La storia dell’arte astratta alle origini, in Italia come nel resto d’Europa, è una storia sostanzialmente al maschile. Un’importante mostra curata dalla critica Lea Vergine intitolata L’altra metà dell’avanguardia nel 1980 portò per la prima volta alla luce le donne che erano state fino a quel momento del tutto dimenticate dalla storia dell’arte. Tra quelle artiste vi erano anche alcune protagoniste dell’arte astratta italiana, come Carla Badiali, inserita nella mostra a Palazzo Reale di Milano Kandinskij e l’Italia (…), che ha fatto parte del gruppo degli astrattisti comaschi e che ha avuto un ruolo di rilievo nell’ambito, appunto delle ricerche dell’astrazione in Italia. Per molti anni relegata al ruolo di “allieva” di Manlio Rho, in realtà nel suo lavoro mostra un’autonomia e un’originalità di ricerca che non è presente nei colleghi uomini. Proprio a Como, infatti, negli anni Trenta si era formato un cenacolo di artisti, gravitanti attorno alla figura dell’architetto razionalista Giuseppe Terragni, che, insieme al gruppo del Milione di Milano, costituì l’unico vero centro di ricerca astratta nell’Italia del fascismo. Nel 1941 inoltre diedero vita, insieme a Filippo Tommaso Marinetti, al Gruppo Primordiali Futuristi, del quale facevano parte anche altre due donne, Carla Prina e Cordelia Cattaneo. Entrambe non hanno ancora goduto del dovuto riconoscimento critico, forse anche perché legate, per motivi familiari, ad architetti che ne hanno certamente offuscato la notorietà. La prima era sposata all’architetto svizzero Alberto Sartoris, e insieme a lui contribuì a creare un importante punto di raccordo tra l’Italia autarchica e l’ambiente artistico europeo: la seconda era la sorella dell’architetto razionalista Cesare Cattaneo. Un aspetto interessante dell’arte astratta di queste artiste, in particolare di Carla Badiali riguarda il coinvolgimento delle arti applicate. Come lei anche altre donne tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta si applicarono infatti nel disegno per tessuto collaborando con la fiorente industria tessile della seta, per il quale la città Como è sempre stato un polo d’eccezione in Italia. Il contributo intente prendere in esame per la prima volta con una visione approfondita e comparata il lavoro di queste artiste, che rappresentano l’unico esempio di arte astratta italiana negli anni Trenta, un polo quindi di grande interesse per comprendere il senso di resilienza di queste donne che lavoravano in una società decisamente maschilista.

Di Raddo, E., Carla Badiali, Cordelia Cattaneo, Carla Prina. La contribution des artistes femmes de Côme à l'abstraction italienne entre les deux guerres, <<CAHIERS DU MUSÉE NATIONAL D'ART MODERNE>>, 2022; (159): 53-63 [http://hdl.handle.net/10807/201104]

Carla Badiali, Cordelia Cattaneo, Carla Prina. La contribution des artistes femmes de Côme à l'abstraction italienne entre les deux guerres

Di Raddo, Elena
2022

Abstract

La storia dell’arte astratta alle origini, in Italia come nel resto d’Europa, è una storia sostanzialmente al maschile. Un’importante mostra curata dalla critica Lea Vergine intitolata L’altra metà dell’avanguardia nel 1980 portò per la prima volta alla luce le donne che erano state fino a quel momento del tutto dimenticate dalla storia dell’arte. Tra quelle artiste vi erano anche alcune protagoniste dell’arte astratta italiana, come Carla Badiali, inserita nella mostra a Palazzo Reale di Milano Kandinskij e l’Italia (…), che ha fatto parte del gruppo degli astrattisti comaschi e che ha avuto un ruolo di rilievo nell’ambito, appunto delle ricerche dell’astrazione in Italia. Per molti anni relegata al ruolo di “allieva” di Manlio Rho, in realtà nel suo lavoro mostra un’autonomia e un’originalità di ricerca che non è presente nei colleghi uomini. Proprio a Como, infatti, negli anni Trenta si era formato un cenacolo di artisti, gravitanti attorno alla figura dell’architetto razionalista Giuseppe Terragni, che, insieme al gruppo del Milione di Milano, costituì l’unico vero centro di ricerca astratta nell’Italia del fascismo. Nel 1941 inoltre diedero vita, insieme a Filippo Tommaso Marinetti, al Gruppo Primordiali Futuristi, del quale facevano parte anche altre due donne, Carla Prina e Cordelia Cattaneo. Entrambe non hanno ancora goduto del dovuto riconoscimento critico, forse anche perché legate, per motivi familiari, ad architetti che ne hanno certamente offuscato la notorietà. La prima era sposata all’architetto svizzero Alberto Sartoris, e insieme a lui contribuì a creare un importante punto di raccordo tra l’Italia autarchica e l’ambiente artistico europeo: la seconda era la sorella dell’architetto razionalista Cesare Cattaneo. Un aspetto interessante dell’arte astratta di queste artiste, in particolare di Carla Badiali riguarda il coinvolgimento delle arti applicate. Come lei anche altre donne tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta si applicarono infatti nel disegno per tessuto collaborando con la fiorente industria tessile della seta, per il quale la città Como è sempre stato un polo d’eccezione in Italia. Il contributo intente prendere in esame per la prima volta con una visione approfondita e comparata il lavoro di queste artiste, che rappresentano l’unico esempio di arte astratta italiana negli anni Trenta, un polo quindi di grande interesse per comprendere il senso di resilienza di queste donne che lavoravano in una società decisamente maschilista.
Francese
Di Raddo, E., Carla Badiali, Cordelia Cattaneo, Carla Prina. La contribution des artistes femmes de Côme à l'abstraction italienne entre les deux guerres, <<CAHIERS DU MUSÉE NATIONAL D'ART MODERNE>>, 2022; (159): 53-63 [http://hdl.handle.net/10807/201104]
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