La crisi dell’economia mondiale ha fatto scendere drammaticamente i fatturati e l’export ma il morale degli imprenditori del “made in Italy” non deve scendere sotto i tacchi. Infatti, l’industria italiana possiede le capacità per reagire. Da tempo sosteniamo che l’Italia è uno dei Paesi che sta dando più segnali di resistenza nel corso di questa crisi economica globale. Le statistiche trimestrali, infatti, mostrano chiaramente che i Paesi più fondati sull’economia “reale” e con meno debiti delle famiglie (Italia, Francia, Germania, per limitarci all’Europa) vanno molto meglio di quelli che negli scorsi anni hanno fatto troppa finanza e speculazione immobiliare e le cui famiglie sono tuttora molto indebitate (Gran Bretagna e Spagna). Affermare le maggiori capacità di resistenza del nostro Paese non significa tuttavia sottovalutare le difficoltà a cui anche l’Italia dovrà far fronte a causa dei tempi lunghi della ripresa mondiale e del suo debole profilo: difficoltà nostrane che risiedono soprattutto nel rischio di mortalità di un elevato numero di piccole e medie imprese strette tra il calo degli ordini e il credit crunch, specialmente nell’indotto, nonché nell’aumento del numero dei disoccupati (sia pure in misura inferiore agli altri Paesi), specialmente nell’ambito dei lavoratori cosiddetti “precari”. Le riforme strutturali sono importanti e vanno avviate non appena possibile, ma produrranno risultati apprezzabili sul sistema soltanto in tempi medio-lunghi.

Fortis, M., Carminati, M., Distretti made in Italy: come resistere alla crisi, <<IL PONTE>>, 2010; (Gennaio): 84-89 [http://hdl.handle.net/10807/34757]

Distretti made in Italy: come resistere alla crisi

Fortis, Marco;Carminati, Monica
2010

Abstract

La crisi dell’economia mondiale ha fatto scendere drammaticamente i fatturati e l’export ma il morale degli imprenditori del “made in Italy” non deve scendere sotto i tacchi. Infatti, l’industria italiana possiede le capacità per reagire. Da tempo sosteniamo che l’Italia è uno dei Paesi che sta dando più segnali di resistenza nel corso di questa crisi economica globale. Le statistiche trimestrali, infatti, mostrano chiaramente che i Paesi più fondati sull’economia “reale” e con meno debiti delle famiglie (Italia, Francia, Germania, per limitarci all’Europa) vanno molto meglio di quelli che negli scorsi anni hanno fatto troppa finanza e speculazione immobiliare e le cui famiglie sono tuttora molto indebitate (Gran Bretagna e Spagna). Affermare le maggiori capacità di resistenza del nostro Paese non significa tuttavia sottovalutare le difficoltà a cui anche l’Italia dovrà far fronte a causa dei tempi lunghi della ripresa mondiale e del suo debole profilo: difficoltà nostrane che risiedono soprattutto nel rischio di mortalità di un elevato numero di piccole e medie imprese strette tra il calo degli ordini e il credit crunch, specialmente nell’indotto, nonché nell’aumento del numero dei disoccupati (sia pure in misura inferiore agli altri Paesi), specialmente nell’ambito dei lavoratori cosiddetti “precari”. Le riforme strutturali sono importanti e vanno avviate non appena possibile, ma produrranno risultati apprezzabili sul sistema soltanto in tempi medio-lunghi.
Italiano
Fortis, M., Carminati, M., Distretti made in Italy: come resistere alla crisi, <<IL PONTE>>, 2010; (Gennaio): 84-89 [http://hdl.handle.net/10807/34757]
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