L’economicità del vigneto non dipende esclusivamente dalla sua età cronologica, ma soprattutto dalla capacità produttiva e dalla sostenibilità gestionale nel tempo. La durata economica di un vigneto, oggi generalmente stimata in 30–35 anni, è influenzata da molteplici fattori, tra cui il progressivo calo produttivo associato all’aumento dell’incidenza di patologie legnose e virosi, la necessità di rinnovamento varietale o dei sistemi di allevamento e i cambiamenti nell’uso del suolo. In assenza di una definizione normativa condivisa, il concetto di “vigneto vetusto” risulta variabile in funzione del contesto geografico e culturale. Un elemento determinante nella longevità dei vigneti è rappresentato dall’impiego del portinnesto: le aree “phylloxera free”, caratterizzate da isolamento geografico, suoli sabbiosi o vulcanici, elevato contenuto di calcare o severe misure fitosanitarie, ospitano numerosi vigneti ultracentenari coltivati a piede franco. Esempi significativi si riscontrano in Australia meridionale, Tasmania, Santorini, Mosella, Patagonia settentrionale e in alcune aree vulcaniche italiane. Tra i casi più emblematici figurano la vite di Maribor in Slovenia, con oltre 400 anni di età, il vitigno Versoaln in Alto Adige, con oltre 350 anni, e “The Great Vine” di Hampton Court Palace, piantata nel 1768. La valorizzazione di questo patrimonio viticolo è stata formalizzata nella Barossa Valley (Australia) con l’istituzione della “Old Vine Charter”, che classifica e tutela le viti storiche in funzione della loro età.
Palliotti, A., Giordano, L., Bonini, P., Passato e futuro della viticoltura in South Australia, <<VIGNEVINI>>, 2025; (5): 50-53 [https://hdl.handle.net/10807/336136]
Passato e futuro della viticoltura in South Australia
Bonini, PaoloUltimo
2025
Abstract
L’economicità del vigneto non dipende esclusivamente dalla sua età cronologica, ma soprattutto dalla capacità produttiva e dalla sostenibilità gestionale nel tempo. La durata economica di un vigneto, oggi generalmente stimata in 30–35 anni, è influenzata da molteplici fattori, tra cui il progressivo calo produttivo associato all’aumento dell’incidenza di patologie legnose e virosi, la necessità di rinnovamento varietale o dei sistemi di allevamento e i cambiamenti nell’uso del suolo. In assenza di una definizione normativa condivisa, il concetto di “vigneto vetusto” risulta variabile in funzione del contesto geografico e culturale. Un elemento determinante nella longevità dei vigneti è rappresentato dall’impiego del portinnesto: le aree “phylloxera free”, caratterizzate da isolamento geografico, suoli sabbiosi o vulcanici, elevato contenuto di calcare o severe misure fitosanitarie, ospitano numerosi vigneti ultracentenari coltivati a piede franco. Esempi significativi si riscontrano in Australia meridionale, Tasmania, Santorini, Mosella, Patagonia settentrionale e in alcune aree vulcaniche italiane. Tra i casi più emblematici figurano la vite di Maribor in Slovenia, con oltre 400 anni di età, il vitigno Versoaln in Alto Adige, con oltre 350 anni, e “The Great Vine” di Hampton Court Palace, piantata nel 1768. La valorizzazione di questo patrimonio viticolo è stata formalizzata nella Barossa Valley (Australia) con l’istituzione della “Old Vine Charter”, che classifica e tutela le viti storiche in funzione della loro età.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



