The progressive opening up to international capital markets of emerging countries in the last fifteen years makes increasingly necessary the integration of the processes of economic development with the use of the financial devices of the advanced economies. According to this hypothesis, Venture Capital represents both an advanced financial tool and a relevant factor of development for emerging economies. Taking into consideration these evidences, the study tries to analyze this phenomenon from an innovative point of view. Firstly the monograph reviews Venture Capital from a microeconomic perspective, as an advanced instrument of financial intermediation, meanwhile successively it is developed an accurate empirical analysis of its impact on economic growth, foreign investments and capital flows in the countries of South-East Asia and Pacific: more specifically China, India, Thailand, Malaysia, Indonesia, Korea, Philippines, Sri Lanka, Pakistan and Vietnam. In these environments Venture Capital could be able to attract not only national and international private capital, as it happens in the advanced economies, but even domestic and foreign public capital.

Benché gran parte del mondo sia ancora in condizioni di notevole arretratezza economica, grandi progressi sono stati fatti dalla fine degli anni Ottanta in vaste aree del mondo: si pensi al Sud-Est asiatico, all’ex Europa dell’Est, all’America Latina, e più recentemente alla Cina e all’India. I livelli di povertà in queste aree del mondo, che includono la gran parte della popolazione mondiale, si sono ridotti rispetto al ventennio precedente, secondo le varie definizioni di povertà via via adottate. Contemporaneamente nei Paesi avanzati si assisteva in primo luogo a un aumento della competizione a seguito di estesi processi di privatizzazione in mercati prima dominati dal settore pubblico o da monopoli privati, come telecomunicazione e trasporti aerei; in secondo luogo si assisteva a un importante processo di finanziarizzazione dell’economia, spinta dalla liberalizzazione dei flussi internazionali di capitali. Entrambi questi processi hanno favorito la crescita economica dei Paesi avanzati. Per i policy maker, le istituzioni finanziarie multilaterali e gli studiosi di sviluppo economico trasferire ai Paesi emergenti gli strumenti che avevano costituito condizioni essenziali della crescita nei Paesi avanzati è stato un passo importante. Nello specifico, l’apertura ai mercati finanziari internazionali dei Paesi emergenti – cioè dei più importanti Paesi in via di sviluppo – negli ultimi dieci anni apre sempre più la strada a un’integrazione dei processi di sviluppo economico con strumenti finanziari tipici, finora, di economie avanzate. Il venture capital è uno strumento finanziario avanzato che può rappresentare un fattore di sviluppo per questi Paesi relativamente alle peculiari caratteristiche delle imprese e dei settori ai quali si rivolge: le imprese che fanno uso di venture capital, infatti, sono realtà imprenditoriali particolarmente avanzate che fondano la propria competitività – fortemente ampliata dall’intervento dei venture capitalist – su un’intensa attività di ricerca e sviluppo che, da un punto di vista macroeconomico, può influenzare positivamente il processo di crescita delle economie in cui le imprese stesse operano. La teoria economica infatti vede nell’attività di ricerca una delle determinanti della crescita; la ricerca è una delle componenti di quella parte di crescita non spiegata dai soli fattori produttivi che in letteratura prende il nome di residuo g di Solow (Blanchard - Fischer, 1989). Inoltre, è importante considerare la capacità del venture capital di consolidare l’attuale dimensione di apertura delle economie emergenti da cui scaturisce la presenza di concreti canali di sviluppo, sia diretti che indiretti. In questi Paesi, il venture capital non presenta la stessa dimensione che ha raggiunto nelle economie occidentali, ma sicuramente rappresenta un potenziale fattore di successo per le nuove leve imprenditoriali: grazie all’intervento delle società di venture capital, acquisiscono un apporto manageriale, finanziario e tecnologico di primissimo piano. Sulla base di tali premesse, nella prima parte del libro si mettono in evidenza le caratteristiche del venture capital nei Paesi avanzati – Stati Uniti, Europa e Giappone – ponendo in risalto le differenze tra queste economie: nei Paesi OCSE, il venture capital permane un fenomeno finanziario di matrice privata pur implicando caratteristiche operative diverse. Negli Stati Uniti il venture capital presenta connotazioni di leadership tecnologica: gli operatori si distinguono non solo per un’avanzata capacità di screening dei progetti di investimento, e quindi come