Le attività di coltivazione e lavorazione del ferro nel territorio di Pisogne, già attestate nel X secolo e protrattesi sino al 1966, hanno lasciato ampi resti di cantieri minerari, oggi pressocché tutti occultati dalla fitta coltre boschiva. Nell’ambito di un progetto teso a rendere testimonianza di questa storia plurisecolare e a valorizzare in chiave anche turistica le peculiarità del territorio, Università Cattolica del Sacro Cuore e Amministrazione comunale di Pisogne hanno promosso lo studio di fattibilità di un Parco Archeogeominerario, basato su una capillare ricognizione geoarcheologica e un’approfondita analisi delle caratteristiche geologiche del territorio. Nel corso della ricerca è stato così possibile effettuare una precisa valutazione delle caratteristiche geologiche del comprensorio, individuare riscontri di matrice archeomineraria e redigere la mappatura georeferenziata dei siti di interesse. Sono stati in tal modo censiti e schedati più di 120 cantieri minerari e all’incirca 30 strutture legate a vario titolo alla coltivazione e lavorazione del ferro, in particolare 15 forni di arrostimento (le c.d. regane). Il contributo illustra l’iniziativa e le sue prospettive in ambito scientifico; vengono anche presentati i primi risultati delle analisi archeometriche effettuate presso i laboratori delle acciaierie Lucchini di Lovere e quelli del CNR, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, su campioni di scorie prelevati nel corso delle ricognizioni.
Fenaroli, F., Cominelli, M., Sannazaro, M., Grassi, L. M., Dall’alto del Monte Guglielmo: dall’analisi geoarcheologica del territorio di Pisogne alla storia del ferro bresciano, <<ARCHEOLOGIA MEDIEVALE>>, 2025; XLII (2): 43-54 [https://hdl.handle.net/10807/336464]
Dall’alto del Monte Guglielmo: dall’analisi geoarcheologica del territorio di Pisogne alla storia del ferro bresciano
Sannazaro, MarcoPenultimo
;
2025
Abstract
Le attività di coltivazione e lavorazione del ferro nel territorio di Pisogne, già attestate nel X secolo e protrattesi sino al 1966, hanno lasciato ampi resti di cantieri minerari, oggi pressocché tutti occultati dalla fitta coltre boschiva. Nell’ambito di un progetto teso a rendere testimonianza di questa storia plurisecolare e a valorizzare in chiave anche turistica le peculiarità del territorio, Università Cattolica del Sacro Cuore e Amministrazione comunale di Pisogne hanno promosso lo studio di fattibilità di un Parco Archeogeominerario, basato su una capillare ricognizione geoarcheologica e un’approfondita analisi delle caratteristiche geologiche del territorio. Nel corso della ricerca è stato così possibile effettuare una precisa valutazione delle caratteristiche geologiche del comprensorio, individuare riscontri di matrice archeomineraria e redigere la mappatura georeferenziata dei siti di interesse. Sono stati in tal modo censiti e schedati più di 120 cantieri minerari e all’incirca 30 strutture legate a vario titolo alla coltivazione e lavorazione del ferro, in particolare 15 forni di arrostimento (le c.d. regane). Il contributo illustra l’iniziativa e le sue prospettive in ambito scientifico; vengono anche presentati i primi risultati delle analisi archeometriche effettuate presso i laboratori delle acciaierie Lucchini di Lovere e quelli del CNR, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, su campioni di scorie prelevati nel corso delle ricognizioni.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



