Armida Barelli (Milano, 1882-Marzio-Va, 1952) nel 1918 venne chiamata a fondare la Gioventù Femminile Cattolica Italiana (GFCI), prima a Milano per volontà del card. Ferrari e poi in tutta Italia per iniziativa di Benedetto XV, dando vita a una associazione che contribuì, attraverso varie generazioni, a delineare la figura della giovane cattolica italiana. Barelli fu Presidente della GFCI dal 1918 al 1946 e si presentò sempre come ‘Sorella Maggiore’, titolo che voleva rappresentare l’essere sì un punto di riferimento e una guida, ma in una struttura gerarchica-organizzativa rassicurante e non autoritaria. Attraverso le riviste legate alla Gioventù Femminile Cattolica Italiana e all’Università Cattolica del Sacro Cuore (di cui Barelli fu cassiera), nello specifico ‘Fiamma Viva’, ‘Squilli di Risurrezione’, ‘Le nostre battaglie’, ‘Rivista degli Amici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’, ella raggiunse migliaia di giovani donne e le coinvolse in un articolato piano operativo e soprattutto formativo (a carattere culturale, religioso, spirituale), grazie al quale le donne divennero maggiormente consapevoli e pronte per affrontare non solo scelte determinanti il proprio percorso personale (indirizzo di vita, studi, professione, apostolato), ma anche situazioni relative alla vita sociale e politica del nostro paese, che nella prima metà del Novecento affrontò accadimenti che trasformarono modi di vivere, pensare, rapportarsi e agire nel quotidiano, si pensi ad esempio alle due Guerre Mondiali con tutte le conseguenze ad esse connesse. Attraverso i suoi scritti, è possibile ricostruire lo stile educativo di Armida Barelli, che riuscì a instaurare con le giovani una relazione così incisiva da provocare reazioni inedite e significative da parte delle ragazze stesse. L’intervento vuole sottolineare le specificità del profilo educativo di Armida Barelli, con particolare riferimento alla risposta emotiva e affettiva rivolta dalle giovani socie alla loro ‘Sorella Maggiore’, e allacciare un legame tra la figura di Armida Barelli e principi che ancora oggi potrebbero animare interventi in ambito educativo.
Groppelli, S., “Care sorelline…”, “Cara Sorella Maggiore…”: quando la comunicazione si fa educativa. Lo stile educativo di Armida Barelli nelle riviste per le giovani cattoliche, Abstract de <<Ricerca, servizi, politiche territoriali pedagogiche. Trasformative, innovative, emancipative>>, (Università di Siena, 22-23 February 2024 ), Pensa MultiMedia, Lecce 2025: 128-132 [https://hdl.handle.net/10807/338716]
“Care sorelline…”, “Cara Sorella Maggiore…”: quando la comunicazione si fa educativa. Lo stile educativo di Armida Barelli nelle riviste per le giovani cattoliche
Groppelli, Sofia
2025
Abstract
Armida Barelli (Milano, 1882-Marzio-Va, 1952) nel 1918 venne chiamata a fondare la Gioventù Femminile Cattolica Italiana (GFCI), prima a Milano per volontà del card. Ferrari e poi in tutta Italia per iniziativa di Benedetto XV, dando vita a una associazione che contribuì, attraverso varie generazioni, a delineare la figura della giovane cattolica italiana. Barelli fu Presidente della GFCI dal 1918 al 1946 e si presentò sempre come ‘Sorella Maggiore’, titolo che voleva rappresentare l’essere sì un punto di riferimento e una guida, ma in una struttura gerarchica-organizzativa rassicurante e non autoritaria. Attraverso le riviste legate alla Gioventù Femminile Cattolica Italiana e all’Università Cattolica del Sacro Cuore (di cui Barelli fu cassiera), nello specifico ‘Fiamma Viva’, ‘Squilli di Risurrezione’, ‘Le nostre battaglie’, ‘Rivista degli Amici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore’, ella raggiunse migliaia di giovani donne e le coinvolse in un articolato piano operativo e soprattutto formativo (a carattere culturale, religioso, spirituale), grazie al quale le donne divennero maggiormente consapevoli e pronte per affrontare non solo scelte determinanti il proprio percorso personale (indirizzo di vita, studi, professione, apostolato), ma anche situazioni relative alla vita sociale e politica del nostro paese, che nella prima metà del Novecento affrontò accadimenti che trasformarono modi di vivere, pensare, rapportarsi e agire nel quotidiano, si pensi ad esempio alle due Guerre Mondiali con tutte le conseguenze ad esse connesse. Attraverso i suoi scritti, è possibile ricostruire lo stile educativo di Armida Barelli, che riuscì a instaurare con le giovani una relazione così incisiva da provocare reazioni inedite e significative da parte delle ragazze stesse. L’intervento vuole sottolineare le specificità del profilo educativo di Armida Barelli, con particolare riferimento alla risposta emotiva e affettiva rivolta dalle giovani socie alla loro ‘Sorella Maggiore’, e allacciare un legame tra la figura di Armida Barelli e principi che ancora oggi potrebbero animare interventi in ambito educativo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



