La trasformazione digitale viene spesso associata ad automazione, piattaforme e intelligenza artificiale. È una narrazione che spiega solo in parte ciò che accade nell’artigianato urbano e nei negozi di quartiere, ovvero nell’economia di prossimità, dove il valore nasce dalla fiducia, dalla riconoscibilità e dalla continuità delle relazioni sociali. L’economia di prossimità fa riferimento a un tessuto socioeconomico che si basa su relazioni sociali di vicinato, radicate nella dimensione di territoriale del quartiere.Le attività economiche funzionano come presidi, non semplici luoghi di acquisto, ma spazi in cui si generano relazioni sociali e appartenenza. In questo ambito il digitale può essere funzionale a raggiungere clienti lontani, ma anche a rafforzare il rapporto con chi vive vicino. Un post sui social per raccontare una storia, una chat per chiedere disponibilità di un prodotto, una newsletter per annunciare un evento diventano strumenti ordinari attraverso cui le relazioni locali si estendono online. La tecnologia diventa così un’infrastruttura che rafforza la relazione quotidiana.Non sostituisce il rapporto faccia a faccia, ma lo accompagna. Non cancella la prossimità, ma la porta su una dimensione altra, digitale, dalla quale può poi riagganciarsi al territorio. Da un lato i social network e gli strumenti di messaggistica istantanea permettono alle attività artigianali e commerciali nei quartieri di incontrare clienti che si trovano fuori dal loro bacino immediato. Un’attività locale può farsi conoscere da pubblici più ampi, raccontare prodotti, servizi e valori oltre i confini della strada in cui si trova. Dall’altro lato, gli stessi strumenti rafforzano le relazioni di prossimità già esistenti. Il cliente che conosce l’attività offline continua a seguirla online, partecipa alle sue iniziative, commenta, condivide, prenota, chiede informazioni. In questo movimento, il digitale porta la relazione fuori dallo spazio fisico dell’attività, ma non necessariamente fuori dal territorio. La particolarità è che qui il consumatore è anche cittadino. Quando sostiene online un’attività del proprio quartiere, non esprime soltanto una preferenza commerciale. Dichiara anche un’appartenenza al luogo. Partecipare alla community digitale di un’attività di prossimità può diventare un modo per riconoscersi in una certa idea di quartiere, più vicino, più abitato. Alcune città italiane, come Milano e Bari, stanno iniziando a interrogarsi su come sostenere un commercio di prossimità capace di innovare senza perdere identità, attraverso politiche innovative e piani dedicati. La questione non riguarda soltanto la sopravvivenza economica dei piccoli esercizi. Riguarda la qualità urbana, fatta di strade frequentate, quartieri vivi, servizi accessibili e luoghi in cui la dimensione economica produce anche coesione sociale. Un primo studio sul tema, pubblicato sulla rivista scientifica «Societies», mostra come molte realtà di quartiere usino questi strumenti in modo informale, intermittente, spesso senza strategie strutturate. Il digitale resta una risorsa adattiva più che una funzione organizzativa stabile. L’e-commerce resta secondario; la comunicazione digitale è affidata al titolare, a un collaboratore, talvolta all’improvvisazione. Questa fragilità non rende il fenomeno marginale. Al contrario, ne rivela la specificità. Il digitale di prossimità non segue la logica delle grandi piattaforme, ma procede per adattamenti, tentativi, soluzioni semplici. Rispondere a un messaggio, raccontare un prodotto, coinvolgere i clienti in un’iniziativa locale sono pratiche minute. È una digitalizzazione meno spettacolare, ma più aderente alla vita quotidiana dei quartieri. La sfida è non misurare la digitalizzazione con parametri pensati per altri modelli.Se si guarda alla capacità di produrre fiducia, servizi personalizzati e appartenenza urbana, allora il digitale non elimina la relazione faccia a faccia, la accompagna; non riduce le relazioni sociali, le amplifica. In un’economia sempre più mediata da piattaforme impersonali, il commercio e l’artigianato di prossimità mostrano che innovare può voler dire anche rendere più forte un legame già esistente. Non scalare, ma radicarsi meglio, trasformando la prossimità in una risorsa capace di parlare anche online. https://24plus.ilsole24ore.com/art/come-digitale-rafforza-legami-i-negozi-quartiere-AIUGfX8C

Manzo, C., Come il digitale rafforza i legami con i negozi di quartiere, <<IL SOLE 24 ORE>>, 2026-05-19 [https://hdl.handle.net/10807/342576]

