La sterilità, intesa come incapacità a concepire dopo un anno di rapporti sessuali senza adozione di misure contraccettive, interessa il 3,5-16,7% delle coppie nei Paesi sviluppati: circa una coppia su 10 si rivolge quindi al medico a causa di problemi di sterilità. A contribuire al problema ritroviamo cause sia femminili che maschili anche se nel 5-15% dei casi la sterilità rimane di origine sconosciuta. Tra le cause femminili che comportano anovularietà la più frequente è rappresentata dalla sindrome dell’ovaio policistico che può arrivare a interessare 1 su 7 donne ed è responsabile del 70% dei casi di sterilità. Tra le cause maschili, l’insufficienza testicolare primaria contribuisce al 75% dei casi di sterilità. L’età avanzata, l’assunzione di alcool, l’abitudine al fumo e un peso corporeo eccessivamente elevato o ridotto costituiscono anch’essi fattori in grado di influenzare la fecondabilità. L’approccio alla coppia sterile prevede un percorso a diversi stadi con esami di primo livello e raccomandazioni di ordine generale cui possono seguire accertamenti di secondo livello e il riferimento ai Centri che offrono servizi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). L’accesso ai Centri di PMA è progressivamente aumentato nel corso degli anni (da 46.519 coppie trattate nel 2005 a 63.840 nel 2009); nel 2009, 20.315 coppie hanno fatto ricorso a tecniche di primo livello (inseminazione semplice) e 39.761 coppie a tecniche di secondo e terzo livello. Le tecniche di PMA prevedono l’avvio di protocolli di induzione della crescita follicolare multipla (ICFM) in cui vengono utilizzati generalmente FSH, LH e gli analoghi agonisti del GnRH. L’ICFM rappresenta la prima tappa di un percorso che prevede anche il prelievo dei gameti maschili, il loro trattamento e il loro utilizzo nell’ambito di tecniche di inseminazione artificiale intrauterina o di fecondazione in vitro.

De Waure, C., Di Nardo, F., Sferrazza, A., Cadeddu, C., Nicolotti, N., Gualano, M. R., La Torre, G., Lombardo, F., Lenzi, A., Ricciardi, G., Analisi del contesto di applicazione della tecnologia, <<Quadreni dell'Italian Journal of Public Health>>, 2012; (1): 2-15 [http://hdl.handle.net/10807/36535]

Analisi del contesto di applicazione della tecnologia

De Waure, Chiara;Di Nardo, Francesco;Sferrazza, Antonella;Cadeddu, Chiara;Nicolotti, Nicola;Gualano, Maria Rosaria;La Torre, Giuseppe;Ricciardi, Gualtiero
2012

Abstract

La sterilità, intesa come incapacità a concepire dopo un anno di rapporti sessuali senza adozione di misure contraccettive, interessa il 3,5-16,7% delle coppie nei Paesi sviluppati: circa una coppia su 10 si rivolge quindi al medico a causa di problemi di sterilità. A contribuire al problema ritroviamo cause sia femminili che maschili anche se nel 5-15% dei casi la sterilità rimane di origine sconosciuta. Tra le cause femminili che comportano anovularietà la più frequente è rappresentata dalla sindrome dell’ovaio policistico che può arrivare a interessare 1 su 7 donne ed è responsabile del 70% dei casi di sterilità. Tra le cause maschili, l’insufficienza testicolare primaria contribuisce al 75% dei casi di sterilità. L’età avanzata, l’assunzione di alcool, l’abitudine al fumo e un peso corporeo eccessivamente elevato o ridotto costituiscono anch’essi fattori in grado di influenzare la fecondabilità. L’approccio alla coppia sterile prevede un percorso a diversi stadi con esami di primo livello e raccomandazioni di ordine generale cui possono seguire accertamenti di secondo livello e il riferimento ai Centri che offrono servizi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). L’accesso ai Centri di PMA è progressivamente aumentato nel corso degli anni (da 46.519 coppie trattate nel 2005 a 63.840 nel 2009); nel 2009, 20.315 coppie hanno fatto ricorso a tecniche di primo livello (inseminazione semplice) e 39.761 coppie a tecniche di secondo e terzo livello. Le tecniche di PMA prevedono l’avvio di protocolli di induzione della crescita follicolare multipla (ICFM) in cui vengono utilizzati generalmente FSH, LH e gli analoghi agonisti del GnRH. L’ICFM rappresenta la prima tappa di un percorso che prevede anche il prelievo dei gameti maschili, il loro trattamento e il loro utilizzo nell’ambito di tecniche di inseminazione artificiale intrauterina o di fecondazione in vitro.
ita
De Waure, C., Di Nardo, F., Sferrazza, A., Cadeddu, C., Nicolotti, N., Gualano, M. R., La Torre, G., Lombardo, F., Lenzi, A., Ricciardi, G., Analisi del contesto di applicazione della tecnologia, <>, 2012; (1): 2-15 [http://hdl.handle.net/10807/36535]
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