In varie occasioni, tra il 1967 e il 1968, Calvino definì Galileo «il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo», e ammise di aver un debito nei confronti dello scienziato toscano a livello di linguaggio e di immaginario metaforico. L’interesse di Calvino per gli scritti di Galileo è legato particolarmente al lungo periodo di composizione delle Cosmicomiche, che cominciò nel 1965 e continuò per quasi 20 anni, quasi fino alla morte dell’autore. Calvino cominciò ad avvicinarsi a questioni scientifiche specialmente dopo il suo soggiorno americano nel 1959-60, quando ebbe l’opportunità di conoscere Giorgio de Santillana, storico della scienza e autore di una famosa ricostruzione del processo a Galileo del 1633, The crime of Galileo, ma anche un ricercatore/studioso estremamente interessato al dialogo tra cultura umanista e scientifica. Come Cesare Cases ha riconosciuto fin dal 1958, l’atteggiamento etico ed estetico di Calvino nei confronti del reale è il «pathos della distanza»: un particolare atteggiamento mentale che permette allo scrittore di essere osservatore degli eventi, rispetto ai quali è allo stesso tempo partecipe e distaccato. Questa attitudine ha un correlativo simbolico nell’immagine del telescopio che dal Barone rampante a Palomar accompagna i personaggi di Calvino, quando esplorano il mondo attorno a loro così come quello della loro interiorità. Calvino prosegue il dialogo con Galileo anche attraverso i suoi saggi, mostrando grande attenzione alle novità editoriali che riguardano lo scienziato e gli eventi controversi della sua vicenda. L’ultimo Calvino, comunque, sembra avere qualche dubbio sulla possibilità di interpretare la stratificata complessità della vita quotidiana utilizzando la chiave matematica indicata da Galileo, e rimane perplesso di fronte alla possibilità che l’osservazione distaccata possa condurre a una conoscenza soddisfacente di sé.

Bellini, E., 'Chi cattura chi?'. Letteratura e scienza tra Calvino e Galileo, <<GALILAEANA>>, 2006; (3): 149-197 [http://hdl.handle.net/10807/13506]

'Chi cattura chi?'. Letteratura e scienza tra Calvino e Galileo

Bellini, Eraldo
2006

Abstract

In varie occasioni, tra il 1967 e il 1968, Calvino definì Galileo «il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo», e ammise di aver un debito nei confronti dello scienziato toscano a livello di linguaggio e di immaginario metaforico. L’interesse di Calvino per gli scritti di Galileo è legato particolarmente al lungo periodo di composizione delle Cosmicomiche, che cominciò nel 1965 e continuò per quasi 20 anni, quasi fino alla morte dell’autore. Calvino cominciò ad avvicinarsi a questioni scientifiche specialmente dopo il suo soggiorno americano nel 1959-60, quando ebbe l’opportunità di conoscere Giorgio de Santillana, storico della scienza e autore di una famosa ricostruzione del processo a Galileo del 1633, The crime of Galileo, ma anche un ricercatore/studioso estremamente interessato al dialogo tra cultura umanista e scientifica. Come Cesare Cases ha riconosciuto fin dal 1958, l’atteggiamento etico ed estetico di Calvino nei confronti del reale è il «pathos della distanza»: un particolare atteggiamento mentale che permette allo scrittore di essere osservatore degli eventi, rispetto ai quali è allo stesso tempo partecipe e distaccato. Questa attitudine ha un correlativo simbolico nell’immagine del telescopio che dal Barone rampante a Palomar accompagna i personaggi di Calvino, quando esplorano il mondo attorno a loro così come quello della loro interiorità. Calvino prosegue il dialogo con Galileo anche attraverso i suoi saggi, mostrando grande attenzione alle novità editoriali che riguardano lo scienziato e gli eventi controversi della sua vicenda. L’ultimo Calvino, comunque, sembra avere qualche dubbio sulla possibilità di interpretare la stratificata complessità della vita quotidiana utilizzando la chiave matematica indicata da Galileo, e rimane perplesso di fronte alla possibilità che l’osservazione distaccata possa condurre a una conoscenza soddisfacente di sé.
ita
Bellini, E., 'Chi cattura chi?'. Letteratura e scienza tra Calvino e Galileo, <>, 2006; (3): 149-197 [http://hdl.handle.net/10807/13506]
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