George Nathaniel Curzon (1859-1925), Viceré dell’India, Segretario agli Esteri e – nella prima fase della vita – viaggiatore e scrittore prolifico, ha svolto un ruolo-chiave nella costruzione della Frontiera come problema politico e come luogo dell’“immaginario imperiale”. Dal viaggio in Russia e in Asia Centrale del 1888-89 alla Romanes Lecture del 1907, il suo prestigio e la sua influenza sono stati centrali nel fondere l’aspetto popolare del problema con i vincoli e le necessità dell’alta politica. La rapida ascesa nei circoli del potere e la durata della sua permanenza hanno contribuito a dare autorità alla sua visione e ad accrescerne l’influenza. Inserendosi in un ricco e commercialmente fortunato filone, nato negli anni immediatamente successivi alla prima guerra afgana, le opere di Curzon hanno ampiamente condizionato l’ultima fase della politica indiana, prima che lo scoppio della prima guerra mondiale riportasse verso l’Europa il pendolo degli interessi imperiali. Ad esse si lega, inoltre, l’idea della radicale ingovernabilità della Frontiera. Soprattutto, ad esse si lega l’idea di Frontiera come di un mondo a parte, retto da norme proprie, e abitato da una “razza” peculiare, radicalmente altra ma, al contempo, degna d’ammirazione proprio in virtù della fiera difesa di questa alterità. Nonostante l’evoluzione dello scenario internazionale, queste idee si dimostreranno durature. Incarnate nella separazione dei territori della Frontiera da quelli del Punjab, esse sarebbero traslate, in seguito, dall’immaginario imperiale britannico a una sorta di “consapevolezza condivisa”, che continua a strutturare la narrazione dell’area afgano-pakistana e dei popoli che la abitano. Più che le tracce sul terreno proprio la forza di questa “consapevolezza condivisa” attesta del peso dell’eredità imperiale. Un’eredità di cui è difficile liberarsi, sia al livello delle scelte politiche, sia delle rappresentazioni che queste scelte informano e sottendono.

Pastori, G., Il viaggio e la politica. Il Raj di George Nathaniel Curzon e la frontiera come “immaginario imperiale”, <<STORIA URBANA>>, 2015; 2015 (146): 95-113. [doi:10.3280/SU2015-146005] [http://hdl.handle.net/10807/67461]

Il viaggio e la politica. Il Raj di George Nathaniel Curzon e la frontiera come “immaginario imperiale”

Pastori, Gianluca
2015

Abstract

George Nathaniel Curzon (1859-1925), Viceré dell’India, Segretario agli Esteri e – nella prima fase della vita – viaggiatore e scrittore prolifico, ha svolto un ruolo-chiave nella costruzione della Frontiera come problema politico e come luogo dell’“immaginario imperiale”. Dal viaggio in Russia e in Asia Centrale del 1888-89 alla Romanes Lecture del 1907, il suo prestigio e la sua influenza sono stati centrali nel fondere l’aspetto popolare del problema con i vincoli e le necessità dell’alta politica. La rapida ascesa nei circoli del potere e la durata della sua permanenza hanno contribuito a dare autorità alla sua visione e ad accrescerne l’influenza. Inserendosi in un ricco e commercialmente fortunato filone, nato negli anni immediatamente successivi alla prima guerra afgana, le opere di Curzon hanno ampiamente condizionato l’ultima fase della politica indiana, prima che lo scoppio della prima guerra mondiale riportasse verso l’Europa il pendolo degli interessi imperiali. Ad esse si lega, inoltre, l’idea della radicale ingovernabilità della Frontiera. Soprattutto, ad esse si lega l’idea di Frontiera come di un mondo a parte, retto da norme proprie, e abitato da una “razza” peculiare, radicalmente altra ma, al contempo, degna d’ammirazione proprio in virtù della fiera difesa di questa alterità. Nonostante l’evoluzione dello scenario internazionale, queste idee si dimostreranno durature. Incarnate nella separazione dei territori della Frontiera da quelli del Punjab, esse sarebbero traslate, in seguito, dall’immaginario imperiale britannico a una sorta di “consapevolezza condivisa”, che continua a strutturare la narrazione dell’area afgano-pakistana e dei popoli che la abitano. Più che le tracce sul terreno proprio la forza di questa “consapevolezza condivisa” attesta del peso dell’eredità imperiale. Un’eredità di cui è difficile liberarsi, sia al livello delle scelte politiche, sia delle rappresentazioni che queste scelte informano e sottendono.
Italiano
Numero monografico, 'Viaggiatori, mercanti, pellegrini e avventurieri alla scoperta dell'Asia', a cura di M. Brunelli; contributi di M. Brunelli, P. Manduchi, R. Caroli, S. Piastra e G. Pastori; "Storia Urbana" è rivista di classe "A", Settore 14B2.
Pastori, G., Il viaggio e la politica. Il Raj di George Nathaniel Curzon e la frontiera come “immaginario imperiale”, <<STORIA URBANA>>, 2015; 2015 (146): 95-113. [doi:10.3280/SU2015-146005] [http://hdl.handle.net/10807/67461]
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