esperti operatori finanziari, ma anche, e soprattutto, per le loro conoscenze tecniche grazie alle quali sono in grado di trasferire verso le imprese finanziate know-how specifico che permette loro di sviluppare l’idea imprenditoriale di partenza. Questa deve essere già dotata di un buon grado di innovatività che genera un processo di evoluzione aziendale di grande rilevanza: si ricordi, infatti, che al termine del ciclo di venture capital le imprese vengono quotate in borsa oppure alienate a terzi soggetti come realtà imprenditoriali già competitive. In Europa il venture capital presenta una profonda differenza di carattere qualitativo rispetto al modello statunitense: il settore non può essere qualificato come strumento di sviluppo manageriale delle imprese in quanto limita il suo intervento a un semplice apporto finanziario coerente con la derivazione creditizia, e non indipendente, del settore. Si deve comprendere, quindi, come i venture capitalist europei accusino delle grandi mancanze in termini di trasferimento di know-how e di tecnologie specifiche alle start-up. Questi limiti permettono di valutare il settore come una forma di intermediazione basata sull’intervento di finanziatori istituzionali (fondi pensione, banche, assicurazioni) che la realizzano come semplice forma di investimento in capitale di rischio, senza essere dotati del background tecnico necessario affinché il venture capital diventi, come negli Stati Uniti, un fattore chiave per la crescita delle leve industriali più avanzate dal punto di vista tecnologico e scientifico. Tali caratteristiche sono ulteriormente accentuate nel modello giapponese in cui i venture capitalist presentano una forte identità di matrice creditizia: i progetti di venture capital si basano su linee di credito e non su investimenti in capitale di rischio legati a un grande know-how tecnologico, aspetto, questo, decisamente importante, su cui si deve fondare un venture capital coerente con il modello statunitense. In questo lavoro, dunque, il venture capital viene prima analizzato da un punto di vista microeconomico, nelle sue caratteristiche formali di strumento avanzato di intermediazione finanziaria, per poi passare alla valutazione dello stesso da un punto di vista del suo impatto macroeconomico: nella seconda parte del lavoro si è voluto sottolineare come questo si presenti non solo come importante strumento sia di finance, sia di corporate finance nelle economie avanzate, ma anche come possibile strumento di development finance nelle economie emergenti. In questi Paesi il settore è in grado di attirare non solo capitali privati, locali e internazionali, come accade nelle economie avanzate, ma anche capitali di matrice pubblica sia interni che esteri. Per questi ultimi, bisogna citare i progetti venture capital eseguiti da USAID, agenzia governativa statunitense per lo sviluppo internazionale; questi sono stati i primi progetti di questo tipo che hanno contribuito a porre in evidenza le opportunità di sviluppo legate al venture capital. Tali opportunità sono state recepite in diverse realtà economiche, in via di sviluppo e non, all’interno del continente asiatico in cui la nascita del settore è spesso collegabile a interventi pubblici, questa volta interni, realizzati dai governi nazionali. Non ultimi, a livello di policy gli interventi realizzati da organizzazioni multilaterali – Banca Mondiale, International Finance Corporation e istituzioni multilaterali finanziarie regionali – possono contribuire a migliorare le esperienze già realizzate integrandole con la propria esperienza specifica nei Paesi in via di sviluppo: l’integrazione di strumenti di finanza avanzata e la conoscenza delle specifiche condizioni microeconomiche nei vari Paesi in via di sviluppo permetterebbe un’applicazione mirata e tecnicamente appropriata di questo strumento per finalità di sviluppo economico. Sulla base di queste considerazioni, sono stati studiati diversi Paesi emergenti del Sud-Est asiatico e del Pacifico dai quali è possibile rilevare alcune caratteristiche comuni che il settore ha assunto nei contesti nazionali considerati. L’aspetto più rilevante è che il venture capital ha fortemente collegato il proprio processo di sviluppo ai settori high-tech concentrati in distretti industriali: l’evoluzione di tali settori è stata favorita da interventi governativi che hanno compreso la qualità del venture capital come strumento di sviluppo in questi ambiti industriali. Inoltre, poiché il venture capital di matrice statunitense è fortemente legato agli ambiti tecnologici, è chiaro che un elemento fondamentale che deve essere presente in Paesi che intendano usare questo strumento è un’alta capacità tecnicoscientifica, sia in termini di formazione che di ricerca.

