Il capitolo analizza il ruolo educativo del gioco nella cultura (post)digitale, superando una visione riduttiva che lo considera mera attività spontanea o ricreativa. Attraverso un inquadramento teorico che integra i contributi di Piaget, Vygotskij e Caillois con prospettive contemporanee sulla media education e sull’embodied cognition, il gioco viene interpretato come dispositivo culturale, epistemico e metodologico, capace di sostenere processi di apprendimento riflessivo, partecipazione e costruzione di senso. Al centro della riflessione emerge la figura dell’“allenatore ludico”, intesa come adulto-educatore che accompagna, struttura e media l’esperienza di gioco, analogica e digitale, garantendo la cornice simbolica del “come se” e favorendo il passaggio dall’azione alla consapevolezza. Il capitolo approfondisce le dimensioni strutturali del gioco – obiettivi, regole, feedback e volontarietà – evidenziandone il valore formativo in termini cognitivi, emotivi e sociali. L’analisi dei dati raccolti attraverso questionari rivolti a genitori e docenti consente inoltre di esplorare le rappresentazioni del ruolo adulto nel gioco, mettendo in luce una postura educativa prevalentemente orientata alla facilitazione, all’osservazione e alla riflessione post-gioco. Nel complesso, il contributo propone una pedagogia del gioco capace di abitare la complessità del (post)digitale, valorizzando il gioco come pratica di conoscenza, mediazione culturale e cittadinanza consapevole.
Ferrari, S., Pelizzari, F., L’allenatore ludico all’epoca del (post)digitale, in Petti, L. (ed.), Mettiamoci in gioco! L’attività ludica come esperienza educativa nei contesti familiari e scolastici molisani, Ledizioni, Milano 2025: 123- 147 [https://hdl.handle.net/10807/329557]
L’allenatore ludico all’epoca del (post)digitale
Ferrari, Simona
Primo
Writing – Original Draft Preparation
;Pelizzari, FedericaUltimo
Writing – Original Draft Preparation
2025
Abstract
Il capitolo analizza il ruolo educativo del gioco nella cultura (post)digitale, superando una visione riduttiva che lo considera mera attività spontanea o ricreativa. Attraverso un inquadramento teorico che integra i contributi di Piaget, Vygotskij e Caillois con prospettive contemporanee sulla media education e sull’embodied cognition, il gioco viene interpretato come dispositivo culturale, epistemico e metodologico, capace di sostenere processi di apprendimento riflessivo, partecipazione e costruzione di senso. Al centro della riflessione emerge la figura dell’“allenatore ludico”, intesa come adulto-educatore che accompagna, struttura e media l’esperienza di gioco, analogica e digitale, garantendo la cornice simbolica del “come se” e favorendo il passaggio dall’azione alla consapevolezza. Il capitolo approfondisce le dimensioni strutturali del gioco – obiettivi, regole, feedback e volontarietà – evidenziandone il valore formativo in termini cognitivi, emotivi e sociali. L’analisi dei dati raccolti attraverso questionari rivolti a genitori e docenti consente inoltre di esplorare le rappresentazioni del ruolo adulto nel gioco, mettendo in luce una postura educativa prevalentemente orientata alla facilitazione, all’osservazione e alla riflessione post-gioco. Nel complesso, il contributo propone una pedagogia del gioco capace di abitare la complessità del (post)digitale, valorizzando il gioco come pratica di conoscenza, mediazione culturale e cittadinanza consapevole.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



