INTRODUZIONE Rispetto alle generazioni precedenti, al giorno d’oggi i giovani si trovano ad affrontare difficoltà maggiori per quanto attiene al loro futuro. Da un lato tendono a prolungare la loro istruzione e a disertare molti lavori esecutivi, dall’altro le aziende riducono le nuove assunzioni creando ritardi e difficoltà occupazionali. Tutto ciò ha degli effetti sulla carriera lavorativa e, inoltre, ostacola lo sviluppo di un’identità personale adulta proprio negli anni in cui i giovani dovrebbero aprirsi a nuove esperienze e nuovi ruoli sociali. Ne consegue che molti di essi sono scoraggiati, attestati sul presente ed incapaci di porsi attivamente di fronte al futuro. Di fronte ad una tendenza generale, esistono naturalmente modalità diverse di reagire alle difficoltà: vi è chi si dà da fare attivamente in modo ragionevole, chi si limita a lamentarsi, chi sembra indifferente ed inerte “mollando tutto” ciò che ha deluso o minaccia di deludere. Non è facile comprendere i motivi delle diverse modalità di reazione e ancora più difficile comprendere quelli delle reazioni più positive. In altre parole, non è facile comprendere, prevedere e soprattutto modificare le capacità resilienti delle persone in quanto ciò coinvolge risorse personali, fattori economici e culturali, valori personali e lavorativi, ecc. Per questi motivi, abbiamo pensato di indagare un caso particolare di crisi giovanile: quella che si esprime nel prolungamento degli studi universitari. La domanda che ci siamo posti è: esistono strategia di coping che, più di altre, permettono di migliorare la capacità di affrontare le difficoltà che un percorso di studi universitari presenta e, di conseguenza, di aumentare la probabilità di un successo formativo? Il concetto di resilienza, che nelle scienze sociali indica la capacità di sviluppare fattori protettivi in grado di contrastare le conseguenze negative di situazioni difficili mantenendo l’integrità psicologica, risulta essere particolarmente utile a coloro che fanno ricerca e si occupano di fornire consulenze di orientamento in situazioni quali quella di nostro interesse. La letteratura scientifica, per spiegare il fenomeno, si è prevalentemente concentrata su cause non psicologiche, quali: genere ed etnia dello studente (Grandy, 1998; Leppel, 2002); servizi di supporto istituzionali (Lau, 2003); integrazione accademica e sociale (Beil, Reisen, and Zea, 1999); preparazione accademica pre-universitaria (Cambiano, Denny, and De Vore, 2000); supporto finanziario (Braunstein, McGrath, and Pescatrice, 2001; DesJardins, Ahlburg, and McCall, 2002). Più contenuti gli studi che hanno fatto riferimento a costrutti di personalità, tutti basati sull’utilizzo di strumenti e modelli già esistenti quale il Five Factor Model (Genders and Mallinckrodt, 1994; Lounsbury and Saudargas, Gibson, 2004; Davidson and Beck, 2007). METODO L’obiettivo della ricerca che verrà presentata è stato quello di avviare un processo di analisi del fenomeno a partire da dimensioni prettamente psicologiche che si suppone possano aumentare il grado di “resilienza” degli studenti verso le difficoltà affrontate durante gli studi universitari e, quindi, ridurre il rischio di abbandono. A tale proposito, si è proceduto con la conduzione di 2 focus group e di 10 interviste in profondità per identificare le criticità maggiormente affrontate dagli studenti e le caratteristiche personali caratterizzanti gli studenti che dimostravano maggiore capacità di farvi fronte. Il risultato è stata l’identificazione di 17 dimensioni per ognuna delle quali sono stati costruiti 5 item. RISULTATI La somministrazione dello strumento ad un campione di 140 studenti, dei quali circa 1/3 non in regola con gli studi a 4 anni dall’iscrizione ad uno dei corsi dell’Università Cattolica, ha permesso di identificare 15 scale con 4 item ciascuna che hanno dimostrato di avere buone caratteristiche psicometriche. Di queste, 10 sono risultate correlate positivamente con la media dei voti dei primi tre anni di università (r di Pearson statisticamente significativi con valori compresi tra .252 e .547) ed 11 di esse, grazie alla funzione ottenuta con Analisi Discriminante, hanno permesso di prevedere la condizione “In regola” vs “Non in regola” dell’86% degli studenti del campione. Come verifica della Validità Concorrente, è stata somministrata anche una versione italiana ottenuta con “backtranslation” del CYRM 28 – Child and Youth Resilience Measure (Liebenberg, Ungar, Van, 2012). Lo strumento, utilizzato per la prima volta in Italia, ha dimostrato però di non possedere validità di contenuto e caratteristiche psicometriche adeguate per poter essere utilizzato per un’indagine di questo tipo. DISCUSSIONE La ricerca, quindi, ha permesso di comprendere come dimensioni psicologiche non strettamente sovrapponibili a dimensioni di personalità classiche, quali Organizzazione del tempo, Valutazione dell'apprendimento, Rapporto con i compagni di studio, Senso di autoefficacia nello studio, Rapporto con i docenti e Motivazione intrinseca, possono spiegare una parte di varianza molto consistente nel processo di comprensione del fenomeno della dispersione universitaria.

