Senza pretesa di esaustività, il presente special issue intende focalizzare l’attenzione proprio sui processi trasformativi attualmente in corso presso le istituzioni penitenziarie, processi attuati in ricerca di una più elevata adeguatezza delle istituzioni all’attuale contesto socioculturale e ai differenti bisogni degli individui, operatori e soggetti in stato di detenzione. I contributi proposti costituiscono un tentativo di porre in dialogo punti di vista e prospettive, superando la cultura dei ‘monologhi’ e delle relazioni infertili, cosicché anche l’attuale ‘confusione’ che prevale in molti contesti penitenziari, possa approdare ad un livello di generatività e possano essere assunte nuove forme del fare, dell’andare verso un nuovo benessere. Per questo i primi due contributi sono centrati sugli attori-operatori, gli ultimi due sugli attori-detenuti. Oltre a ciò, è opportuno sottolineare come le riflessioni proposte dagli autori si diramino in sforzi d’individuazione di strumenti efficaci per evidenziare anche la dimensione inconscia e simbolica delle rappresentazioni, dei vissuti e delle dinamiche psichiche e relazionali che hanno luogo entro le organizzazioni. Lo studio di tali aspetti, anche nelle sue dimensioni inconsapevoli, è infatti fondamentale nel perseguire un reale e fattivo cambiamento organizzativo. Apre la rassegna il contributo di D’Angelo, Gozzoli e Mezzanotte, orientato all’analisi approfondita di vissuti e rappresentazioni degli agenti di polizia penitenziaria circa il proprio ruolo professionale ed alcuni aspetti della loro vita lavorativa. Segue il contributo di Accordini, Saita e Tramontano. L’uso del Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Organizzativo consente di, evidenziare le trasformazioni che concernono i funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, figura professionale di recenti istituzione, la cui identità professionale risulta più ancorata a specifiche pratiche, socializzate entro il contesto locale di appartenenza, che alla consapevolezza di sé come professionista con un insieme di competenze riconosciute e condivise. Lo studio di Cesana, Giordano, Boerchi, Rivolta e Castelli è finalizzato a verificare la fattibilità di un intervento psico-sociale basato sull’utilizzo di laboratori grafici e orientato a sostenere i detenuti nella riprogettazione della propria vita oltre l’esperienza del carcere. Da ultimo, il contributo di Saita, Accordini e Fenaroli descrive una innovativa attività trattamentale che, mediante l’utilizzo di differenti tecniche fotografiche, si propone di favorire lo sviluppo dell'intelligenza emotiva, il che favorisce l’incremento del benessere dei detenuti.

Saita, E., Istituzioni penitenziarie: processi trasformativi e benessere, <<NARRARE I GRUPPI>>, 2015; 10 (3): 227-231 [http://hdl.handle.net/10807/69299]

Istituzioni penitenziarie: processi trasformativi e benessere

Saita, Emanuela
2015

Abstract

Senza pretesa di esaustività, il presente special issue intende focalizzare l’attenzione proprio sui processi trasformativi attualmente in corso presso le istituzioni penitenziarie, processi attuati in ricerca di una più elevata adeguatezza delle istituzioni all’attuale contesto socioculturale e ai differenti bisogni degli individui, operatori e soggetti in stato di detenzione. I contributi proposti costituiscono un tentativo di porre in dialogo punti di vista e prospettive, superando la cultura dei ‘monologhi’ e delle relazioni infertili, cosicché anche l’attuale ‘confusione’ che prevale in molti contesti penitenziari, possa approdare ad un livello di generatività e possano essere assunte nuove forme del fare, dell’andare verso un nuovo benessere. Per questo i primi due contributi sono centrati sugli attori-operatori, gli ultimi due sugli attori-detenuti. Oltre a ciò, è opportuno sottolineare come le riflessioni proposte dagli autori si diramino in sforzi d’individuazione di strumenti efficaci per evidenziare anche la dimensione inconscia e simbolica delle rappresentazioni, dei vissuti e delle dinamiche psichiche e relazionali che hanno luogo entro le organizzazioni. Lo studio di tali aspetti, anche nelle sue dimensioni inconsapevoli, è infatti fondamentale nel perseguire un reale e fattivo cambiamento organizzativo. Apre la rassegna il contributo di D’Angelo, Gozzoli e Mezzanotte, orientato all’analisi approfondita di vissuti e rappresentazioni degli agenti di polizia penitenziaria circa il proprio ruolo professionale ed alcuni aspetti della loro vita lavorativa. Segue il contributo di Accordini, Saita e Tramontano. L’uso del Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Organizzativo consente di, evidenziare le trasformazioni che concernono i funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, figura professionale di recenti istituzione, la cui identità professionale risulta più ancorata a specifiche pratiche, socializzate entro il contesto locale di appartenenza, che alla consapevolezza di sé come professionista con un insieme di competenze riconosciute e condivise. Lo studio di Cesana, Giordano, Boerchi, Rivolta e Castelli è finalizzato a verificare la fattibilità di un intervento psico-sociale basato sull’utilizzo di laboratori grafici e orientato a sostenere i detenuti nella riprogettazione della propria vita oltre l’esperienza del carcere. Da ultimo, il contributo di Saita, Accordini e Fenaroli descrive una innovativa attività trattamentale che, mediante l’utilizzo di differenti tecniche fotografiche, si propone di favorire lo sviluppo dell'intelligenza emotiva, il che favorisce l’incremento del benessere dei detenuti.
Italiano
Saita, E., Istituzioni penitenziarie: processi trasformativi e benessere, <<NARRARE I GRUPPI>>, 2015; 10 (3): 227-231 [http://hdl.handle.net/10807/69299]
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