L’articolo si concentra sulle annotazioni filologiche in cui Boccaccio reca varianti fatte precedere da una c’. Nel passato si è discusso su come sciogliere queste c sormontate da un piccolo apice: sono state avanzate due ipotesi, corrige o credo. Il contributo, sulla base di uno studio esteso a diversi codici autografi e postillati da Boccaccio (autori classici e medioevali, la Commedia di Dante), sostiene lo scioglimento in credo e mostra l’impiego anche in note non riguardanti problemi di restitutio textus, soprattutto di taglio esegetico e persino in commenti in volgare. Riguardo alle annotazioni filologiche le varianti introdotte dalla c’ si configurano come proposte, ipotesi di correzione dove è ravvisata una criticità nel testo, dove il testo non appare a Boccaccio pienamente soddisfacente. Il Certaldese le usa in presenza di voces nihili o di lezioni insostenibili per il senso. Sulla base degli esempi appaiono soprattutto proposte condotte ope ingenii, a differenza delle varianti precedute da al. (= aliter o alias), recepite per collazione da altri testimoni dell’opera.

Piacentini, A., Le annotazioni filologiche di Boccaccio: lo scioglimento e la funzione delle c’, <<RES PUBLICA LITTERARUM>>, 2024; 46 (n/a): 70-121 [https://hdl.handle.net/10807/337130]

Le annotazioni filologiche di Boccaccio: lo scioglimento e la funzione delle c’

Piacentini, Angelo
2024

Abstract

L’articolo si concentra sulle annotazioni filologiche in cui Boccaccio reca varianti fatte precedere da una c’. Nel passato si è discusso su come sciogliere queste c sormontate da un piccolo apice: sono state avanzate due ipotesi, corrige o credo. Il contributo, sulla base di uno studio esteso a diversi codici autografi e postillati da Boccaccio (autori classici e medioevali, la Commedia di Dante), sostiene lo scioglimento in credo e mostra l’impiego anche in note non riguardanti problemi di restitutio textus, soprattutto di taglio esegetico e persino in commenti in volgare. Riguardo alle annotazioni filologiche le varianti introdotte dalla c’ si configurano come proposte, ipotesi di correzione dove è ravvisata una criticità nel testo, dove il testo non appare a Boccaccio pienamente soddisfacente. Il Certaldese le usa in presenza di voces nihili o di lezioni insostenibili per il senso. Sulla base degli esempi appaiono soprattutto proposte condotte ope ingenii, a differenza delle varianti precedute da al. (= aliter o alias), recepite per collazione da altri testimoni dell’opera.
2024
Italiano
Piacentini, A., Le annotazioni filologiche di Boccaccio: lo scioglimento e la funzione delle c’, <<RES PUBLICA LITTERARUM>>, 2024; 46 (n/a): 70-121 [https://hdl.handle.net/10807/337130]
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