Boerchi, D., Castelli, C., Quadrio, A., Prolungamento degli studi universitari: indicatori di coping e di resilienza, Abstract de <<XXVI Congresso AIP Sezione Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione. Pre-Atti.>>, (Milano, 19-21 September 2013 ), Vita e Pensiero, Milano 2013: 352-353 [http://hdl.handle.net/10807/46615]

Prolungamento degli studi universitari: indicatori di coping e di resilienza

Boerchi, Diego;Castelli, Cristina;Quadrio, Assunto
2013

Abstract

INTRODUZIONE Rispetto alle generazioni precedenti, al giorno d’oggi i giovani si trovano ad affrontare difficoltà maggiori per quanto attiene al loro futuro. Da un lato tendono a prolungare la loro istruzione e a disertare molti lavori esecutivi, dall’altro le aziende riducono le nuove assunzioni creando ritardi e difficoltà occupazionali. Tutto ciò ha degli effetti sulla carriera lavorativa e, inoltre, ostacola lo sviluppo di un’identità personale adulta proprio negli anni in cui i giovani dovrebbero aprirsi a nuove esperienze e nuovi ruoli sociali. Ne consegue che molti di essi sono scoraggiati, attestati sul presente ed incapaci di porsi attivamente di fronte al futuro. Di fronte ad una tendenza generale, esistono naturalmente modalità diverse di reagire alle difficoltà: vi è chi si dà da fare attivamente in modo ragionevole, chi si limita a lamentarsi, chi sembra indifferente ed inerte “mollando tutto” ciò che ha deluso o minaccia di deludere. Non è facile comprendere i motivi delle diverse modalità di reazione e ancora più difficile comprendere quelli delle reazioni più positive. In altre parole, non è facile comprendere, prevedere e soprattutto modificare le capacità resilienti delle persone in quanto ciò coinvolge risorse personali, fattori economici e culturali, valori personali e lavorativi, ecc. Per questi motivi, abbiamo pensato di indagare un caso particolare di crisi giovanile: quella che si esprime nel prolungamento degli studi universitari. La domanda che ci siamo posti è: esistono strategia di coping che, più di altre, permettono di migliorare la capacità di affrontare le difficoltà che un percorso di studi universitari presenta e, di conseguenza, di aumentare la probabilità di un successo formativo? Il concetto di resilienza, che nelle scienze sociali indica la capacità di sviluppare fattori protettivi in grado di contrastare le conseguenze negative di situazioni difficili mantenendo l’integrità psicologica, risulta essere particolarmente utile a coloro che fanno ricerca e si occupano di fornire consulenze di orientamento in situazioni quali quella di nostro interesse. La letteratura scientifica, per spiegare il fenomeno, si è prevalentemente concentrata su cause non psicologiche, quali: genere ed etnia dello studente (Grandy, 1998; Leppel, 2002); servizi di supporto istituzionali (Lau, 2003); integrazione accademica e sociale (Beil, Reisen, and Zea, 1999); preparazione accademica pre-universitaria (Cambiano, Denny, and De Vore, 2000); supporto finanziario (Braunstein, McGrath, and Pescatrice, 2001; DesJardins, Ahlburg, and McCall, 2002). Più contenuti gli studi che hanno fatto riferimento a costrutti di