Mai come in questi ultimi anni la minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice jihadista è parsa concreta e incombente. Se nella prima decade del nuovo millennio essa aveva finito coll’essere associata ad attentati dal grande impatto simbolico e mediatico che richiamavano immediatamente alla mente gli eventi dell’11 settembre 2001, nel corso del tempo la natura del fenomeno è mutata significativamente, assumendo forme e dinamiche sempre meno nitide e definite. al-Qa‘ida (AQ), l’organizzazione responsabile delle operazioni che hanno mutato in maniera determinante gli equilibri del mondo post-guerra fredda, è passata attraverso un processo evolutivo che l’ha portata ad abbandonare l’impostazione piramidale assunta in Afghanistan tra il 1996 e il 2001 a favore di una struttura fortemente decentralizzata. Questa scelta ha permesso al movimento fondato da Osama bin Laden di sopravvivere alla pressione esercitata delle agenzie di sicurezza di mezzo mondo, ma ne ha fortemente mutato la natura e il modus operandi. Priva di un centro di comando e controllo unitario e impossibilitata a gestire direttamente il sistema, la leadership storica di AQ ha dovuto via via lasciare il passo ai propri nodi regionali . Un passaggio e riposizionamento tanto più importante se guardato alla luce dei nuovi margini di manovra e operatività apertisi all’organizzazione sia sul piano della lotta armata sia rispetto alla dimensione della propaganda. È in questo contesto che la minaccia ha assunto, quantomeno nel caso occidentale, una forma sempre più sfumata e “slegata” dalla formale struttura qaidista, che ha visto l’emergere di attori caratterizzati da forme di cooperazione labili, se non completamente inesistenti, con la “casa madre” jihadista. È questo il caso dei famosi “lupi solitari” e dei gruppi formalmente non affiliati responsabili di attentati condotti in nome e per conto di al-Qa‘ida, ma non per ordine di quest’ultima. Lungi dal diminuire di intensità, questo fenomeno ha assunto una rilevanza ancora maggiore con l’emergere del sedicente Stato Islamico (IS), soprattutto nel momento in cui la travolgente ascesa di quest’ultimo in Siria e Iraq ha subito una seria battuta di arresto a cavallo tra 2015 e 2016. Sebbene tali risultati siano da ascriversi a percorsi anche molto diversi tra loro e in molti casi legati a modalità di “adescamento”, indottrinamento e addestramento “tradizionali” (i.e. attraverso l’azione di una reti di reclutamento, logistiche ed operative più o meno definite), un ruolo sempre più rilevante nei processi di radicalizzazione culminati nell’identificazione con la causa jihadista è stato giocato dal web.È di fatto all’interno di tale orizzonte che si intende collocare l’analisi delle due principali riviste jihadiste online in lingua inglese: Inspire e Dabiq. Rispetto alla vastità del materiale prodotto, che va dalla sfera di brevi twitt, a comunicati ufficiali isolati, filmati di varia natura e argomento, post su Facebook, fino alla molteplicità degli scambi di immagini e conversazioni tra affiliati e simpatizzanti, Inspire e Dabiq si distinguono in maniera netta. Essi sono attentamente studiati e realizzati, hanno una redazione alle loro spalle e una riconoscibilità data dal rispetto di una linea narrativa definita (lettere dell’editore, rubriche dedicate, sezioni ricorrenti, “pubblicità”, martirologi, et.) a cui si unisce l’elemento dell’ufficialità dato dal “marchio di fabbrica” impresso dai loghi delle due agenzie di comunicazione di al-Qa‘ida nella Penisola Arabica (AQAP) e del sedicente Stato Islamico (IS). Il presente contributo intende quindi procedere a una comparazione basata sull’analisi degli obiettivi di fondo e della constituency di riferimento dei due magazine. Lo scopo, come nel caso di altri contributi realizzati sullo stesso tema, seppur con declinazioni differenti , è fornire degli strumenti utili alla comprensione dell’attuale galassia jihadista e della sua strategia comunicativa, dei suoi punti di forza e delle sue inevitabili debolezze.

