa centrale nella autocoscienza delle monache: è questo il momento in cui compaiono le prime attestazioni relative alla dedicazione alla santa, quando le grandi officine sono chiamate a decorare, attraverso modi diversi (scultura, pittura, stucco, architettura, scrittura, ecc.), gli spazi più importanti dell'abbazia e si costruisce la memoria martiriale con la redazione di una nuova “passio”. La storia di Giulia, la traslazione del suo santo corpo e l'identificazione del suo martirio con quello di Cristo diventano un potente strumento di autorappresentazione della comunità monastica benedettina. Ciò permette la costruzione di un modello agiografico senza precedenti che, grazie alle risorse finanziarie del cenobio, consente di far lavorare alcune delle botteghe più prestigiose che rendono il cantiere di Brescia uno dei più rappresentativi del Medioevo.

Stroppa, F., L'immagine della martire Giulia in San Salvatore di Brescia: mobilità di maestranze, di materiali e di idee, <<HORTUS ARTIUM MEDIEVALIUM>>, 2016; 22 (1): 265-281 [http://hdl.handle.net/10807/78002]

L'immagine della martire Giulia in San Salvatore di Brescia: mobilità di maestranze, di materiali e di idee

Stroppa, Francesca
Primo
2016

Abstract

Dal X secolo la figura di Giulia, martire cartaginese venerata a San Salvatore di Brescia, diventa centrale nella autocoscienza delle monache: è questo il momento in cui compaiono le prime attestazioni relative alla dedicazione alla santa, quando le grandi officine sono chiamate a decorare, attraverso modi diversi (scultura, pittura, stucco, architettura, scrittura, ecc.), gli spazi più importanti dell'abbazia e si costruisce la memoria martiriale con la redazione di una nuova “passio”. La storia di Giulia, la traslazione del suo santo corpo e l'identificazione del suo martirio con quello di Cristo diventano un potente strumento di autorappresentazione della comunità monastica benedettina. Ciò permette la costruzione di un modello agiografico senza precedenti che, grazie alle risorse finanziarie del cenobio, consente di far lavorare alcune delle botteghe più prestigiose che rendono il cantiere di Brescia uno dei più rappresentativi del Medioevo.
Italiano
Stroppa, F., L'immagine della martire Giulia in San Salvatore di Brescia: mobilità di maestranze, di materiali e di idee, <<HORTUS ARTIUM MEDIEVALIUM>>, 2016; 22 (1): 265-281 [http://hdl.handle.net/10807/78002]
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