La cartografia ufficiale degli Stati moderni ha spesso imposto, per motivi di uniformità e di univocità nel riconoscimento dei luoghi e degli elementi territoriali, una toponomastica standardizzata che spesso si rifà solo parzialmente alla tradizione orale delle popolazioni autoctone o, in altri casi, l’ha soppiantata completamente con processi di assimilazione culturale arbitrari o imposti dal potere politico. In Italia, la nascita di una coscienza nazionale e il processo di unificazione politica risorgimentale hanno talvolta accelerato una riforma dei toponimi locali che, unitamente alla progressiva estinzione dei dialetti come primo idioma utilizzato dalla popolazione, ha determinato la scomparsa di un patrimonio culturale identitario di luoghi e tradizioni. In qualche caso, come nella provincia di Bolzano dopo la Prima Guerra Mondiale, la riforma della toponomastica, da semplice espressione di un irredentismo non sempre corrispondente al senso di appartenenza alla nazione della maggior parte della popolazione, è stata inquadrata all’interno di un processo politico di assimilazione della popolazione germanofona di recente annessione. Oggi tale processo sopravvive nell’adozione di una toponomastica ufficiale bilingue (o trilingue nei comuni ladini). Analogo scopo ha avuto, sempre nel primo dopoguerra, l’italianizzazione dei toponimi franco-provenzali della Valle d’Aosta, peraltro annullata dopo la Seconda Guerra Mondiale. In altri casi, come nei comuni walser dell’Italia nord-occidentale, l’originale toponomastica alemanna non è stata sostanzialmente contrastata e sopravvive in alcuni contesti della cartografia ufficiale, ma tende a scomparire progressivamente laddove la popolazione locale ha parzialmente abbandonato il territorio o l’uso quotidiano del dialetto sta scomparendo. In questi casi, la mancanza di una toponomastica riferita agli elementi meno importanti del territorio, non riportati neanche sulle carte a grande scala, rischia di scomparire definitivamente con l’estinzione di quella esigua parte di popolazione che ancora oggi ne conserva la memoria.

Lucarno, G., La conservazione del paesaggio culturale attraverso il recupero cartografico della toponomastica del passato. Alcuni casi di studio italiani, <<COSTELLAZIONI>>, 2021; (15): 13-32 [http://hdl.handle.net/10807/177683]

La conservazione del paesaggio culturale attraverso il recupero cartografico della toponomastica del passato. Alcuni casi di studio italiani

Lucarno, Guido
2021

Abstract

La cartografia ufficiale degli Stati moderni ha spesso imposto, per motivi di uniformità e di univocità nel riconoscimento dei luoghi e degli elementi territoriali, una toponomastica standardizzata che spesso si rifà solo parzialmente alla tradizione orale delle popolazioni autoctone o, in altri casi, l’ha soppiantata completamente con processi di assimilazione culturale arbitrari o imposti dal potere politico. In Italia, la nascita di una coscienza nazionale e il processo di unificazione politica risorgimentale hanno talvolta accelerato una riforma dei toponimi locali che, unitamente alla progressiva estinzione dei dialetti come primo idioma utilizzato dalla popolazione, ha determinato la scomparsa di un patrimonio culturale identitario di luoghi e tradizioni. In qualche caso, come nella provincia di Bolzano dopo la Prima Guerra Mondiale, la riforma della toponomastica, da semplice espressione di un irredentismo non sempre corrispondente al senso di appartenenza alla nazione della maggior parte della popolazione, è stata inquadrata all’interno di un processo politico di assimilazione della popolazione germanofona di recente annessione. Oggi tale processo sopravvive nell’adozione di una toponomastica ufficiale bilingue (o trilingue nei comuni ladini). Analogo scopo ha avuto, sempre nel primo dopoguerra, l’italianizzazione dei toponimi franco-provenzali della Valle d’Aosta, peraltro annullata dopo la Seconda Guerra Mondiale. In altri casi, come nei comuni walser dell’Italia nord-occidentale, l’originale toponomastica alemanna non è stata sostanzialmente contrastata e sopravvive in alcuni contesti della cartografia ufficiale, ma tende a scomparire progressivamente laddove la popolazione locale ha parzialmente abbandonato il territorio o l’uso quotidiano del dialetto sta scomparendo. In questi casi, la mancanza di una toponomastica riferita agli elementi meno importanti del territorio, non riportati neanche sulle carte a grande scala, rischia di scomparire definitivamente con l’estinzione di quella esigua parte di popolazione che ancora oggi ne conserva la memoria.
Italiano
Lucarno, G., La conservazione del paesaggio culturale attraverso il recupero cartografico della toponomastica del passato. Alcuni casi di studio italiani, <<COSTELLAZIONI>>, 2021; (15): 13-32 [http://hdl.handle.net/10807/177683]
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