Plebani, A., Maggiolini, P. M. L. C., «Dabiq» e «Inspire»: magazine jihadisti a confronto, in Macrì, G., Annicchino, P. (ed.), Diritto, religione e politica nell’arena internazionale, Rubbettino Editore, SOVERIA MANNELLI (CZ) -- ITA 2017: 203- 218 [http://hdl.handle.net/10807/98611]

«Dabiq» e «Inspire»: magazine jihadisti a confronto

Plebani, Andrea;Maggiolini, Paolo Maria Leo Cesare
2017

Abstract

Mai come in questi ultimi anni la minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice jihadista è parsa concreta e incombente. Se nella prima decade del nuovo millennio essa aveva finito coll’essere associata ad attentati dal grande impatto simbolico e mediatico che richiamavano immediatamente alla mente gli eventi dell’11 settembre 2001, nel corso del tempo la natura del fenomeno è mutata significativamente, assumendo forme e dinamiche sempre meno nitide e definite. al-Qa‘ida (AQ), l’organizzazione responsabile delle operazioni che hanno mutato in maniera determinante gli equilibri del mondo post-guerra fredda, è passata attraverso un processo evolutivo che l’ha portata ad abbandonare l’impostazione piramidale assunta in Afghanistan tra il 1996 e il 2001 a favore di una struttura fortemente decentralizzata. Questa scelta ha permesso al movimento fondato da Osama bin Laden di sopravvivere alla pressione esercitata delle agenzie di sicurezza di mezzo mondo, ma ne ha fortemente mutato la natura e il modus operandi. Priva di un centro di comando e controllo unitario e impossibilitata a gestire direttamente il sistema, la leadership storica di AQ ha dovuto via via lasciare il passo ai propri nodi regionali . Un passaggio e riposizionamento tanto più importante se guardato alla luce dei nuovi margini di manovra e operatività apertisi all’organizzazione sia sul piano della lotta armata sia rispetto alla dimensione della propaganda. È in questo contesto che la minaccia ha assunto, quantomeno nel caso occidentale, una forma sempre più sfumata e “slegata” dalla formale struttura qaidista, che ha visto l’emergere di attori caratterizzati da forme di cooperazione labili, se non completamente inesistenti, con la “casa madre” jihadista. È questo il caso dei famosi “lupi solitari” e dei gruppi formalmente non affiliati responsabili di attentati condotti in nome e per conto di al-Qa‘ida, ma non per ordine di quest’ultima. Lungi dal diminuire di intensità, questo fenomeno ha assunto una rilevanza ancora maggiore con l’emergere del sedicente Stato Islamico (IS), soprattutto nel momento in cui la travolgente ascesa di quest’ultimo in Siria e Iraq ha subito una seria battuta di arresto a cavallo tra 2015 e 2016. Sebbene tali risultati siano da ascriversi a percorsi anche molto diversi tra loro e in molti casi legati a modalità di “adescamento”, indottrinamento e addestramento “tradizionali” (i.e. attraverso l’azione di una reti di reclutamento, logistiche ed operative più o meno definite), un ruolo sempre più rilevante nei processi di radicalizzazione culminati nell’identificazione con la causa jihadista è stato giocato dal web.È di fatto all’interno di tale orizzonte che si intende collocare l’analisi delle due principali riviste jihadiste online in lingua inglese: Inspire e Dabiq. Rispetto alla vastità del materiale prodotto, che va dalla sfera di brevi twitt, a comunicati ufficiali isolati, filmati di varia natura e argomento, post su Facebook, fino alla molteplicità degli scambi di immagini e conversazioni tra affiliati e simpatizzanti, Inspire e Dabiq si distinguono in maniera netta. Essi sono attentamente studiati e realizzati, hanno una redazione alle loro spalle e una riconoscibilità data dal rispetto di una linea narrativa definita (lettere dell’editore, rubriche dedicate, sezioni ricorrenti, “pubblicità”, martirologi, et.) a cui si unisce l’elemento dell’ufficialità dato dal “marchio di fabbrica” impresso dai loghi delle due agenzie di comunicazione di al-Qa‘ida nella Penisola Arabica (AQAP) e del sedicente Stato Islamico (IS). Il presente contributo intende quindi procedere a una comparazione basata sull’analisi degli obiettivi di fondo e della constituency di riferimento dei due magazine. Lo scopo, come nel caso di altri contributi realizzati sullo stesso tema, seppur con declinazioni differenti , è fornire degli strumenti utili alla comprensione dell’attuale galassia jihadista e della sua strategia comunicativa, dei suoi punti di forza e delle sue inevitabili debolezze.
Italiano
Diritto, religione e politica nell’arena internazionale
9788849850536
Rubbettino Editore
Plebani, A., Maggiolini, P. M. L. C., «Dabiq» e «Inspire»: magazine jihadisti a confronto, in Macrì, G., Annicchino, P. (ed.), Diritto, religione e politica nell’arena internazionale, Rubbettino Editore, SOVERIA MANNELLI (CZ) -- ITA 2017: 203- 218 [http://hdl.handle.net/10807/98611]
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