L'articolo esplora la dimensione dell'interiorità attraverso la riflessione agostiniana sul "dentro di me", un concetto che acquista particolare rilevanza nel contesto della cultura digitale contemporanea. Partendo dalla domanda fondamentale del Salmo 42 - "Perché ti rattristi, anima mia?" - il testo mostra come Agostino inauguri una tradizione di dialogo interiore che da Platone arriva fino a pensatori moderni come Simone Weil. Il cuore della riflessione agostiniana si concentra sul paradosso dell'inabitazione divina: Dio è insieme più intimo a noi di noi stessi (intimior intimo meo) e al contempo trascendente. Questa interiorità non è solipsismo, ma luogo dell'incontro con l'Altro e con gli altri, dove Cristo nasce nell'anima aprendo alla dimensione comunitaria della Chiesa. L'articolo affronta criticamente la crisi dell'interiorità nell'epoca della connessione permanente e della distrazione digitale, richiamando l'urgenza di recuperare spazi di silenzio e raccoglimento. La pratica del "rientrare in sé" non è fuga dal mondo, ma condizione per un autentico impegno nella realtà, come testimonia la stessa vita di Agostino, che dall'interiorità è tornato nel mondo per servirlo.
Muller, P. A. M., Dio mi è più intimo di me stesso: ma so fargli spazio?, <<AVVENIRE>>, 2025-12-13 [https://hdl.handle.net/10807/328227]
Dio mi è più intimo di me stesso: ma so fargli spazio?
Muller, Paola Anna Maria
2025
Abstract
L'articolo esplora la dimensione dell'interiorità attraverso la riflessione agostiniana sul "dentro di me", un concetto che acquista particolare rilevanza nel contesto della cultura digitale contemporanea. Partendo dalla domanda fondamentale del Salmo 42 - "Perché ti rattristi, anima mia?" - il testo mostra come Agostino inauguri una tradizione di dialogo interiore che da Platone arriva fino a pensatori moderni come Simone Weil. Il cuore della riflessione agostiniana si concentra sul paradosso dell'inabitazione divina: Dio è insieme più intimo a noi di noi stessi (intimior intimo meo) e al contempo trascendente. Questa interiorità non è solipsismo, ma luogo dell'incontro con l'Altro e con gli altri, dove Cristo nasce nell'anima aprendo alla dimensione comunitaria della Chiesa. L'articolo affronta criticamente la crisi dell'interiorità nell'epoca della connessione permanente e della distrazione digitale, richiamando l'urgenza di recuperare spazi di silenzio e raccoglimento. La pratica del "rientrare in sé" non è fuga dal mondo, ma condizione per un autentico impegno nella realtà, come testimonia la stessa vita di Agostino, che dall'interiorità è tornato nel mondo per servirlo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



