Aesthetics and choreology are closely intertwined knowledge fields. They both deal with objects which, though commonly understood, tend to escape a unique and inclusive comprehension. The undefined method of both aesthetics and choreology is a direct consequence of the complexity and heterogeneity of their own objects fields. Faced with a field as extensive as that of sensitive and artistic experience – which is a subject investigated by different disciplinary approaches – the possibility to define in a precise and stable way concepts belonging to aesthetics or choreology is very difficult. The aim of the essay is therefore to highlight the “boundless and crossing” character of these studies and to show how their comparison and sinergy can open toward prolific horizons of inquiry. More specifically, through the focus on their common foundation in the eighteenth century, we want focus on how dance constitutes an object of privileged (and exemplary) observation for the aesthetics and how, in turn, this branch of philosophy could help highlight and interrogate the theoretic capacity which lies enclosed in the evanescence, indefiniteness and corporeity of Terpsichore. Finally, we want to show how plotting this specification may bring fruitful suggestions for a style of thinking that – far from being immune or foreign to the clarity and distinction of the method – calls the attention of the scientific community – of yesterday and today – over the double movement inscribed in the very root of “logos”: the act of selection and choice, but also the collecting and merging that characterize every activity of the rational thought and, then, every authentic and fruitful search.

Estetica e coreologia sono regioni del sapere strettamente cointrecciate. Entrambe si occupano di oggetti che, seppure comunemente intesi, sfuggono a una comprensione univoca ed esaustiva. L’indefinitezza metodologica tanto della disciplina estetica quanto di quella coreologica non è che una diretta conseguenza di questa complessità ed eterogeneità dei rispettivi (e al tempo stesso concentrici) campi oggettuali. Di fronte a un terreno così vasto come quello dell’esperienza sensibile ed artistica, oggetto di approfondimento da parte di differenti sguardi disciplinari, la possibilità di definire in modo preciso e stabile concetti e metodologie propri solo ed esclusivamente della scienza estetica o di quella coreologica risulta quanto meno difficile. Scopo dell’intervento è dunque quello di mettere in luce il carattere “sconfinato e sconfinante” di simili studi e mostrare come dal loro confronto e dalla loro sinergia possano scaturire fecondi orizzonti d’indagine. Più nello specifico, attraverso la messa a fuoco della loro comune fondazione settecentesca, si vuole far emergere come la danza costituisca un oggetto di osservazione privilegiato (ed esemplare) per l’estetica e come, a sua volta, questo ramo della filosofia permetta di valorizzare e interrogare la portata teorica racchiusa nell’evanescenza, indefinitezza e corporeità di Tersicore. Infine si vuole mostrare come da questo intreccio disciplinare possano scaturire fecondi suggerimenti per uno stile di pensiero che lungi dall’essere immune o estraneo alla chiarezza e distinzione del metodo, riporta all’attenzione della comunità scientifica – di ieri e di oggi – il doppio movimento inscritto nella radice stessa di logos: ovvero il gesto di selezione e scelta, ma anche di raccolta e unione che caratterizza qualsiasi attività razionale del pensiero e funzione dichiarativa della parola e, dunque, ogni ricerca autentica e feconda.

Aimo, L., Sconfinamenti. Per uno stile di pensiero tra estetica e coreologia, <<DANZA E RICERCA>>, 2015; (6): 11-19 [http://hdl.handle.net/10807/66005]

Sconfinamenti. Per uno stile di pensiero tra estetica e coreologia

Aimo, Laura
2015

Abstract

Estetica e coreologia sono regioni del sapere strettamente cointrecciate. Entrambe si occupano di oggetti che, seppure comunemente intesi, sfuggono a una comprensione univoca ed esaustiva. L’indefinitezza metodologica tanto della disciplina estetica quanto di quella coreologica non è che una diretta conseguenza di questa complessità ed eterogeneità dei rispettivi (e al tempo stesso concentrici) campi oggettuali. Di fronte a un terreno così vasto come quello dell’esperienza sensibile ed artistica, oggetto di approfondimento da parte di differenti sguardi disciplinari, la possibilità di definire in modo preciso e stabile concetti e metodologie propri solo ed esclusivamente della scienza estetica o di quella coreologica risulta quanto meno difficile. Scopo dell’intervento è dunque quello di mettere in luce il carattere “sconfinato e sconfinante” di simili studi e mostrare come dal loro confronto e dalla loro sinergia possano scaturire fecondi orizzonti d’indagine. Più nello specifico, attraverso la messa a fuoco della loro comune fondazione settecentesca, si vuole far emergere come la danza costituisca un oggetto di osservazione privilegiato (ed esemplare) per l’estetica e come, a sua volta, questo ramo della filosofia permetta di valorizzare e interrogare la portata teorica racchiusa nell’evanescenza, indefinitezza e corporeità di Tersicore. Infine si vuole mostrare come da questo intreccio disciplinare possano scaturire fecondi suggerimenti per uno stile di pensiero che lungi dall’essere immune o estraneo alla chiarezza e distinzione del metodo, riporta all’attenzione della comunità scientifica – di ieri e di oggi – il doppio movimento inscritto nella radice stessa di logos: ovvero il gesto di selezione e scelta, ma anche di raccolta e unione che caratterizza qualsiasi attività razionale del pensiero e funzione dichiarativa della parola e, dunque, ogni ricerca autentica e feconda.
Italiano
Aimo, L., Sconfinamenti. Per uno stile di pensiero tra estetica e coreologia, <<DANZA E RICERCA>>, 2015; (6): 11-19 [http://hdl.handle.net/10807/66005]
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