La crescente internazionalizzazione dei mercati unitamente al fenomeno della mobilità umana nel tessuto lavorativo, anche italiano, sollecitano l’impegno della pedagogia ad approfondire la riflessione sulla formazione alla transizione ecologica nelle imprese in prospettiva interculturale (Malavasi, 2022). Il mondo del lavoro è caratterizzato, sempre più, da provenienze estere. Si pensi, a titolo esemplificativo, ai processi di delocalizzazione della produzione delle imprese verso i paesi in via di sviluppo, che hanno condotto alla “localizzazione del globale” (Sassen, 2008), spesso per ridurre i costi di produzione. Accanto al fenomeno della mobilità umana causato dalla ricerca di “manodopera a basso costo” (Balloi, 2022, p. 31), si assiste al fenomeno delle migrazioni più agiate, orientato alla gestione del business, per stringere accordi e collaborazioni anche oltreoceano: elementi diventati strutturali all’interno delle aziende. La “forza lavoro” viaggia, riconfermando la mobilità come una invariante antropologica. Diventa indispensabile e urgente per ogni impresa imparare a gestire la complessità, investendo sulla formazione in prospettiva interculturale, per orientare professionisti “cosmopoliti, cittadini del mondo, dotati di una chiave di lettura che possa adattarsi ai vari contesti” (Gianfaldoni, 2018, p. 13). Implica capacitare l’innovazione avendo cura di un quadro di riferimento etico, orientato al rispetto delle culture e delle differenze, alla dignità umana e alla giustizia come principi regolatori della responsabilità sociale d’impresa. Il contributo presentato, nell’ambito della pedagogia del lavoro, intende inquadrare il tema emergente della formazione alle competenze interculturali e cross-culturali (Hofstede, 2001) nelle imprese, in termini di reskilling e upskilling, per promuovere dialogo, inclusione sociale, partecipazione a vantaggio delle nuove generazioni e una transizione equa e sostenibile. Il lavoro descrive la nascita degli studi sul cross-cultural management e si pone alcuni interrogativi critici sulle connesse implicazioni ermeneutiche, secondo una prospettiva di riflessione attenta agli scenari delle professioni pedagogiche in impresa.
Crafa, I., Formazione alla transizione ecologica e competenze cross-culturali, in La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione, (Parma (Italy), 19-21 June 2025), Pensa MultiMedia, Lecce 2026: 524-528 [https://hdl.handle.net/10807/340314]
Formazione alla transizione ecologica e competenze cross-culturali
Crafa, Irene
2026
Abstract
La crescente internazionalizzazione dei mercati unitamente al fenomeno della mobilità umana nel tessuto lavorativo, anche italiano, sollecitano l’impegno della pedagogia ad approfondire la riflessione sulla formazione alla transizione ecologica nelle imprese in prospettiva interculturale (Malavasi, 2022). Il mondo del lavoro è caratterizzato, sempre più, da provenienze estere. Si pensi, a titolo esemplificativo, ai processi di delocalizzazione della produzione delle imprese verso i paesi in via di sviluppo, che hanno condotto alla “localizzazione del globale” (Sassen, 2008), spesso per ridurre i costi di produzione. Accanto al fenomeno della mobilità umana causato dalla ricerca di “manodopera a basso costo” (Balloi, 2022, p. 31), si assiste al fenomeno delle migrazioni più agiate, orientato alla gestione del business, per stringere accordi e collaborazioni anche oltreoceano: elementi diventati strutturali all’interno delle aziende. La “forza lavoro” viaggia, riconfermando la mobilità come una invariante antropologica. Diventa indispensabile e urgente per ogni impresa imparare a gestire la complessità, investendo sulla formazione in prospettiva interculturale, per orientare professionisti “cosmopoliti, cittadini del mondo, dotati di una chiave di lettura che possa adattarsi ai vari contesti” (Gianfaldoni, 2018, p. 13). Implica capacitare l’innovazione avendo cura di un quadro di riferimento etico, orientato al rispetto delle culture e delle differenze, alla dignità umana e alla giustizia come principi regolatori della responsabilità sociale d’impresa. Il contributo presentato, nell’ambito della pedagogia del lavoro, intende inquadrare il tema emergente della formazione alle competenze interculturali e cross-culturali (Hofstede, 2001) nelle imprese, in termini di reskilling e upskilling, per promuovere dialogo, inclusione sociale, partecipazione a vantaggio delle nuove generazioni e una transizione equa e sostenibile. Il lavoro descrive la nascita degli studi sul cross-cultural management e si pone alcuni interrogativi critici sulle connesse implicazioni ermeneutiche, secondo una prospettiva di riflessione attenta agli scenari delle professioni pedagogiche in impresa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



