The experience reflects a way of defining the sport-athletic activities as "useful" in developing the individual and collective moral state. The Corps Volunteer Cyclists-drivers, was able to gather, though in its short life span, the intentions of a typical Milanese progressivism; the futuristic exaltations of many artists, the late-Risorgimento patriotism, still looking to realize the national revolution leading Italy in taking a place among the great powers. The educational value - in a physical and "spiritual" sense- bestowed to the activities of "free time" found in each “Volunteer Corps Cyclists-drivers” its natural place, emblematic of the social and the national "sportman" represented not merely as the man leading the game but rather embodying the competitive spirit necessary to overcome ones individual limitations and natural difficulties. Thereby maturing those civic virtues intended to benefit the nation, especially in crucial times of War. The contribution reconstructs the story of the birth of the military Corps Volunteer Cyclists-drivers, considering its cultural background and social context, which enabled and promoted the rise of the Touring Club in particular and the Audax association with their unique vision on"sports tourism".

Esperienza esemplare di tutto un modo di intendere l’attività atletico-sportiva come “utile” alla crescita morale individuale e collettiva, la formazione del Corpo dei Volontari Ciclisti-automobilisti riunì nella sua breve esperienza le istanze di un certo progressismo tipicamente milanese, le esaltazioni futuristiche di molti artisti, il patriottismo tardo-risorgimentale ancora alla ricerca della realizzazione di quella rivoluzione nazionale che avrebbe dovuto proiettare l’Italia nel novero delle grandi potenze. Il valore formativo – in senso fisico e “spirituale” – attribuito alle attività caratteristiche del “tempo libero” trovò nella vicenda dei VCA uno sbocco per certi versi naturale, emblematico della funzione sociale e nazionale dello “sportivo” inteso non riduttivamente come uomo della gara e piuttosto come interprete di un agonismo proiettato al superamento delle difficoltà imposte dalla natura e dei limiti individuali, propiziando quindi la maturazione delle virtù civiche destinate a giovare alla nazione, soprattutto nel momento cruciale della guerra. Il contributo ricostruisce le vicende della nascita e dell’impiego militare del Corpo Volontari Ciclisti-automobilisti considerandone il retroterra culturale e il contesto sociale che ne consentirono e promossero il sorgere, in particolare il Touring Club e l’associazione Audax e la loro particolare visione dello “sport del turismo”.

Bardelli, D., «Cosa dovrebbero fare i giovani (e anche i vecchi) ciclisti italiani in caso di guerra vera»: velocipedismo, “sport del turismo” e Corpo Volontari Ciclisti Automobilisti, in Lo sport alla Grande Guerra, (Firenze, 2015-05-09), Nuova immagine editrice / Società italiana di storia dello sport, Siena 2015:<<Quaderni della Società italiana di storia dello sport>>, 36-54 [http://hdl.handle.net/10807/69780]

«Cosa dovrebbero fare i giovani (e anche i vecchi) ciclisti italiani in caso di guerra vera»: velocipedismo, “sport del turismo” e Corpo Volontari Ciclisti Automobilisti

Bardelli, Daniele
2015

Abstract

Esperienza esemplare di tutto un modo di intendere l’attività atletico-sportiva come “utile” alla crescita morale individuale e collettiva, la formazione del Corpo dei Volontari Ciclisti-automobilisti riunì nella sua breve esperienza le istanze di un certo progressismo tipicamente milanese, le esaltazioni futuristiche di molti artisti, il patriottismo tardo-risorgimentale ancora alla ricerca della realizzazione di quella rivoluzione nazionale che avrebbe dovuto proiettare l’Italia nel novero delle grandi potenze. Il valore formativo – in senso fisico e “spirituale” – attribuito alle attività caratteristiche del “tempo libero” trovò nella vicenda dei VCA uno sbocco per certi versi naturale, emblematico della funzione sociale e nazionale dello “sportivo” inteso non riduttivamente come uomo della gara e piuttosto come interprete di un agonismo proiettato al superamento delle difficoltà imposte dalla natura e dei limiti individuali, propiziando quindi la maturazione delle virtù civiche destinate a giovare alla nazione, soprattutto nel momento cruciale della guerra. Il contributo ricostruisce le vicende della nascita e dell’impiego militare del Corpo Volontari Ciclisti-automobilisti considerandone il retroterra culturale e il contesto sociale che ne consentirono e promossero il sorgere, in particolare il Touring Club e l’associazione Audax e la loro particolare visione dello “sport del turismo”.
Italiano
Lo sport alla Grande Guerra
Lo sport alla Grande Guerra
Firenze
9-mag-2015
10-mag-2014
978-88-7145-346-0
Nuova immagine editrice / Società italiana di storia dello sport
Bardelli, D., «Cosa dovrebbero fare i giovani (e anche i vecchi) ciclisti italiani in caso di guerra vera»: velocipedismo, “sport del turismo” e Corpo Volontari Ciclisti Automobilisti, in Lo sport alla Grande Guerra, (Firenze, 2015-05-09), Nuova immagine editrice / Società italiana di storia dello sport, Siena 2015:<<Quaderni della Società italiana di storia dello sport>>, 36-54 [http://hdl.handle.net/10807/69780]
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