personalità, tutti basati sull’utilizzo di strumenti e modelli già esistenti quale il Five Factor Model (Genders and Mallinckrodt, 1994; Lounsbury and Saudargas, Gibson, 2004; Davidson and Beck, 2007). METODO L’obiettivo della ricerca che verrà presentata è stato quello di avviare un processo di analisi del fenomeno a partire da dimensioni prettamente psicologiche che si suppone possano aumentare il grado di “resilienza” degli studenti verso le difficoltà affrontate durante gli studi universitari e, quindi, ridurre il rischio di abbandono. A tale proposito, si è proceduto con la conduzione di 2 focus group e di 10 interviste in profondità per identificare le criticità maggiormente affrontate dagli studenti e le caratteristiche personali caratterizzanti gli studenti che dimostravano maggiore capacità di farvi fronte. Il risultato è stata l’identificazione di 17 dimensioni per ognuna delle quali sono stati costruiti 5 item. RISULTATI La somministrazione dello strumento ad un campione di 140 studenti, dei quali circa 1/3 non in regola con gli studi a 4 anni dall’iscrizione ad uno dei corsi dell’Università Cattolica, ha permesso di identificare 15 scale con 4 item ciascuna che hanno dimostrato di avere buone caratteristiche psicometriche. Di queste, 10 sono risultate correlate positivamente con la media dei voti dei primi tre anni di università (r di Pearson statisticamente significativi con valori compresi tra .252 e .547) ed 11 di esse, grazie alla funzione ottenuta con Analisi Discriminante, hanno permesso di prevedere la condizione “In regola” vs “Non in regola” dell’86% degli studenti del campione. Come verifica della Validità Concorrente, è stata somministrata anche una versione italiana ottenuta con “backtranslation” del CYRM 28 – Child and Youth Resilience Measure (Liebenberg, Ungar, Van, 2012). Lo strumento, utilizzato per la prima volta in Italia, ha dimostrato però di non possedere validità di contenuto e caratteristiche psicometriche adeguate per poter essere utilizzato per un’indagine di questo tipo. DISCUSSIONE La ricerca, quindi, ha permesso di comprendere come dimensioni psicologiche non strettamente sovrapponibili a dimensioni di personalità classiche, quali Organizzazione del tempo, Valutazione dell'apprendimento, Rapporto con i compagni di studio, Senso di autoefficacia nello studio, Rapporto con i docenti e Motivazione intrinseca, possono spiegare una parte di varianza molto consistente nel processo di comprensione del fenomeno della dispersione universitaria.
Italiano
XXVI Congresso AIP Sezione Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione. Pre-Atti.
XXVI Congresso AIP Sezione Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione. Pre-Atti.
Milano
19-set-2013
21-set-2013
9788834326572
Boerchi, D., Castelli, C., Quadrio, A., Prolungamento degli studi universitari: indicatori di coping e di resilienza, Abstract de <<XXVI Congresso AIP Sezione Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione. Pre-Atti.>>, (Milano, 19-21 September 2013 ), Vita e Pensiero, Milano 2013: 352-353 [http://hdl.handle.net/10807/46615]
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