Introduzione. I professionisti della relazione d’aiuto che vivono e operano in contesti di guerra sono esposti a un elevato rischio di sviluppare esiti psicologici negativi; tuttavia, numerose evidenze mostrano la capacità di mantenere un funzionamento resiliente anche in condizioni estreme. La letteratura ha progressivamente abbandonato una concezione statica della resilienza, privilegiando approcci che ne evidenziano la natura dinamica e processuale. In tale prospettiva, risulta centrale l’individuazione dei meccanismi che supportano l’adattamento positivo in situazioni critiche. Studi condotti in scenari bellici hanno identificato tra i meccanismi rilevanti la presenza e la ricerca di una riformulazione cognitiva positiva (positive reframing), l’empowerment, il senso di agency e le relazioni supportive. Tuttavia, resta ancora limitata la comprensione di quali tra questi meccanismi rivestano un ruolo centrale nel sostenere la resilienza quotidiana degli operatori. Il presente studio si propone di esplorare tali meccanismi in un gruppo di professionisti ucraini. Metodo. Il campione è composto da 66 operatori ucraini impegnati in progetti di protezione dell’infanzia e della comunità e di educazione in aree direttamente colpite dal conflitto. I partecipanti hanno preso parte a uno diary study della durata di 30 giorni, completando due volte al giorno (mattina e sera) un questionario composto da 5 item relativi a differenti dimensioni della resilienza. Per analizzare le interazioni tra i principi della resilienza nel tempo, è stata condotta un’analisi di network multilivello. Risultati. I risultati hanno rivelato una rete di associazioni parziali positive tra tutte e cinque le componenti della resilienza a livello giornaliero. Inoltre, la rete di influenze temporali ha mostrato che cercare di adottare un Positive reframing è predittore di un aumento di Agency il giorno successivo. Discussione. I risultati suggeriscono che i diversi meccanismi di resilienza interagiscono nel plasmare il funzionamento quotidiano degli operatori in contesti di guerra. In particolare, cercare di riformulare positivamente la situazione vissuta (positive reframing) promuove un rafforzamento della percezione di controllo e agency nell’operatore, contribuendo alla costruzione di traiettorie resilienti nel tempo.
Giordano, F., Zambelli, M., Taurelli Salimbeni, C., Tagliabue, S., Resilienza nei professionisti della salute mentale in Ucraina: comprendere meccanismi e processi mediante la Multilevel Network Psychometrics, Abstract de <<XXXVII CONGRESSO NAZIONALE AIP SEZIONE PSICOLOGIA DELLO SVILUPPOE DELL’EDUCAZIONE>>, (Udine, 2026-09-15 ), Forum Editrice Universitaria Udinese S.r.l., Udine 2025: 249-250 [https://hdl.handle.net/10807/341573]
Resilienza nei professionisti della salute mentale in Ucraina: comprendere meccanismi e processi mediante la Multilevel Network Psychometrics
Giordano, Francesca
;Zambelli, Michela;Tagliabue, Semira
2025
Abstract
Introduzione. I professionisti della relazione d’aiuto che vivono e operano in contesti di guerra sono esposti a un elevato rischio di sviluppare esiti psicologici negativi; tuttavia, numerose evidenze mostrano la capacità di mantenere un funzionamento resiliente anche in condizioni estreme. La letteratura ha progressivamente abbandonato una concezione statica della resilienza, privilegiando approcci che ne evidenziano la natura dinamica e processuale. In tale prospettiva, risulta centrale l’individuazione dei meccanismi che supportano l’adattamento positivo in situazioni critiche. Studi condotti in scenari bellici hanno identificato tra i meccanismi rilevanti la presenza e la ricerca di una riformulazione cognitiva positiva (positive reframing), l’empowerment, il senso di agency e le relazioni supportive. Tuttavia, resta ancora limitata la comprensione di quali tra questi meccanismi rivestano un ruolo centrale nel sostenere la resilienza quotidiana degli operatori. Il presente studio si propone di esplorare tali meccanismi in un gruppo di professionisti ucraini. Metodo. Il campione è composto da 66 operatori ucraini impegnati in progetti di protezione dell’infanzia e della comunità e di educazione in aree direttamente colpite dal conflitto. I partecipanti hanno preso parte a uno diary study della durata di 30 giorni, completando due volte al giorno (mattina e sera) un questionario composto da 5 item relativi a differenti dimensioni della resilienza. Per analizzare le interazioni tra i principi della resilienza nel tempo, è stata condotta un’analisi di network multilivello. Risultati. I risultati hanno rivelato una rete di associazioni parziali positive tra tutte e cinque le componenti della resilienza a livello giornaliero. Inoltre, la rete di influenze temporali ha mostrato che cercare di adottare un Positive reframing è predittore di un aumento di Agency il giorno successivo. Discussione. I risultati suggeriscono che i diversi meccanismi di resilienza interagiscono nel plasmare il funzionamento quotidiano degli operatori in contesti di guerra. In particolare, cercare di riformulare positivamente la situazione vissuta (positive reframing) promuove un rafforzamento della percezione di controllo e agency nell’operatore, contribuendo alla costruzione di traiettorie resilienti nel tempo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



