SUMMARY The patient and the enemy. Ethical and antropological issues on the social use of medicine. The article is a philosophical reflection about the predictive medicine, a new form of medicine which could become an insurmountable oracular truth, when the disease is reflected culturally in processes of exclusion and negati- ve acknowledgment, processes that identify definitively the human being with his organic damage. A cultural risk, moreover, that enmity respect to the patient, in which key policy intends in terms of citizenship fragile, as for example the face of attempts to exploit the new methodologies of deep rea- ding of the person. Ability to predict that, in its practical applications, puts us in front of many problematic aspect, even unpublished. There is thus the pos- USO SOCIALE DELLA MEDICINA Medicina e Morale 2012/4 587 A. PAPA sibility that the therapeutic action itself is concerned to respond to the needs of a mere medicalization with the sole aim of satisfying the criteria of pro- ductivity functional into a social welfare-related health linked to bio-organic interpretative models of the human person. Hence the implosion of the same concepts of disease and sick, so the disease is understood as a private fact and social debitum even when only presumed and waiting and on the other the sick person seen as dysfunctional, not worthy of friendship and social so- lidarity that is, as a kind of public enemy. Which, on a political level, results in a loss of citizenship. In new and more complex scenarios of diagnostic medicine – in front ofthe legacy genetics and compared to the so-called bio- politics – this raises the problem of citizenship as an emergency fragile and vulnerable citizen, because of the prevalence of reading the image of gene- tics’ human being represented by the comparison of screening, diagnostic te- sts and risk profiles.

L’articolo è una riflessione filosofica intorno alla medicina predittiva; una nuova forma di indagine medica che rischia di diventare un’insormontabile verità oracolare, allorquando la malattia si traduce culturalmente in processi di esclusione e di riconoscimento negativo: processi che identificano definiti- vamente l’essere umano con il suo danno organico. Rischio culturale, inoltre, quello dell’inimicizia rispetto al malato, che in chiave politica si ripropone in termini di cittadinanza fragile, come per esempio accade con i tentativi di strumentalizzare le nuove metodologie di lettura profonda della persona. Una capacità di predizione che, nelle sue applicazioni pratiche, ci mette perciò di fronte a non pochi aspetti problematici, persino inediti. Si profila, cosicché, la possibilità che l’azione terapeutica stessa sia esautorata per rispondere a esigenze di una mera medicalizzazione e che questa abbia, in effetti, come unico obiettivo quello di soddisfare solo meri criteri di produttività funziona- le, all’interno di un progetto sociale sanitario legato a modelli interpretativi bio-organici della persona umana. Da qui l’implosione degli stessi concetti di malattia e di malato, la malattia è, infatti, intesa come fatto privato e debitum sociale, anche quando solo presunta e attesa, e la persona malata viene ad es- sere intesa come disfunzionale, non degna di amicizia e solidarietà sociale, cioè come una sorta di nemico pubblico. Il che, su un piano politico, si risol- ve inevitabilmente in una perdita di cittadinanza attiva. Nei nuovi e più com- plessi scenari della medicina diagnostica – rispetto all’eredità genetica e ri- spetto alla cosiddetta biopolitica – si pone allora come un’emergenza il pro- blema della cittadinanza fragile e del cittadino vulnerabile, a causa del preva- lere della lettura dell’immagine genetica dell’essere umano rappresentato, oramai, mediante la comparazione di screening, test diagnostici e profili di rischio.

Papa, A., Il malato e il nemico. Questioni etiche e antropologiche dell’uso sociale della medicina, <<MEDICINA E MORALE>>, 2012; (4): 571-588 [http://hdl.handle.net/10807/41865]

Il malato e il nemico. Questioni etiche e antropologiche dell’uso sociale della medicina

Papa, Alessandra
2012

Abstract

L’articolo è una riflessione filosofica intorno alla medicina predittiva; una nuova forma di indagine medica che rischia di diventare un’insormontabile verità oracolare, allorquando la malattia si traduce culturalmente in processi di esclusione e di riconoscimento negativo: processi che identificano definiti- vamente l’essere umano con il suo danno organico. Rischio culturale, inoltre, quello dell’inimicizia rispetto al malato, che in chiave politica si ripropone in termini di cittadinanza fragile, come per esempio accade con i tentativi di strumentalizzare le nuove metodologie di lettura profonda della persona. Una capacità di predizione che, nelle sue applicazioni pratiche, ci mette perciò di fronte a non pochi aspetti problematici, persino inediti. Si profila, cosicché, la possibilità che l’azione terapeutica stessa sia esautorata per rispondere a esigenze di una mera medicalizzazione e che questa abbia, in effetti, come unico obiettivo quello di soddisfare solo meri criteri di produttività funziona- le, all’interno di un progetto sociale sanitario legato a modelli interpretativi bio-organici della persona umana. Da qui l’implosione degli stessi concetti di malattia e di malato, la malattia è, infatti, intesa come fatto privato e debitum sociale, anche quando solo presunta e attesa, e la persona malata viene ad es- sere intesa come disfunzionale, non degna di amicizia e solidarietà sociale, cioè come una sorta di nemico pubblico. Il che, su un piano politico, si risol- ve inevitabilmente in una perdita di cittadinanza attiva. Nei nuovi e più com- plessi scenari della medicina diagnostica – rispetto all’eredità genetica e ri- spetto alla cosiddetta biopolitica – si pone allora come un’emergenza il pro- blema della cittadinanza fragile e del cittadino vulnerabile, a causa del preva- lere della lettura dell’immagine genetica dell’essere umano rappresentato, oramai, mediante la comparazione di screening, test diagnostici e profili di rischio.
Italiano
Papa, A., Il malato e il nemico. Questioni etiche e antropologiche dell’uso sociale della medicina, <<MEDICINA E MORALE>>, 2012; (4): 571-588 [http://hdl.handle.net/10807/41865]
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