Bioethical debates on the plan of removing the “casualty of origin” through genetic technology have raised the crucial issue of the place to be left to man’s autonomy in our techno-scientific era. However, in such philosophical debates, rarely grounded and often merely fantascientific, one fact clearly emerges: in the field of human reproduction there’s something that today, unlike in the past, may be at least partially determined by technology. So, today we are facing with a broadening of the decision “space”. Now, to what extend does the link between responsibility-knowledge-decision function when it comes to human reproduction? The radical novelty of each newborn underlines the falseness of every expectation to plan a child, at the same time highlighting a fundamental feature of the human action. So, drawing from a bioethical analysis, this essay focuses on the relation between knowledge and decision in order to determine whether and to what extend are our decisions supported by an adequate knowledge as well as to test the assumption proposed by Derrida, according to which we truly decide only when we don’t know in advance what we should do or what is convenient for us to do. Is it true that knowledge as such could revoke our possibility to decide? What does the unpredictable nature of each newborn teach us about our own decisions? These are some of the questions we would like to answer in the present essay.

I dibattiti bioetici sul progetto di eliminare la “casualità dell’origine”, attraverso la tecnologia genetica, hanno posto al centro dell’analisi la questione dello spazio da lasciare all’autonomia dell’uomo nell’epoca della tecnoscienza. In queste discussioni filosofiche, spesso solo fantascientifiche, fa capolino, tuttavia, un fatto: una parte di quanto, nell’ambito della generazione umana, prima non poteva essere oggetto di decisione, oggi attraverso la tecnologia può in una certa misura esserlo. Ci troviamo di fronte, così, ad un ampliamento dello spazio di ciò che può essere deciso. Ma sino a che punto il nesso responsabilità-sapere-decisione è possibile quando si parla di generazione? La novità radicale di ogni generato, mentre dice la falsità di ogni pretesa esaustiva di programmazione del figlio, allo stesso tempo illumina qualcosa di fondamentale dell’azione umana. Sul filo dell’analisi bioetica, il saggio si concentra, così, sul rapporto tra sapere e decisione per vedere, non solo in che misura le nostre decisioni possano poggiare su un sapere adeguato, ma se sia vera quella ricostruzione, promossa da Derrida, per cui si decide in senso proprio solo quando non si sa in anticipo che cosa si deve, o sia conveniente, fare. Davvero il sapere annulla come tale la decisione? Che cosa ci insegna la natura stessa imprevedibile di ogni figlio a proposito delle nostre scelte? Sono queste alcune delle domande a cui il saggio cerca di dare risposta.

Musio, A., Il “pathos” della decisione: una lettura filosoficaattraverso la generazione, <<MEDICINA E MORALE>>, 2012; (5/2012): 713-731 [http://hdl.handle.net/10807/36695]

Il “pathos” della decisione: una lettura filosofica attraverso la generazione

Musio, Alessio
2012

Abstract

I dibattiti bioetici sul progetto di eliminare la “casualità dell’origine”, attraverso la tecnologia genetica, hanno posto al centro dell’analisi la questione dello spazio da lasciare all’autonomia dell’uomo nell’epoca della tecnoscienza. In queste discussioni filosofiche, spesso solo fantascientifiche, fa capolino, tuttavia, un fatto: una parte di quanto, nell’ambito della generazione umana, prima non poteva essere oggetto di decisione, oggi attraverso la tecnologia può in una certa misura esserlo. Ci troviamo di fronte, così, ad un ampliamento dello spazio di ciò che può essere deciso. Ma sino a che punto il nesso responsabilità-sapere-decisione è possibile quando si parla di generazione? La novità radicale di ogni generato, mentre dice la falsità di ogni pretesa esaustiva di programmazione del figlio, allo stesso tempo illumina qualcosa di fondamentale dell’azione umana. Sul filo dell’analisi bioetica, il saggio si concentra, così, sul rapporto tra sapere e decisione per vedere, non solo in che misura le nostre decisioni possano poggiare su un sapere adeguato, ma se sia vera quella ricostruzione, promossa da Derrida, per cui si decide in senso proprio solo quando non si sa in anticipo che cosa si deve, o sia conveniente, fare. Davvero il sapere annulla come tale la decisione? Che cosa ci insegna la natura stessa imprevedibile di ogni figlio a proposito delle nostre scelte? Sono queste alcune delle domande a cui il saggio cerca di dare risposta.
ita
Musio, A., Il “pathos” della decisione: una lettura filosoficaattraverso la generazione, <>, 2012; (5/2012): 713-731 [http://hdl.handle.net/10807/36695]
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Pathos decisione_ridotto.pdf

accesso aperto

Descrizione: Estratto dell'articolo
Dimensione 99.31 kB
Formato Adobe PDF
99.31 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10807/36695
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact