The paper presents a reading of Gina Pane’s work related to the seventies and explores aspects of it related to the function of the body and performativity. In an attempt to move beyond the “classic” interpretations of the artist’s work, related primarily to Body Art, the paper explores the possibility of analysing the same formulations with discursive elements of her visual language, which have found one of their fundamental embodiments in performativity. Through the analysis of Action Autoportrait(s), an action dating from 1973, it focuses on the visual and semantic composition of the photographic images and objects, public participation and the nature and function of signs.

Questo intervento intende analizzare in che modo la performance (e la performatività), integrata ai linguaggi visivi dell’arte dagli anni Sessanta, abbia comportato un dislocamento all’interno dei sistemi della visione dall’oggetto artistico all’atto, al processo creativo. Il caso di Gina Pane in questo senso rimane particolarmente esemplare per le modalità di costruzione di tali processi. Le procedure preliminari alla costruzione delle sue Actions dal vivo, assumono un valore molteplice: scandiscono i diversi momenti in cui l’azione è praticata, ritornano come sintesi finale in una documentazione che presenta lo studio e la fase progettuale della performance, manifestano l’ulteriore necessità di impaginazione come sintesi dei piani discorsivi messi in atto dall’azione stessa e dimostrano più in generale la complessa struttura a cui è soggetta una performance artistica. Tra azione e performance, partecipazione e coinvolgimento emotivo dello spettatore, l’opera di Gina Pane è il frutto di un’approfondita ricerca e studio in cui l’azione stessa viene restituita in una particolare grammatica della performance.

Iaquinta, C., L’opera d’arte si apre: una nota su corpo e performatività nelle azioni di Gina Pane, <<COMUNICAZIONI SOCIALI>>, 2014; XXXVI (Gennaio-Aprile): 187-193 [http://hdl.handle.net/10807/77437]

L’opera d’arte si apre: una nota su corpo e performatività nelle azioni di Gina Pane

Iaquinta, Caterina
Primo
2014

Abstract

Questo intervento intende analizzare in che modo la performance (e la performatività), integrata ai linguaggi visivi dell’arte dagli anni Sessanta, abbia comportato un dislocamento all’interno dei sistemi della visione dall’oggetto artistico all’atto, al processo creativo. Il caso di Gina Pane in questo senso rimane particolarmente esemplare per le modalità di costruzione di tali processi. Le procedure preliminari alla costruzione delle sue Actions dal vivo, assumono un valore molteplice: scandiscono i diversi momenti in cui l’azione è praticata, ritornano come sintesi finale in una documentazione che presenta lo studio e la fase progettuale della performance, manifestano l’ulteriore necessità di impaginazione come sintesi dei piani discorsivi messi in atto dall’azione stessa e dimostrano più in generale la complessa struttura a cui è soggetta una performance artistica. Tra azione e performance, partecipazione e coinvolgimento emotivo dello spettatore, l’opera di Gina Pane è il frutto di un’approfondita ricerca e studio in cui l’azione stessa viene restituita in una particolare grammatica della performance.
Italiano
Iaquinta, C., L’opera d’arte si apre: una nota su corpo e performatività nelle azioni di Gina Pane, <<COMUNICAZIONI SOCIALI>>, 2014; XXXVI (Gennaio-Aprile): 187-193 [http://hdl.handle.net/10807/77437]
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