Il pensiero di Nietzsche attraversa come un fiume sotterraneo la filosofia di Marcel, ora scorrendo nascosto e silenzioso, ora riaffiorando con sporadici e lapidari singulti. Marcel dialoga incessantemente con Nietzsche, volendo «rendere omaggio alla sua grandezza» e facendo di lui «uno dei rappresentanti più eminenti del pensiero esistenziale» . Un rapporto in punta di piedi, fra entusiastici avvicinamenti e polemiche prese di distanza. Un’intesa spesso appena accennata, ma filosoficamente genuina e stimolante, tra due pensatori nei quali «avvampa l’amore e la passione per la sincerità». L’entusiasmo di Marcel nei confronti di Nietzsche è catalizzato dall’affermazione “Dio è morto”, fil rouge che inanella fra loro tutti i riferimenti a Nietzsche sparsi nei testi marceliani. Nell’intervista rilasciata a Pierre Boutang, a un certo punto Marcel afferma di avere «la più profonda ammirazione per il Nietzsche del periodo centrale» – quello de La gaia scienza –. È infatti proprio in quest’opera che l’annuncio della morte di Dio viene espresso in maniera più ricca ed elevata. Secondo Marcel la morte di Dio è il tema che più di ogni altro mette in risalto la grandezza e al tempo stesso la tragicità di Nietzsche, ponendolo come pietra d’inciampo all’interno della storia del pensiero occidentale. Nietzsche incarna per lui una profonda frattura, che lo rende sia testimone tragico della modernità sia profeta del contemporaneo. Da un lato, uno «spirito lucido, dotato di un potere di auscultazione eccezionale e di una comprensione molto profonda dei suoi tempi». Dall’altro lato, un «profeta» con un acuto «potere di previsione» . Un pathos inattuale che lo sospinge oltre la propria epoca, facendone il crocevia obbligato per tutti coloro che vogliono confrontarsi con il pensiero attuale .

Scolari, P., Gabriel Marcel e la "morte di Dio". Una lettura esistenziale, <<RICERCHE TEOLOGICHE>>, 2017; (2): 351-366 [http://hdl.handle.net/10807/145695]

Gabriel Marcel e la "morte di Dio". Una lettura esistenziale

Scolari, Paolo
2017

Abstract

Il pensiero di Nietzsche attraversa come un fiume sotterraneo la filosofia di Marcel, ora scorrendo nascosto e silenzioso, ora riaffiorando con sporadici e lapidari singulti. Marcel dialoga incessantemente con Nietzsche, volendo «rendere omaggio alla sua grandezza» e facendo di lui «uno dei rappresentanti più eminenti del pensiero esistenziale» . Un rapporto in punta di piedi, fra entusiastici avvicinamenti e polemiche prese di distanza. Un’intesa spesso appena accennata, ma filosoficamente genuina e stimolante, tra due pensatori nei quali «avvampa l’amore e la passione per la sincerità». L’entusiasmo di Marcel nei confronti di Nietzsche è catalizzato dall’affermazione “Dio è morto”, fil rouge che inanella fra loro tutti i riferimenti a Nietzsche sparsi nei testi marceliani. Nell’intervista rilasciata a Pierre Boutang, a un certo punto Marcel afferma di avere «la più profonda ammirazione per il Nietzsche del periodo centrale» – quello de La gaia scienza –. È infatti proprio in quest’opera che l’annuncio della morte di Dio viene espresso in maniera più ricca ed elevata. Secondo Marcel la morte di Dio è il tema che più di ogni altro mette in risalto la grandezza e al tempo stesso la tragicità di Nietzsche, ponendolo come pietra d’inciampo all’interno della storia del pensiero occidentale. Nietzsche incarna per lui una profonda frattura, che lo rende sia testimone tragico della modernità sia profeta del contemporaneo. Da un lato, uno «spirito lucido, dotato di un potere di auscultazione eccezionale e di una comprensione molto profonda dei suoi tempi». Dall’altro lato, un «profeta» con un acuto «potere di previsione» . Un pathos inattuale che lo sospinge oltre la propria epoca, facendone il crocevia obbligato per tutti coloro che vogliono confrontarsi con il pensiero attuale .
Italiano
Scolari, P., Gabriel Marcel e la "morte di Dio". Una lettura esistenziale, <<RICERCHE TEOLOGICHE>>, 2017; (2): 351-366 [http://hdl.handle.net/10807/145695]
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