Prendendo spunto dalle omelie di Agostino sulla Pentecoste, l'articolo propone una rilettura attuale del dono dello Spirito Santo attraverso la suggestiva immagine degli «otri nuovi». Per il vescovo di Ippona, la Pentecoste non è anzitutto il ricordo di un evento passato, ma l'esperienza sempre presente di una trasformazione interiore capace di rinnovare l'uomo e la comunità. Il miracolo delle lingue viene interpretato come segno della vocazione universale della Chiesa e della forza unificante della carità, descritta da Agostino come una sorta di «ebbrezza» spirituale che rende possibile l'impossibile. In dialogo con alcune fragilità del presente — l'individualismo, la solitudine sociale, la contrapposizione tra impegno umano e dimensione spirituale — l'articolo mostra come la riflessione agostiniana individui nella carità il principio che unisce amore di Dio e amore del prossimo, verità e comunione, appartenenza e libertà. La Pentecoste emerge così come una festa della trasformazione e dell'unità: non l'acquisizione di una nuova competenza, ma il passaggio da una somma di individui a un corpo vivente animato dallo Spirito. In un tempo segnato da profonde forme di disgregazione sociale e relazionale, l'immagine degli «otri nuovi» diventa per Agostino una metafora della possibilità, sempre aperta, di lasciarsi rinnovare interiormente e di ritrovare un'autentica esperienza di appartenenza.
Muller, P. A. M., L'ebbrezza della carità. Agostino e il fuoco dello spirito, <<AVVENIRE>>, 2026-05-29 [https://hdl.handle.net/10807/337302]
L'ebbrezza della carità. Agostino e il fuoco dello spirito
Muller, Paola Anna Maria
2026
Abstract
Prendendo spunto dalle omelie di Agostino sulla Pentecoste, l'articolo propone una rilettura attuale del dono dello Spirito Santo attraverso la suggestiva immagine degli «otri nuovi». Per il vescovo di Ippona, la Pentecoste non è anzitutto il ricordo di un evento passato, ma l'esperienza sempre presente di una trasformazione interiore capace di rinnovare l'uomo e la comunità. Il miracolo delle lingue viene interpretato come segno della vocazione universale della Chiesa e della forza unificante della carità, descritta da Agostino come una sorta di «ebbrezza» spirituale che rende possibile l'impossibile. In dialogo con alcune fragilità del presente — l'individualismo, la solitudine sociale, la contrapposizione tra impegno umano e dimensione spirituale — l'articolo mostra come la riflessione agostiniana individui nella carità il principio che unisce amore di Dio e amore del prossimo, verità e comunione, appartenenza e libertà. La Pentecoste emerge così come una festa della trasformazione e dell'unità: non l'acquisizione di una nuova competenza, ma il passaggio da una somma di individui a un corpo vivente animato dallo Spirito. In un tempo segnato da profonde forme di disgregazione sociale e relazionale, l'immagine degli «otri nuovi» diventa per Agostino una metafora della possibilità, sempre aperta, di lasciarsi rinnovare interiormente e di ritrovare un'autentica esperienza di appartenenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