Bellavite Pellegrini, C., Arnone, M., Graziadei, F., Il Venture Capital per lo sviluppo, Vita e Pensiero Pubblic University:Largo Gemelli 1, I 20123 Milan Italy:011 39 02 72342310, 011 39 2 72342370, EMAIL: redazione.vp@unicatt.it, Fax: 011 39 02 72342974, Milano 2006: 265 [http://hdl.handle.net/10807/98947]

Il Venture Capital per lo sviluppo

Bellavite Pellegrini;Carlo; Arnone;
2006

Abstract

Benché gran parte del mondo sia ancora in condizioni di notevole arretratezza economica, grandi progressi sono stati fatti dalla fine degli anni Ottanta in vaste aree del mondo: si pensi al Sud-Est asiatico, all’ex Europa dell’Est, all’America Latina, e più recentemente alla Cina e all’India. I livelli di povertà in queste aree del mondo, che includono la gran parte della popolazione mondiale, si sono ridotti rispetto al ventennio precedente, secondo le varie definizioni di povertà via via adottate. Contemporaneamente nei Paesi avanzati si assisteva in primo luogo a un aumento della competizione a seguito di estesi processi di privatizzazione in mercati prima dominati dal settore pubblico o da monopoli privati, come telecomunicazione e trasporti aerei; in secondo luogo si assisteva a un importante processo di finanziarizzazione dell’economia, spinta dalla liberalizzazione dei flussi internazionali di capitali. Entrambi questi processi hanno favorito la crescita economica dei Paesi avanzati. Per i policy maker, le istituzioni finanziarie multilaterali e gli studiosi di sviluppo economico trasferire ai Paesi emergenti gli strumenti che avevano costituito condizioni essenziali della crescita nei Paesi avanzati è stato un passo importante. Nello specifico, l’apertura ai mercati finanziari internazionali dei Paesi emergenti – cioè dei più importanti Paesi in via di sviluppo – negli ultimi dieci anni apre sempre più la strada a un’integrazione dei processi di sviluppo economico con strumenti finanziari tipici, finora, di economie avanzate. Il venture capital è uno strumento finanziario avanzato che può rappresentare un fattore di sviluppo per questi Paesi relativamente alle peculiari caratteristiche delle imprese e dei settori ai quali si rivolge: le imprese che fanno uso di venture capital, infatti, sono realtà imprenditoriali particolarmente avanzate che fondano la propria competitività – fortemente ampliata dall’intervento dei venture capitalist – su un’intensa attività di ricerca e sviluppo che, da un punto di vista macroeconomico, può influenzare positivamente il processo di crescita delle economie in cui le imprese stesse operano. La teoria economica infatti vede nell’attività di ricerca una delle determinanti della crescita; la ricerca è una delle componenti di quella parte di crescita non spiegata dai soli fattori produttivi che in letteratura prende il nome di residuo g di Solow (Blanchard - Fischer, 1989). Inoltre, è importante considerare la capacità del venture capital di consolidare l’attuale dimensione di apertura delle economie emergenti da cui scaturisce la presenza di concreti canali di sviluppo, sia diretti che indiretti. In questi Paesi, il venture capital non presenta la stessa dimensione che ha raggiunto nelle economie occidentali, ma sicuramente rappresenta un potenziale fattore di successo per le nuove leve imprenditoriali: grazie all’intervento delle società di venture capital, acquisiscono un apporto manageriale, finanziario e tecnologico di primissimo piano. Sulla base di tali premesse, nella prima parte del libro si mettono in evidenza le caratteristiche del venture capital nei Paesi avanzati – Stati Uniti, Europa e Giappone – ponendo in risalto le differenze tra queste economie: nei Paesi OCSE, il venture capital permane un fenomeno finanziario di matrice privata pur implicando caratteristiche operative diverse. Negli Stati Uniti il venture capital presenta connotazioni di leadership tecnologica: gli operatori si distinguono non solo per un’avanzata capacità di screening dei progetti di investimento, e quindi come esperti operatori finanziari, ma anche, e soprattutto, per le loro conoscenze tecniche grazie alle quali sono in grado di trasferire verso le imprese finanziate know-how specifico che permette loro di sviluppare l’idea imprenditoriale di partenza. Questa deve essere già dotata di un buon grado di innovatività che genera un processo di evoluzione aziendale di grande rilevanza: si ricordi, infatti, che al termine del ciclo di venture capital le imprese vengono quotate in borsa oppure alienate a terzi soggetti come realtà imprenditoriali già competitive. In Europa il venture capital presenta una profonda differenza di carattere qualitativo rispetto al modello statunitense: