L'editoriale esamina la sentenza delle Sezioni unite n. 23093 dell'11 agosto 2025, che afferma la piena rinunciabilità e la non sindacabilità del diritto di proprietà su beni immobili. L'A. ricostruisce criticamente l'impianto argomentativo della pronuncia, fondato sulla natura di atto unilaterale non recettizio della rinuncia abdicativa — che «trova causa in se stessa» e non coinvolge controinteressati — e sull'assenza di divieti legali espliciti alla dismissione. Pur condividendo l'esito in via generale, l'autore esprime riserve metodologiche sull'esclusione totale di ogni controllo: nelle ipotesi di più marcata «estremizzazione egoistica» dell'atto, lo strumento dell'abuso del diritto potrebbe fondare almeno una tutela risarcitoria. L'editoriale si chiude con una valutazione critica della risposta recata dalla legge di bilancio 2026, che — introducendo requisiti di conformità urbanistica, ambientale e sismica a pena di nullità — ha eluso la sfida sistemica posta dalla Corte, optando per una soluzione burocratica e normativamente indeterminata.
D'Adda, A., Le Sezioni unite e la rinuncia alla proprietà immobiliare. Una pronuncia «alta», ma la dogmatica spiega tutto?, <<PACTUM>>, 2026; (1): 3-8 [https://hdl.handle.net/10807/340593]
Le Sezioni unite e la rinuncia alla proprietà immobiliare. Una pronuncia «alta», ma la dogmatica spiega tutto?
D'Adda, Alessandro
2026
Abstract
L'editoriale esamina la sentenza delle Sezioni unite n. 23093 dell'11 agosto 2025, che afferma la piena rinunciabilità e la non sindacabilità del diritto di proprietà su beni immobili. L'A. ricostruisce criticamente l'impianto argomentativo della pronuncia, fondato sulla natura di atto unilaterale non recettizio della rinuncia abdicativa — che «trova causa in se stessa» e non coinvolge controinteressati — e sull'assenza di divieti legali espliciti alla dismissione. Pur condividendo l'esito in via generale, l'autore esprime riserve metodologiche sull'esclusione totale di ogni controllo: nelle ipotesi di più marcata «estremizzazione egoistica» dell'atto, lo strumento dell'abuso del diritto potrebbe fondare almeno una tutela risarcitoria. L'editoriale si chiude con una valutazione critica della risposta recata dalla legge di bilancio 2026, che — introducendo requisiti di conformità urbanistica, ambientale e sismica a pena di nullità — ha eluso la sfida sistemica posta dalla Corte, optando per una soluzione burocratica e normativamente indeterminata.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



