«I nomi sono luoghi in cui indugiare. Sono luoghi in cui ti riconosci, sono luoghi che raccontano qualcosa di dove sei. Non sono casuali». Partendo da questa dichiarazione, rilasciata da Jeanette Winterson durante un’intervista nel settembre 2002, si compie un’analisi dei nomi che l’autrice ha affidato ai personaggi dei propri romanzi. Ella stessa afferma di amare giocare con i nomi, tanto da decidere, a volte, di non usarli affatto, o di usarne di bizzarri, o ancora di usare il suo stesso nome, o un anagramma di esso, per raccontare delle storie che spesso fanno osservare la realtà da molteplici, e insoliti, punti di vista. Si partirà quindi da un’analisi del primo romanzo, Oranges Are not the Only Fruit (Non ci sono solo le arance), che presenta scelte tutt’altro che casuali sia per i nomi dei personaggi principali che per quelli secondari, passando per Written on the Body (Scritto sul corpo), dove il/la protagonista senza nome ci rimanda a quell’Everyman delle rappresentazioni medievali, fino ad arrivare al più recente Lighthousekeeping (Il custode del faro), i cui protagonisti prendono in prestito i propri nomi da un classico della letteratura come L’isola del tesoro di Stevenson. Nel gioco narrativo che la Winterson ci propone i nomi rappresentano quindi indizi preziosi, che si rivelano spesso fondamentali per cogliere tutti i livelli di lettura che le sue opere ci offrono.

Bolchi, E., "Names are places where you pause". Il gioco dei nomi nella narrativa di Jeanette Winterson., in Il nome del testo. Rivista internazionale di onomastica letteraria., (Pisa, 15-17 October 2009), Edizioni ETS, Pisa 2010: 205-212 [http://hdl.handle.net/10807/26380]

"Names are places where you pause". Il gioco dei nomi nella narrativa di Jeanette Winterson.

Bolchi, Elisa
2010

Abstract

«I nomi sono luoghi in cui indugiare. Sono luoghi in cui ti riconosci, sono luoghi che raccontano qualcosa di dove sei. Non sono casuali». Partendo da questa dichiarazione, rilasciata da Jeanette Winterson durante un’intervista nel settembre 2002, si compie un’analisi dei nomi che l’autrice ha affidato ai personaggi dei propri romanzi. Ella stessa afferma di amare giocare con i nomi, tanto da decidere, a volte, di non usarli affatto, o di usarne di bizzarri, o ancora di usare il suo stesso nome, o un anagramma di esso, per raccontare delle storie che spesso fanno osservare la realtà da molteplici, e insoliti, punti di vista. Si partirà quindi da un’analisi del primo romanzo, Oranges Are not the Only Fruit (Non ci sono solo le arance), che presenta scelte tutt’altro che casuali sia per i nomi dei personaggi principali che per quelli secondari, passando per Written on the Body (Scritto sul corpo), dove il/la protagonista senza nome ci rimanda a quell’Everyman delle rappresentazioni medievali, fino ad arrivare al più recente Lighthousekeeping (Il custode del faro), i cui protagonisti prendono in prestito i propri nomi da un classico della letteratura come L’isola del tesoro di Stevenson. Nel gioco narrativo che la Winterson ci propone i nomi rappresentano quindi indizi preziosi, che si rivelano spesso fondamentali per cogliere tutti i livelli di lettura che le sue opere ci offrono.
Italiano
Il nome del testo. Rivista internazionale di onomastica letteraria.
XIV Convegno Internazionale di Onomastica&Letteratura
Pisa
15-ott-2009
17-ott-2009
9788846731555
Edizioni ETS
Bolchi, E., "Names are places where you pause". Il gioco dei nomi nella narrativa di Jeanette Winterson., in Il nome del testo. Rivista internazionale di onomastica letteraria., (Pisa, 15-17 October 2009), Edizioni ETS, Pisa 2010: 205-212 [http://hdl.handle.net/10807/26380]
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