La storia di Napoli è popolata di leggende, che ancora oggi nutrono lo spirito collettivo e l’anima popolare. Una di queste riguarda un’enigmatica iscrizione (inc.: Ovo mira novo), che doveva trovarsi presso Castel dell’Ovo: due esametri latini indecifrabili, registrati fin nelle prime sillogi epigrafiche quattrocentesche e dalla curiosa fortuna popolare. L’articolo rintraccia l’autore del componimento alla luce della testimonianza del ms. Laurenziano Strozzi 152, un ‘Dante del Cento’ notevole per il corredo decorativo, dove l’epigramma, in realtà di tre esametri, è trascritto sull’ultima carta, attribuito a Pietro Piccolo da Monteforte, dotto giurista napoletano e amico di Giovanni Boccaccio, ed è seguito da un carme tetrastico attribuito proprio al Certaldese (inc.: Sicilie dum grandis erat). È restituito il testo di entrambi i componimenti, commissionati dalla regina Giovanna d’Angiò, con particolare attenzione ai versi di Pietro Piccolo, dei quali è sciolta l’intricata trama allusiva.
Piacentini, A., Una misteriosa iscrizione di Castel dell’Ovo, Pietro Piccolo da Monteforte e Giovanni Boccaccio, <<ITALIA MEDIOEVALE E UMANISTICA>>, 2024; 65 (n/a): 29-78 [https://hdl.handle.net/10807/336085]
Una misteriosa iscrizione di Castel dell’Ovo, Pietro Piccolo da Monteforte e Giovanni Boccaccio
Piacentini, Angelo
2024
Abstract
La storia di Napoli è popolata di leggende, che ancora oggi nutrono lo spirito collettivo e l’anima popolare. Una di queste riguarda un’enigmatica iscrizione (inc.: Ovo mira novo), che doveva trovarsi presso Castel dell’Ovo: due esametri latini indecifrabili, registrati fin nelle prime sillogi epigrafiche quattrocentesche e dalla curiosa fortuna popolare. L’articolo rintraccia l’autore del componimento alla luce della testimonianza del ms. Laurenziano Strozzi 152, un ‘Dante del Cento’ notevole per il corredo decorativo, dove l’epigramma, in realtà di tre esametri, è trascritto sull’ultima carta, attribuito a Pietro Piccolo da Monteforte, dotto giurista napoletano e amico di Giovanni Boccaccio, ed è seguito da un carme tetrastico attribuito proprio al Certaldese (inc.: Sicilie dum grandis erat). È restituito il testo di entrambi i componimenti, commissionati dalla regina Giovanna d’Angiò, con particolare attenzione ai versi di Pietro Piccolo, dei quali è sciolta l’intricata trama allusiva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



