Il capitolo esplora il ruolo dell’immagine come via privilegiata di accesso ai livelli profondi del mentale e come strumento di conoscenza, trasformazione e cura dei legami familiari. A partire dal pensiero e dall’opera di Vittorio Cigoli, l’immagine viene intesa non come semplice rappresentazione, ma come dispositivo simbolico capace di “provocare”, cioè di chiamare fuori contenuti, affetti e connessioni spesso non immediatamente dicibili. Attraverso il dialogo con opere pittoriche di artisti come Chagall, Scanavino e Fontana, il capitolo mette in luce la capacità dell’arte di rendere visibili le tensioni fondamentali dell’esperienza umana: appartenenza e libertà, origine e futuro, vincolo e trasformazione, presenza e assenza. La riflessione si articola intorno alle categorie dello spazio e del tempo, mostrando come l’immagine consenta di abitare zone intermedie tra mondo interno ed esterno, tra individuale e collettivo, tra storia personale e matrice generazionale. In questa prospettiva, la speranza emerge come esperienza estetica e simbolica: non ingenua apertura al futuro, ma possibilità di attraversare il dolore, sostare nella complessità dei legami e generare nuove forme di senso. Il capitolo approfondisce inoltre l’uso dell’immaginario e del simbolico nella ricerca e nell’intervento clinico, evidenziando il contributo di Cigoli all’elaborazione di strumenti capaci di attivare processi riflessivi e trasformativi, tra cui l’Intervista clinica generazionale.
Accordini, M., Tamanza, G., L’immagine come accesso ai livelli profondi del mentale. Provocare: chiamare fori per chiamare dentro, in Gennari M., T. G. (ed.), Trame di ricerca e di intervento clinico, Vita e Pensiero, Milano, Milano 2026: 47- 78 [https://hdl.handle.net/10807/340537]
L’immagine come accesso ai livelli profondi del mentale. Provocare: chiamare fori per chiamare dentro
Accordini, MonicaPrimo
Writing – Original Draft Preparation
;Tamanza, Giancarlo
Ultimo
Writing – Original Draft Preparation
2026
Abstract
Il capitolo esplora il ruolo dell’immagine come via privilegiata di accesso ai livelli profondi del mentale e come strumento di conoscenza, trasformazione e cura dei legami familiari. A partire dal pensiero e dall’opera di Vittorio Cigoli, l’immagine viene intesa non come semplice rappresentazione, ma come dispositivo simbolico capace di “provocare”, cioè di chiamare fuori contenuti, affetti e connessioni spesso non immediatamente dicibili. Attraverso il dialogo con opere pittoriche di artisti come Chagall, Scanavino e Fontana, il capitolo mette in luce la capacità dell’arte di rendere visibili le tensioni fondamentali dell’esperienza umana: appartenenza e libertà, origine e futuro, vincolo e trasformazione, presenza e assenza. La riflessione si articola intorno alle categorie dello spazio e del tempo, mostrando come l’immagine consenta di abitare zone intermedie tra mondo interno ed esterno, tra individuale e collettivo, tra storia personale e matrice generazionale. In questa prospettiva, la speranza emerge come esperienza estetica e simbolica: non ingenua apertura al futuro, ma possibilità di attraversare il dolore, sostare nella complessità dei legami e generare nuove forme di senso. Il capitolo approfondisce inoltre l’uso dell’immaginario e del simbolico nella ricerca e nell’intervento clinico, evidenziando il contributo di Cigoli all’elaborazione di strumenti capaci di attivare processi riflessivi e trasformativi, tra cui l’Intervista clinica generazionale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



