L’idea di progresso ha fortemente condizionato i costrutti narrativi della storia, inducendo gli uomini a escludere la complessità e la contingenza dai racconti sul proprio essere ed esistere nel tempo. L’osservazione della natura e dei suoi fenomeni ha da sempre condotto alla consapevolezza che il paesaggio intorno a noi fosse l’esito di eventi in evoluzione che hanno lasciato tracce di un passato, a cui però non si può risalire in modo univoco, ma solo attraverso scenari possibili e verosimili. La percezione di uno sviluppo temporale non necessariamente lineare e vettoriale nasce in questo senso dalla lettura del paesaggio quale spazio capace di mettere in relazione un presente e un passato, la cui manifestazione sensibile si riflette nel rapporto tra superficie visibile e struttura profonda. Nel solco di una radicale riflessione sulla anacronia, il regista Patricio Guzmàn cerca di perlustrare nella sua ultima trilogia documentaria (Nostalgia della luce 2010, La memoria dell’acqua 2015 e La Cordigliera dei sogni 2019) i grandi terrori del Cile alla ricerca delle connessioni tra la storia umana e la memoria della natura, ma soprattutto guidato dal desiderio di rimarginare le lacerazioni causate dai traumi della dittatura. Attraverso l’analisi di tre immagini, il saggio intende pertanto studiare le modalità (forme, figure, tecniche) attraverso le quali il film elabora nuovi modelli volti a interpretare i segni della storia, ricollocando il punto di vista antropocentrico all’interno di una prospettiva non-antropocentrica.

Cati, A., MEMORIE DELLA MATERIA. I SEGNI DELLA STORIA E LO SGUARDO NONUMANO NELL’OPERA DI PATRICIO GUZMÁN, <<WUNDERKAMMER>>, 2022; (1): 140-147 [https://hdl.handle.net/10807/218984]

MEMORIE DELLA MATERIA. I SEGNI DELLA STORIA E LO SGUARDO NONUMANO NELL’OPERA DI PATRICIO GUZMÁN

Cati, A.
2022

Abstract

L’idea di progresso ha fortemente condizionato i costrutti narrativi della storia, inducendo gli uomini a escludere la complessità e la contingenza dai racconti sul proprio essere ed esistere nel tempo. L’osservazione della natura e dei suoi fenomeni ha da sempre condotto alla consapevolezza che il paesaggio intorno a noi fosse l’esito di eventi in evoluzione che hanno lasciato tracce di un passato, a cui però non si può risalire in modo univoco, ma solo attraverso scenari possibili e verosimili. La percezione di uno sviluppo temporale non necessariamente lineare e vettoriale nasce in questo senso dalla lettura del paesaggio quale spazio capace di mettere in relazione un presente e un passato, la cui manifestazione sensibile si riflette nel rapporto tra superficie visibile e struttura profonda. Nel solco di una radicale riflessione sulla anacronia, il regista Patricio Guzmàn cerca di perlustrare nella sua ultima trilogia documentaria (Nostalgia della luce 2010, La memoria dell’acqua 2015 e La Cordigliera dei sogni 2019) i grandi terrori del Cile alla ricerca delle connessioni tra la storia umana e la memoria della natura, ma soprattutto guidato dal desiderio di rimarginare le lacerazioni causate dai traumi della dittatura. Attraverso l’analisi di tre immagini, il saggio intende pertanto studiare le modalità (forme, figure, tecniche) attraverso le quali il film elabora nuovi modelli volti a interpretare i segni della storia, ricollocando il punto di vista antropocentrico all’interno di una prospettiva non-antropocentrica.
Italiano
Cati, A., MEMORIE DELLA MATERIA. I SEGNI DELLA STORIA E LO SGUARDO NONUMANO NELL’OPERA DI PATRICIO GUZMÁN, <<WUNDERKAMMER>>, 2022; (1): 140-147 [https://hdl.handle.net/10807/218984]
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