Mors tua vita mea… così la saggezza antica formula la rivalità primordiale che si innesca a livello immaginario rispetto al simile, etimologicamente ‘unico, assenza del diverso’. Nella relazione il simile, anche il più prossimo, perfino il sé allo specchio, non è in realtà l’uguale: al contrario è radicale alterità, in cui si infiltra un elemento inquietante, perturbante. E’ in questa alterità non padroneggiabile -che strappa il simile dallo stesso- che si ritaglia la dimensione simbolica della relazione. Attraverso l’Altro il soggetto si ri-conosce nella sua identità speculare, ed assume come propria la sua immagine, ma al tempo stesso nel simile sorge anche il rivale. L’ostilità proiettiva di cui l’altro si riveste a livello immaginario è devastante se non è mitigata dalla funzione simbolica che introduce nella relazione duale il terzo. Di questa funzione di terzo possiamo reperire alcune articolazioni particolari, tipicamente novecentesche: la teoria dei giochi di John Nash e l’apporto di Lacan sul versante della clinica psicoanalitica. In che modo la relazione tra due soggetti può arrivare a tradursi effettivamente in un regime simbolico, di scambio? In altri termini, come operare una separazione simbolica là dove c'è simbiosi? Qui l'interrogativo si pone alle varie pratiche di cura dei legami sul loro reale impianto teorico e tecnico. In questo la mediazione familiare, intesa in senso simbolico-relazionale, come luogo di reperimento di una terzietà strutturale delle relazioni, viene interrogata: come ci si sceglie un partner oggi? E come ci si perde, come ci si lascia, in altre parole quali sono i modi della separazione? In che modo è possibile distinguere separare e riannodare coniugalità e genitorialità dando confine alla lamentazione e aggressione reciproca in un'alienazione infinita della coppia che diviene inseparabile, senza perdita e senza lutto, senza castrazione simbolica? Come consentire al figlio la possibilità di un deciso lavoro di elaborazione del suo posto di bambino tra padre e madre? Questioni rilevanti anche dal punto di vista di “un’opera di civiltà”: dal momento che una ‘coppia separabile’ che sa includere la differenza nel suo disagio strutturale a fare del due uno, è –può essere- una coppia generativa, responsabile della sua trasmissione, e dunque prosociale.

Maiocchi, M. T., Tertium datur?, <<STUDI INTERDISCIPLINARI SULLA FAMIGLIA>>, 2003; Rigenerare i legami: la mediazione nelle relazioni familiari e comunitarie (20): 195-220 [http://hdl.handle.net/10807/25342]

Tertium datur?

Maiocchi, Maria Teresa
2003

Abstract

Mors tua vita mea… così la saggezza antica formula la rivalità primordiale che si innesca a livello immaginario rispetto al simile, etimologicamente ‘unico, assenza del diverso’. Nella relazione il simile, anche il più prossimo, perfino il sé allo specchio, non è in realtà l’uguale: al contrario è radicale alterità, in cui si infiltra un elemento inquietante, perturbante. E’ in questa alterità non padroneggiabile -che strappa il simile dallo stesso- che si ritaglia la dimensione simbolica della relazione. Attraverso l’Altro il soggetto si ri-conosce nella sua identità speculare, ed assume come propria la sua immagine, ma al tempo stesso nel simile sorge anche il rivale. L’ostilità proiettiva di cui l’altro si riveste a livello immaginario è devastante se non è mitigata dalla funzione simbolica che introduce nella relazione duale il terzo. Di questa funzione di terzo possiamo reperire alcune articolazioni particolari, tipicamente novecentesche: la teoria dei giochi di John Nash e l’apporto di Lacan sul versante della clinica psicoanalitica. In che modo la relazione tra due soggetti può arrivare a tradursi effettivamente in un regime simbolico, di scambio? In altri termini, come operare una separazione simbolica là dove c'è simbiosi? Qui l'interrogativo si pone alle varie pratiche di cura dei legami sul loro reale impianto teorico e tecnico. In questo la mediazione familiare, intesa in senso simbolico-relazionale, come luogo di reperimento di una terzietà strutturale delle relazioni, viene interrogata: come ci si sceglie un partner oggi? E come ci si perde, come ci si lascia, in altre parole quali sono i modi della separazione? In che modo è possibile distinguere separare e riannodare coniugalità e genitorialità dando confine alla lamentazione e aggressione reciproca in un'alienazione infinita della coppia che diviene inseparabile, senza perdita e senza lutto, senza castrazione simbolica? Come consentire al figlio la possibilità di un deciso lavoro di elaborazione del suo posto di bambino tra padre e madre? Questioni rilevanti anche dal punto di vista di “un’opera di civiltà”: dal momento che una ‘coppia separabile’ che sa includere la differenza nel suo disagio strutturale a fare del due uno, è –può essere- una coppia generativa, responsabile della sua trasmissione, e dunque prosociale.
Italiano
Maiocchi, M. T., Tertium datur?, <>, 2003; Rigenerare i legami: la mediazione nelle relazioni familiari e comunitarie (20): 195-220 [http://hdl.handle.net/10807/25342]
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