il settore non può essere qualificato come strumento di sviluppo manageriale delle imprese in quanto limita il suo intervento a un semplice apporto finanziario coerente con la derivazione creditizia, e non indipendente, del settore. Si deve comprendere, quindi, come i venture capitalist europei accusino delle grandi mancanze in termini di trasferimento di know-how e di tecnologie specifiche alle start-up. Questi limiti permettono di valutare il settore come una forma di intermediazione basata sull’intervento di finanziatori istituzionali (fondi pensione, banche, assicurazioni) che la realizzano come semplice forma di investimento in capitale di rischio, senza essere dotati del background tecnico necessario affinché il venture capital diventi, come negli Stati Uniti, un fattore chiave per la crescita delle leve industriali più avanzate dal punto di vista tecnologico e scientifico. Tali caratteristiche sono ulteriormente accentuate nel modello giapponese in cui i venture capitalist presentano una forte identità di matrice creditizia: i progetti di venture capital si basano su linee di credito e non su investimenti in capitale di rischio legati a un grande know-how tecnologico, aspetto, questo, decisamente importante, su cui si deve fondare un venture capital coerente con il modello statunitense. In questo lavoro, dunque, il venture capital viene prima analizzato da un punto di vista microeconomico, nelle sue caratteristiche formali di strumento avanzato di intermediazione finanziaria, per poi passare alla valutazione dello stesso da un punto di vista del suo impatto macroeconomico: nella seconda parte del lavoro si è voluto sottolineare come questo si presenti non solo come importante strumento sia di finance, sia di corporate finance nelle economie avanzate, ma anche come possibile strumento di development finance nelle economie emergenti. In questi Paesi il settore è in grado di attirare non solo capitali privati, locali e internazionali, come accade nelle economie avanzate, ma anche capitali di matrice pubblica sia interni che esteri. Per questi ultimi, bisogna citare i progetti venture capital eseguiti da USAID, agenzia governativa statunitense per lo sviluppo internazionale; questi sono stati i primi progetti di questo tipo che hanno contribuito a porre in evidenza le opportunità di sviluppo legate al venture capital. Tali opportunità sono state recepite in diverse realtà economiche, in via di sviluppo e non, all’interno del continente asiatico in cui la nascita del settore è spesso collegabile a interventi pubblici, questa volta interni, realizzati dai governi nazionali. Non ultimi, a livello di policy gli interventi realizzati da organizzazioni multilaterali – Banca Mondiale, International Finance Corporation e istituzioni multilaterali finanziarie regionali – possono contribuire a migliorare le esperienze già realizzate integrandole con la propria esperienza specifica nei Paesi in via di sviluppo: l’integrazione di strumenti di finanza avanzata e la conoscenza delle specifiche condizioni microeconomiche nei vari Paesi in via di sviluppo permetterebbe un’applicazione mirata e tecnicamente appropriata di questo strumento per finalità di sviluppo economico. Sulla base di queste considerazioni, sono stati studiati diversi Paesi emergenti del Sud-Est asiatico e del Pacifico dai quali è possibile rilevare alcune caratteristiche comuni che il settore ha assunto nei contesti nazionali considerati. L’aspetto più rilevante è che il venture capital ha fortemente collegato il proprio processo di sviluppo ai settori high-tech concentrati in distretti industriali: l’evoluzione di tali settori è stata favorita da interventi governativi che hanno compreso la qualità del venture capital come strumento di sviluppo in questi ambiti industriali. Inoltre, poiché il venture capital di matrice statunitense è fortemente legato agli ambiti tecnologici, è chiaro che un elemento fondamentale che deve essere presente in Paesi che intendano usare questo strumento è un’alta capacità tecnicoscientifica, sia in termini di formazione che di ricerca.
Italiano
Monografia o trattato scientifico
Vita e Pensiero Pubblic University:Largo Gemelli 1, I 20123 Milan Italy:011 39 02 72342310, 011 39 2 72342370, EMAIL: redazione.vp@unicatt.it, Fax: 011 39 02 72342974
Bellavite Pellegrini, C., Arnone, M., Graziadei, F., Il Venture Capital per lo sviluppo, Vita e Pensiero Pubblic University:Largo Gemelli 1, I 20123 Milan Italy:011 39 02 72342310, 011 39 2 72342370, EMAIL: redazione.vp@unicatt.it, Fax: 011 39 02 72342974, Milano 2006: 265 [http://hdl.handle.net/10807/98947]
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