Come il digitale rafforza i legami con i negozi di quartiere

Manzo, Cecilia
2026

Abstract

La trasformazione digitale viene spesso associata ad automazione, piattaforme e intelligenza artificiale. È una narrazione che spiega solo in parte ciò che accade nell’artigianato urbano e nei negozi di quartiere, ovvero nell’economia di prossimità, dove il valore nasce dalla fiducia, dalla riconoscibilità e dalla continuità delle relazioni sociali. L’economia di prossimità fa riferimento a un tessuto socioeconomico che si basa su relazioni sociali di vicinato, radicate nella dimensione di territoriale del quartiere.Le attività economiche funzionano come presidi, non semplici luoghi di acquisto, ma spazi in cui si generano relazioni sociali e appartenenza. In questo ambito il digitale può essere funzionale a raggiungere clienti lontani, ma anche a rafforzare il rapporto con chi vive vicino. Un post sui social per raccontare una storia, una chat per chiedere disponibilità di un prodotto, una newsletter per annunciare un evento diventano strumenti ordinari attraverso cui le relazioni locali si estendono online. La tecnologia diventa così un’infrastruttura che rafforza la relazione quotidiana.Non sostituisce il rapporto faccia a faccia, ma lo accompagna. Non cancella la prossimità, ma la porta su una dimensione altra, digitale, dalla quale può poi riagganciarsi al territorio. Da un lato i social network e gli strumenti di messaggistica istantanea permettono alle attività artigianali e commerciali nei quartieri di incontrare clienti che si trovano fuori dal loro bacino immediato. Un’attività locale può farsi conoscere da pubblici più ampi, raccontare prodotti, servizi e valori oltre i confini della strada in cui si trova. Dall’altro lato, gli stessi strumenti rafforzano le relazioni di prossimità già esistenti. Il cliente che conosce l’attività offline continua a seguirla online, partecipa alle sue iniziative, commenta, condivide, prenota, chiede informazioni. In questo movimento, il digitale porta la relazione fuori dallo spazio fisico dell’attività, ma non necessariamente fuori dal territorio. La particolarità è che qui il consumatore è anche cittadino. Quando sostiene online un’attività del proprio quartiere, non esprime soltanto una preferenza commerciale. Dichiara anche un’appartenenza al luogo. Partecipare alla community digitale di un’attività di prossimità può diventare un modo per riconoscersi in una certa idea di quartiere, più vicino, più abitato. Alcune città italiane, come Milano e Bari, stanno iniziando a interrogarsi su come sostenere un commercio di prossimità capace di innovare senza perdere identità, attraverso politiche innovative e piani dedicati. La questione non riguarda soltanto la sopravvivenza economica dei piccoli esercizi. Riguarda la qualità urbana, fatta di strade frequentate, quartieri vivi, servizi accessibili e luoghi in cui la dimensione economica produce anche coesione sociale. Un primo studio sul tema, pubblicato sulla rivista scientifica «Societies», mostra come molte realtà di quartiere usino questi strumenti in modo informale, intermittente, spesso senza strategie strutturate. Il digitale resta una risorsa adattiva più che una funzione organizzativa stabile. L’e-commerce resta secondario; la comunicazione digitale è affidata al titolare, a un collaboratore, talvolta all’improvvisazione. Questa fragilità non rende il fenomeno marginale. Al contrario, ne rivela la specificità. Il digitale di prossimità non segue la logica delle grandi piattaforme, ma procede per adattamenti, tentativi, soluzioni semplici. Rispondere a un messaggio, raccontare un prodotto, coinvolgere i clienti in un’iniziativa locale sono pratiche minute. È una digitalizzazione meno spettacolare, ma più aderente alla vita quotidiana dei quartieri. La sfida è non misurare la digitalizzazione con parametri pensati per altri modelli.Se si guarda alla capacità di produrre fiducia, servizi personalizzati e appartenenza urbana, allora il digitale non elimina la relazione faccia a faccia, la accompagna; non riduce le relazioni sociali, le amplifica. In un’economia sempre più mediata da piattaforme impersonali, il commercio e l’artigianato di prossimità mostrano che innovare può voler dire anche rendere più forte un legame già esistente. Non scalare, ma radicarsi meglio, trasformando la prossimità in una risorsa capace di parlare anche online. https://24plus.ilsole24ore.com/art/come-digitale-rafforza-legami-i-negozi-quartiere-AIUGfX8C
Italiano
19-mag-2026
Manzo, C., Come il digitale rafforza i legami con i negozi di quartiere, <<IL SOLE 24 ORE>>, 2026-05-19 [https://hdl.handle.net/10807/342576]
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10807/342576
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact