Il saggio analizza l'evoluzione concettuale e filosofica della resistenza al potere statale attraverso il pensiero di Étienne de La Boétie, Henry David Thoreau e Martin Luther King Jr. L'analisi parte dal "Discorso sulla servitù volontaria" di La Boétie, che individua nel rifiuto della sottomissione e nella sottrazione del consenso (la non-collaborazione) lo strumento primario per far crollare il potere tirannico. Si passa poi a Thoreau, che formalizza nell'Ottocento il dovere morale della disobbedienza civile individualista di fronte alle leggi ingiuste dello Stato. Il percorso trova il suo culmine nel Novecento con Martin Luther King Jr., il quale trasforma la disobbedienza in un'azione collettiva, di massa e programmaticamente non-violenta, fortemente ancorata a istanze di giustizia sociale e diritti civili. Il saggio dimostra come, pur in contesti storici distanti, emerga un filo conduttore comune: il primato della coscienza etica individuale sulla legge positiva dello Stato e l'efficacia del rifiuto pacifico come forza di trasformazione politica.
Gimondo, M., Tra non-violenza e disobbedienza: La Boétie, Thoreau e King, <<LESSICO DI ETICA PUBBLICA>>, 2017; 8 (2): 75-90 [https://hdl.handle.net/10807/339501]
Tra non-violenza e disobbedienza: La Boétie, Thoreau e King
Gimondo, Michele
2017
Abstract
Il saggio analizza l'evoluzione concettuale e filosofica della resistenza al potere statale attraverso il pensiero di Étienne de La Boétie, Henry David Thoreau e Martin Luther King Jr. L'analisi parte dal "Discorso sulla servitù volontaria" di La Boétie, che individua nel rifiuto della sottomissione e nella sottrazione del consenso (la non-collaborazione) lo strumento primario per far crollare il potere tirannico. Si passa poi a Thoreau, che formalizza nell'Ottocento il dovere morale della disobbedienza civile individualista di fronte alle leggi ingiuste dello Stato. Il percorso trova il suo culmine nel Novecento con Martin Luther King Jr., il quale trasforma la disobbedienza in un'azione collettiva, di massa e programmaticamente non-violenta, fortemente ancorata a istanze di giustizia sociale e diritti civili. Il saggio dimostra come, pur in contesti storici distanti, emerga un filo conduttore comune: il primato della coscienza etica individuale sulla legge positiva dello Stato e l'efficacia del rifiuto pacifico come forza di trasformazione politica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



