Il vuoto è spesso inteso come privazione, assenza, negazione dell’essere. Nella tradizione metafisica occidentale, il nulla è stato sovente pensato come ciò che si oppone all’essere, come un limite o una mancanza. Tuttavia, nella ri- flessione contemporanea e nel dialogo con la filosofia orientale, il vuoto assume una diversa configurazione: non più pura assenza, ma campo di possibilità, matrice dinamica, forma potenziale. Questo saggio intende esplorare il vuoto come forma potenziale dell’opera d’arte, in particolare a partire dall’opera del pittore Francis Bacon e dal pensiero di Gilles Deleuze, intrecciando tali prospettive con alcune linee della filosofia indiana e orientale, in particolare la nozione buddhista di śūnyatā e la concezione taoista del vuoto come efficacia. L’ipotesi di fondo è che l’arte non si limiti a riempire uno spazio, ma crei zone di vuoto, intervalli intensivi in cui la potenza del gesto artistico si condensa e si rende operativa.

Ferrario, G., STENOGRAFIA DEL VUOTO. L’OPERA D’ARTE COME INTERVALLO INTENSIVO, <<ITINERA>>, 2025; 2025 (31): 168-175. [doi:10.54103/2039-9251/32300] [https://hdl.handle.net/10807/346819]

STENOGRAFIA DEL VUOTO. L’OPERA D’ARTE COME INTERVALLO INTENSIVO

Ferrario, Giovanni
2026

Abstract

Il vuoto è spesso inteso come privazione, assenza, negazione dell’essere. Nella tradizione metafisica occidentale, il nulla è stato sovente pensato come ciò che si oppone all’essere, come un limite o una mancanza. Tuttavia, nella ri- flessione contemporanea e nel dialogo con la filosofia orientale, il vuoto assume una diversa configurazione: non più pura assenza, ma campo di possibilità, matrice dinamica, forma potenziale. Questo saggio intende esplorare il vuoto come forma potenziale dell’opera d’arte, in particolare a partire dall’opera del pittore Francis Bacon e dal pensiero di Gilles Deleuze, intrecciando tali prospettive con alcune linee della filosofia indiana e orientale, in particolare la nozione buddhista di śūnyatā e la concezione taoista del vuoto come efficacia. L’ipotesi di fondo è che l’arte non si limiti a riempire uno spazio, ma crei zone di vuoto, intervalli intensivi in cui la potenza del gesto artistico si condensa e si rende operativa.
2026
Italiano
Ferrario, G., STENOGRAFIA DEL VUOTO. L’OPERA D’ARTE COME INTERVALLO INTENSIVO, <<ITINERA>>, 2025; 2025 (31): 168-175. [doi:10.54103/2039-9251/32300] [https://hdl.handle.net/10807/346819]
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10807/346819
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact