Elisabeth Barret Browning and, many years later, Simone Weil intepreted line 250 of Aeschylus’ Prometheus Bound as «I set blind Hopes to inhabit in their house», or (Weil) «aveugles espérances». Both linked «blind hopes» to the hope of immortality. This passage, and Hesiod’s "elpís" in Pandora’s episode, should be interpreted assuming the standard meaning of "elpís" in Greek, i.e. «expectation». Blind expectations point to the inescapable human destiny, death, but they make possible a true human condition, different from the life of gods insofar as human condition implies temporality. Facing Solon’s challenge to Croesus in Herodotus’ account, some Hellenistic philosophies, and particularly the Epicurean tradition, tried to answer the question denying it, therefore promising to transform human life into a ‘divine’ life. But Lucretius shows that this attempt is not human, confirming Prometheus’ gift as a necessary condition to make sense of one’s life.

Elizabeth Barrett Browning e molti anni più tardi, Simone Weil, interpreteranno il verso 250 del Prometeo incatenato di Eschilo come "blind hopes". Ambedue collegavano "blind hopes" alla speranza dell'immortalità: questo passo, e "elpís" di Esiodo nell'episodio di Pandora, devono essere interpretati facendo al significato standard di "elpís" in greco, cioè attesa. Attese che che si riferiscono al destino inevitabile dell'uomo, la morte, ma esse rendono possibile una condizione veramente umana diversa dalla vita degli dèi in quanto la condizione umana implica la temporalità. Affrontando la sfida di Solone a Creso nel racconto di Erodoto, alcune filosofie ellenistiche, e particolarmente la tradizione epicurea, cercarono di rispondere alla domanda negandole, promettendo cioè di trasformare la vita umana in divina. Lucrezio nostra che questo tentativo non è umano, confermando quindi che il dono di Prometeo costituisce una condizione necessaria per dare senso alla vita di ciascuno

Milanese, G. F., Dominare le attese (Prometeo, Epicuro e dintorni), <<AEVUM ANTIQUUM>>, 2013; 12-13 (N/A): 471-483 [http://hdl.handle.net/10807/69689]

Dominare le attese (Prometeo, Epicuro e dintorni)

Milanese, Guido Fabrizio
2013

Abstract

Elizabeth Barrett Browning e molti anni più tardi, Simone Weil, interpreteranno il verso 250 del Prometeo incatenato di Eschilo come "blind hopes". Ambedue collegavano "blind hopes" alla speranza dell'immortalità: questo passo, e "elpís" di Esiodo nell'episodio di Pandora, devono essere interpretati facendo al significato standard di "elpís" in greco, cioè attesa. Attese che che si riferiscono al destino inevitabile dell'uomo, la morte, ma esse rendono possibile una condizione veramente umana diversa dalla vita degli dèi in quanto la condizione umana implica la temporalità. Affrontando la sfida di Solone a Creso nel racconto di Erodoto, alcune filosofie ellenistiche, e particolarmente la tradizione epicurea, cercarono di rispondere alla domanda negandole, promettendo cioè di trasformare la vita umana in divina. Lucrezio nostra che questo tentativo non è umano, confermando quindi che il dono di Prometeo costituisce una condizione necessaria per dare senso alla vita di ciascuno
Italiano
Milanese, G. F., Dominare le attese (Prometeo, Epicuro e dintorni), <>, 2013; 12-13 (N/A): 471-483 [http://hdl.handle.net/10807/69689]
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