Frank's Formula and Oblique Intention in the ruling by the Italian Supreme Court in Joint Session of 24th April 2014 (ThyssenKrupp case). - In line with the ruling of the Italian Supreme Court (Corte di Cassazione) in the ThyssenKrupp case, the author points out that, in order to find oblique intention, it is necessary to ascertain a precise state of mens rea, thus rejecting any description of criminal intent of regulatory nature. This article explains that Frank’s (first) formula – whereby a person would act even if he/she were sure that he/she would cause an unwanted event – is the only possible definition of this psychological state. Consequently, Frank’s formula is not an assessment criterion, although Italian Justices consider it as the main indicator, among many, of oblique intention. The indicators listed in the judgment are rather the necessary criteria to ascertain whether there is, beyond any reasonable doubt, what Frank’s formula defining oblique intention requires - indeed, no definition can be applied unless it is supplemented with relevant verification criteria. In other words, such criteria are not equivalent, but functional to Frank’s formula. Moreover, if they were applied independently, they would lead to regulatory descriptions of criminal intent. This article also examines the limits that apply when finding oblique intention in crimes of omission. On the base of this background, the essay argues against the strict necessity to resort to the concept of oblique intention in criminal law and highlights the irrational elements in the current criminal law approach to harmful events caused by conducts which were not predetermined in order for them to occur, both in cases of negligence and of oblique intention.

In adesione alla pronuncia delle Sezioni Unite sul caso ThyssenKrupp, che esige per il dolo eventuale l'accertamento di un preciso stato psicologico rifiutandone descrizioni di tipo normativo, si evidenzia come la (prima) formula di Frank — secondo cui un dato soggetto avrebbe agito anche nella certezza di provocare l'evento non voluto — costituisca l'unica possibile definizione di tale stato psicologico: al pari, per esempio, di quanto può dirsi circa la formula della condicio sine qua non rispetto alla causalità. La formula di Frank, dunque, non esprime un criterio di accertamento, sebbene il principale, del dolo eventuale, cui dovrebbero affiancarsi altri indici, menzionati nella sentenza: tali indici, piuttosto, rappresentano i criteri necessari per accertare se sussista, oltre ogni ragionevole dubbio, ciò che richiede la formula di Frank in quanto definizione del dolo eventuale (nessuna definizione, infatti, è utilizzabile senza criteri di verifica). Simili criteri, in altre parole, non sono equipollenti, bensì funzionali, alla formula di Frank: del resto, se venissero utilizzati in modo autonomo ricondurrebbero a costruzioni normative del dolo. Sono analizzati, inoltre, i limiti attinenti alla configurabilità del dolo eventuale nei reati omissivi. Su queste basi l'elaborato pone in discussione, peraltro, il fatto stesso che sia davvero necessario il ricorso nel diritto penale alla categoria del dolo eventuale ed evidenzia gli elementi di irrazionalità riferibili all'attuale gestione penalistica degli eventi causati, nella colpa come nel dolo eventuale, da condotte che non siano state prescelte al fine del loro verificarsi.

Eusebi, L., Formula di Frank e dolo eventuale in Cass., S.U., 24 aprile 2014 (ThyssenKrupp), <<RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO E PROCEDURA PENALE>>, 2015; LVIII (2): 623-645 [http://hdl.handle.net/10807/67598]

Formula di Frank e dolo eventuale in Cass., S.U., 24 aprile 2014 (ThyssenKrupp)

Eusebi, Luciano
2015

Abstract

In adesione alla pronuncia delle Sezioni Unite sul caso ThyssenKrupp, che esige per il dolo eventuale l'accertamento di un preciso stato psicologico rifiutandone descrizioni di tipo normativo, si evidenzia come la (prima) formula di Frank — secondo cui un dato soggetto avrebbe agito anche nella certezza di provocare l'evento non voluto — costituisca l'unica possibile definizione di tale stato psicologico: al pari, per esempio, di quanto può dirsi circa la formula della condicio sine qua non rispetto alla causalità. La formula di Frank, dunque, non esprime un criterio di accertamento, sebbene il principale, del dolo eventuale, cui dovrebbero affiancarsi altri indici, menzionati nella sentenza: tali indici, piuttosto, rappresentano i criteri necessari per accertare se sussista, oltre ogni ragionevole dubbio, ciò che richiede la formula di Frank in quanto definizione del dolo eventuale (nessuna definizione, infatti, è utilizzabile senza criteri di verifica). Simili criteri, in altre parole, non sono equipollenti, bensì funzionali, alla formula di Frank: del resto, se venissero utilizzati in modo autonomo ricondurrebbero a costruzioni normative del dolo. Sono analizzati, inoltre, i limiti attinenti alla configurabilità del dolo eventuale nei reati omissivi. Su queste basi l'elaborato pone in discussione, peraltro, il fatto stesso che sia davvero necessario il ricorso nel diritto penale alla categoria del dolo eventuale ed evidenzia gli elementi di irrazionalità riferibili all'attuale gestione penalistica degli eventi causati, nella colpa come nel dolo eventuale, da condotte che non siano state prescelte al fine del loro verificarsi.
Italiano
Eusebi, L., Formula di Frank e dolo eventuale in Cass., S.U., 24 aprile 2014 (ThyssenKrupp), <<RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO E PROCEDURA PENALE>>, 2015; LVIII (2): 623-645 [http://hdl.handle.net/10807/67598]
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